Safari Sarajevo, lo scandalo Epstein ci fa un baffo: “turisti” italiani cecchini di bimbi, donne e anziani: trofei di caccia. Intervista

Le prede sulle quali sparare erano bambini in fila per l’acqua o il pane. Gli anziani erano in omaggio, potevi ammazzarli gratis. Donne e uomini prede mentre Sarajevo era assediata dalle truppe serbe e trasformata in un Safari per ricchi occidentali. Intervista a Marianna Maiorino che ha risollevato il caso

L'intelligence bosniaca ha avvisato l'intelligenza italiana nel 1994 ma di eventuali indagini non si è mai saputo nulla. Maledetti cronisti di provincia che credono si possa ancora fare giornalismo. Marianna Maiorino è tra questi.

Negli anni ‘90 la voce dei Safari a Sarajevo girava in modo insistente e si sapeva non fosse una leggenda.

Marianna, sei l'autrice principale di questo scoop sugli italiani che si recavano a Sarajevo durante la guerra in Jugoslavia. Ci racconti come è nata la vicenda?

L'anno scorso, a luglio, sono andata in vacanza in quell’area, volevo visitare le piramidi bosniache, quindi sono andata 3-4 giorni a Visoko e visto che ero lì a Sarajevo, ci tenevo molto a vedere anche questa città così importante. Guarda me lo ricorderò sempre: ero sulla Piramide del Sole e c’era un gruppo di italiani che scendeva con una guida che parlava benissimo la nostra lingua. Abbiamo scambiato due chiacchiere. Quando ha saputo che ero giornalista mi fa: ma non sai che oggi sul giornale di Sarajevo... E mi ha tirato fuori questo articolo che parlava di cecchini italiani, canadesi, russi, svizzeri che andavano a sparare alla popolazione di Sarajevo, come fosse un safari, e nell'articolo si parlava di un esposto che era stato presentato a Milano.

Come era la dinamica dei “safari”…!?

La guida mi ha spiegato che c’erano persone molto facoltose, gente ricchissima, c'era un tarifario. Pagavano per ammazzare, a seconda del caso, se colpivano donne, uomini o bambini. I prezzi più alti erano riservati ai bambini. Mi ha spiegato che erano italiani molto importanti e di ogni settore.

Di che anni parliamo?

Considera che siamo nel periodo della guerra quindi 1993-1995.

Da quello che hai potuto capire, c'era una motivazione politica in chi andava a sparare?

Fino a che ero a Visoko io sapevo poco e niente, non potevo capire. Quando sono tornata a casa ho iniziato a studiare. Ho cercato di comprendere se vi fossero delle conferme, se la storia già si conosceva per questi episodi e ho trovato il libro di Luca Leone del 2014, I bastardi di Sarajevo, e mi sono vista il documentario di Milan Zupanic sui cecchini, con delle testimonianze dirette. Lui intervista l'ex agente dell'intelligence bosniaca Edin Subasic. Poi ci sono fonti anonime. Insomma è un documento molto importante che ha messo di nuovo in moto le ricerche dei cecchini.

A quel punto cosa hai fatto?

Una volta che ho il quadro della situazione faccio un breve video sul mio canale, sui miei social, lo pubblico dicendo semplicemente quello che ho scoperto, quello che mi ha detto la guida e quanto ho capito guardando il documentario. Sapevo che c’era stato anche un esposto dello scrittore Ezio Gavazzeni.

E che succede?

Che tra i classici commenti, vergogna, criminali, eccetera, uno invece dice qualcosa di diverso: “Cara Marianna non serve andare a Milano per trovare ste belve qui”. E mi spiega che non lontano dal nostro vivere comune ci sono persone neanche tanto facoltose che hanno partecipato a questi “Safari”. E dice: “L'ha fatto perché lui essendo un cecchino ne traeva un grande piacere, non ha mai provato vergogna a raccontarlo, anzi ne è orgoglioso, da quanto ha detto l'ha fatto per diverso tempo, andava via dopo il lavoro e se ne tornava a casa domenica sera”.

E tu?

Inizialmente mi sono pietrificata. Poi ho fatto un po' di ricerche per capire se quanto mi diceva corrispondesse a storie già riportate, almeno per la dinamica, per il modus operandi.

Quindi a un certo punto ti hanno contattato i ROS dei carabinieri, com'è andata?

Loro stavano indagando. Sono arrivati ad un nominativo ed hanno effettuato una perquisizione. Devo dirti la verità: io all'inizio non lo davo tanto per assodato dell'esistenza di questi cecchini ma non è vero che l'uomo dia il peggio di sé solo in contesti di guerra. La guerra era nei Balcani, non era in Italia, quindi che senso ha che italiani, europei, occidentali si muovessero per andare a soddisfare delle perversioni diaboliche!? Qualcuno sarà stato mosso da questioni politiche, sicuramente, però non c'è solo quello secondo me, non c'è solo quello.

Ma c'era un killeraggio generalizzato nei confronti della popolazione, sapendo che erano slavi o altri motivi?

Motivazioni diverse. La cosa che più mi ha colpito è che una parte dei cecchini andava sulle colline, questi non sparavano dai grattacieli. Si muovevano come in una battuta di caccia agli animali ma le prede erano esseri umani. Loro andavano nella ex Jugoslavia, venivano organizzati e a gruppi di tre, cinque, venivano portati in postazioni definite e lì sparavano.

C'era quindi un'organizzazione che li “raccoglieva”? Cioè come funzionava?

Questo no, non l'ho capito. Certo è che l'intelligence bosniaca ha avvisato l'intelligenza italiana nel 1994. Lo stesso ambasciatore italiano a Sarajevo ha avvisato le istituzioni italiane nel ‘94. Credo sia stato il primo a fare la denuncia ma a quanto sembra non si sarebbe mosso niente.

Quale è la situazione attuale?

L'indagine è condotta dal ROS dei carabinieri e coordinata dal procuratore Marcello Viola e dal pm Alessandro Gobbis. Non è una novità che Trieste sia considerata uno snodo essenziale perché sembra fosse un punto di raccolta dei cecchini occidentali. Ma posso dire una cosa?

Certo

Adesso la questione importante non è tanto accanirsi sulle singole persone, su quelli che si vorrebbero descrivere come “i mostri” della situazione, ma capire che rete c'era dietro e perché tutto è passato nel dimenticatoio.