Il Giorno del Ricordo per i morti delle foibe, migliaia di vittime e oltre 250mila italiani esodati: "Siamo tutti istriani"

Le foibe sono diventate simbolo delle violenze avvenute tra il 1943 e il 1945, principalmente ad opera dei partigiani jugoslavi guidati da Josip Broz Tito. Le vittime furono in gran parte italiani, ma anche sloveni, croati e altri che si opponevano al progetto di annessione della Venezia Giulia e dell’Istria alla Jugoslavia

Le foibe sono un tema storico profondamente doloroso e complesso, legato agli eventi che hanno segnato il confine orientale italiano durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale. Il termine "foibe" si riferisce alle cavità naturali, profonde e strette, presenti nella regione del Carso, tra l’Italia e la Slovenia, che furono utilizzate per gettare i corpi di migliaia di vittime durante i conflitti etnici e politici del periodo.

Contesto storico

Le foibe sono diventate simbolo delle violenze avvenute tra il 1943 e il 1945, principalmente ad opera dei partigiani jugoslavi guidati da Josip Broz Tito.

Questi eventi sono spesso associati alla fine della guerra e alla volontà di eliminare gli oppositori politici e gli italiani considerati nemici del nascente regime comunista jugoslavo. Le vittime furono in gran parte italiani, ma anche sloveni, croati e altri che si opponevano al progetto di annessione della Venezia Giulia e dell’Istria alla Jugoslavia.

Le due ondate di violenze

1. 1943: Dopo l’armistizio dell’8 settembre, l’Italia si ritirò dalla guerra, lasciando un vuoto di potere nel territorio. I partigiani jugoslavi approfittarono della situazione per compiere rappresaglie contro fascisti, militari e civili italiani. Questa prima ondata di violenze è nota come "foibe del 1943".

2. 1945: Con la fine della guerra e l’avanzata delle truppe jugoslave, ci fu una seconda ondata di violenze, più sistematica e organizzata. Migliaia di persone furono arrestate, processate sommariamente e uccise, spesso gettate nelle foibe. Le stime delle vittime variano, ma si parla di diverse migliaia di persone.

Le foibe e l’esodo giuliano-dalmata

Le foibe sono strettamente collegate all’esodo giuliano-dalmata, un fenomeno migratorio che vide circa 250.000 italiani abbandonare le loro case in Istria, Fiume e Dalmazia tra il 1945 e il 1956. Queste persone furono costrette a lasciare tutto a causa delle persecuzioni, delle intimidazioni e della paura di vivere sotto il regime comunista jugoslavo.

Memoria e riconoscimento

Per decenni, le foibe e l’esodo sono stati temi poco discussi in Italia, spesso dimenticati o minimizzati a causa delle tensioni politiche durante la Guerra Fredda. Solo a partire dagli anni '90, con la caduta del comunismo in Europa, si è iniziato a parlare apertamente di questi eventi. Nel 2004, il Parlamento italiano ha istituito il Giorno del Ricordo, celebrato il 10 febbraio, per commemorare le vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata.

Dibattito storico

Le foibe rimangono un argomento controverso e divisivo. Alcuni le considerano un atto di giustizia partigiana contro il fascismo, mentre altri le vedono come un crimine contro l’umanità, motivato da odio etnico e politico.

La complessità del contesto storico, con le sue molteplici sfaccettature, rende difficile una lettura univoca degli eventi.

Conclusione

Le foibe rappresentano una pagina tragica della storia italiana ed europea, che merita di essere ricordata e studiata con rigore e sensibilità. La memoria di queste vittime è fondamentale per comprendere le conseguenze dei conflitti etnici e politici e per costruire un futuro di pace e riconciliazione.

Riflessione personale

Anche io ho un tragico ricordo delle foibe. Il fratello della mia bisnonna materna, essendo di Fiume, venne catturato dai partigiani jugoslavi mentre stava mangiando. Tutt'ora non si sa che fine abbia fatto. Anche lui è un martire delle foibe.

Di Nico Combattelli Popoli (Pe)