Genova, stalking in ospedale contro una dottoressa, per impiegato "innamorato" scatta il divieto di avvicinarla entro un chilometro

I vertici del policlinico San Martino pronti ad avviare azioni disciplinari. L'uomo ha perseguitato la donna per più di due anni. Lei si faceva scortare dalle colleghe

Lui impiegato amministrativo di 45 anni, lei medico specialista di 38. Entrambi dipendenti del policlinico San Martino. Ed è nei corridoi dell’ospedale che l’uomo vede la donna e se ne invaghisce. Non è ricambiato, neppure per un istante. Una vicenda assurda finita l’altro giorno con un giudice (la gip Elisa Campagna) che ha firmato un divieto di avvicinamento a meno di un chilometro nei confronti del quarantacinquenne. La dottoressa, dopo due anni e mezzo di persecuzioni, può tirare un sospiro di sollievo. Anche se aveva tentato in tutti i modi di allontanare quella persona da sé con le buone, quando ha temuto per la sua incolumità si è affidata a una legale (l’ha assistita l’avvocata Morena Steri) presentando un esposto in Procura. La sostituta procuratrice Daniela Pischetola ha aperto il fascicolo per stalking, facendo scattare il codice rosso e ottenendo la misura per l’indagato nel giro di pochi giorni. Merito anche della collaborazione offerta agli inquirenti dalla direzione sanitaria del San Martino, che si è messa a disposizione delle autorità competenti e che «resta in attesa di comunicazioni formali da parte degli inquirenti sul caso». In una nota i responsabili del policlinico aggiungono: «Sono già stati preventivamente valutati provvedimenti disciplinari, da mettere in atto al momento giuridicamente opportuno».

Il divieto di avvicinamento mette la parola fine a trenta mesi di telefonate, messaggi, pedinamenti e appostamenti sotto casa della vittima. Tanto che la trentottenne per sentirsi al sicuro si faceva scortare da alcune colleghe, che non la lasciavano fino a che non entrava nell’androne. Un incubo iniziato in maniera subdola perché l’impiegato si è procurato il numero di cellulare della donna consultando gli archivi dell’ospedale e per comunicarle che un’esame di laboratorio che aveva fatto era andato bene. Era luglio 2023 quando lei ha sentito per la prima volta la voce del suo stalker. Da quel momento non ha avuto più pace: telefonate e messaggi whatsapp a qualunque ora, e nonostante lei ignorasse ogni suo tentativo di approccio. Per un anno, finché a un certo punto gli aveva risposto con un lungo messaggio dicendogli senza mezzi termini che era molesto e doveva smetterla perché lei non aveva nessuna intenzione di avere una relazione con lui. Poi lo aveva bloccato ovunque. A quel punto sono cominciati i pedinamenti e gli appostamenti, al bar dell’ospedale, al parcheggio, fuori dagli spogliatoi, dove – come ha raccontato una collega della donna sentita dal giudice – lui non aveva alcuna ragione di stare, visto che al lavoro indossa abiti civili e non ha necessità di cambiarsi.