Genova, abusata a 17 anni da quattro giovani durante una cena a casa di amici, la procura chiede pene fino a 4 anni per gli imputati
La ragazza si era sentita male dopo aver bevuto alcolici, poi erano avvenute le violenze. Tra i responsabili c'è un minore: dopo essere stato giudicato, ha ottenuto la messa alla prova
L'accusa ha chiesto condanne tra tre anni e sei mesi e quattro anni di carcere per tre giovani che, all’epoca dei fatti, avevano tra i 18 e i 20 anni, per violenza sessuale di gruppo nei confronti di una studentessa di 17 anni, amica di uno dei tre. La vicenda risale alla primavera del 2023 in un’abitazione della Val Bisagno. La ragazza, italiana come gli imputati, aveva annunciato ai genitori l’intenzione di passare la serata a casa di un’amica. Si era invece recata a casa di un amico maggiorenne ma poco più grande di lei. Con lui c’era anche un minore. Avevano passato la serata a scherzare e bere superalcolici, finché la diciassettenne aveva cominciato a sentirsi male. L’amico nel frattempo aveva chiamato a casa sua altri due ragazzi, che lei non conosceva. Stava molto male: aveva vomitato e si era sporcata i vestiti. Per questo l’avrebbero portata in bagno: le avevano tolto i vestiti e l’avevano messa nella doccia affinché si potesse lavare. A quel punto sono avvenuti gli abusi. Secondo l’accusa – la ragazza era stata sentita in incidente probatorio – tutti e quattro gli imputati l’avrebbero violentata, toccandola anche nelle parti intime e uno di loro – senza riuscirci – avrebbe cercato di avere con lei un rapporto sessuale completo.
Poi l’avevano sollevata di peso e l’avevano messa sul letto, perché lei continuava a stare male a causa dell’alcol ingerito. Quando si era ripresa era tornata a casa e aveva trovato il coraggio di raccontare tutto alla madre. Da li era scattato il protocollo previsto dal codice rosso, con la visita fatta all’ospedale Gaslini, visto la minore età della vittima, che aveva cristallizzato una serie di contusioni abrasioni alle ginocchia, ma sul punto la stessa studentessa aveva raccontato di essere caduta più volte quella sera quando si era sentita male. Le indagini della squadra mobile avevano portato in fretta all’identificazione dei quattro che erano stati denunciati e poi indagati a piede libero. Su chi l’avesse violentata la ragazzina era stata molto sincera con gli investigatori: aveva raccontato di essere rimasta sempre girata di spalle nel piccolo spazio della doccia, di averli sentiti ridere e aver sentito mani dappertutto senza poter ovviamente dire con precisione chi le avesse fatto cosa. A distanza di quasi due anni dai fatti l’unico minorenne ha già ottenuto la messa alla prova dal tribunale dei minori. Gli altri tre rischiano di andare in carcere. Se le richieste della pm fossero confermate infatti, il reato di violenza sessuale di gruppo è ostativo alla concessione di pene alternative al carcere: questo significa che i tre dovrebbero passare in cella almeno un anno di “osservazione” prima di chiedere i domiciliari. La pena più alta è stata chiesta per l’amico della vittima (4 anni) che secondo l’accusa ha le responsabilità più gravi perché la ragazza si fidava di lui. La pena più lieve per un giovane che ha alcune fragilità accertate. Per i tre maggiorenni l’unico modo per evitare il carcere potrebbe essere quello di risarcire interamente il danno, consentendo al giudice – se lo riterrà – un ulteriore sconto di pena rispetto alle richieste dell’accusa. E proprio al risarcimento sembrano puntare i difensori degli imputati che per questo oggi hanno chiesto al gip Giorgio Morando, un rinvio della decisione.