Francesca Manzini si “sbottona” ai microfoni de Il Giornale d’Italia: Epstein, Jerry Scotti, Giorgia Meloni e Corona - ESCLUSIVA

Intercettata nel centro storico di Roma, l’imitatrice e conduttrice ha risposto ad alcune domande del sottoscritto, senza farsi troppi problemi

Contattata per tramite di un comune e vecchissimo amico, Francesca Manzini non si è tirata indietro alla proposta di un’intervista che amo definire indecente. Seduti al tavolo di un bar del centro storico, accompagnati da del discreto prosecco, si è lasciata andare a una chiacchierata molto tranquilla. Francesca è una donna tranquilla, una persona veramente piacevole e intellettualmente stimolante, di grande simpatia e carisma. Seduto al tavolo con lei mi sono sentito come se l’avessi sempre conosciuta, una bella sensazione. L’intervista è stata l’occasione per andare oltre il personaggio, oltre la presentatrice e l’imitatrice di cui fondamentalmente non me ne frega un cazzo. È stato un modo per scoprire l’essere umano, cosa pensa e come vede le cose un volto noto che, ci avrei scommesso vincendo, è molto di più del “verso” a Mara Venier, fidatevi.

Allora Francesca, partiamo dall’argomento del momento, il caso Epstein. Che idea ti sei fatta?

Mi sono fatta l’idea che non ne stanno parlando perché è troppo potente Donald Trump, c’è bisogno di lui in questo momento e per questo stanno mandando in sordina una questione che è molto seria. Io lo chiamo il President of Company of America, non of United States, perché lui tratta tutti come suoi dipendenti, non come cittadini, ed è sottile ma profonda la differenza”.

E del fatto che nell’elenco dei file siano venuti a galla molti nomi dello spettacolo come Leonardo Di Caprio, Bruce Willis e Woody Allen?

Non mi stupisce. È un mondo dove tu perdi il controllo. Non sai più distinguere tra la tua vera identità e quella che ti attribuiscono gli altri. A un certo punto però entri in una crisi dissociativa e per dimenticare quello che devi essere per gli altri, ecco che cedi a droghe, sesso e festini”.

Che idea ti sei fatta invece del coinvolgimento di alcuni nomi italiani di peso come Giorgia Meloni e Matteo Salvini? Era veramente così potente Epstein?

Per me non lo era, si tratta solo di coincidenze. Giorgia Meloni, non l’ho detto io ma riporto parole in cui credo, è incorruttibile. È pericolosa proprio perché non le puoi trovare un cavillo. È sempre stata coerente e corretta, e te lo dice una che non l’ha votata, anche se quando l’ho incontrata le ho chiesto scusa proprio perché pentita di non averla votata, visto che ha dimostrato di essere una donna concreta. Mi ha particolarmente colpito quello che ha detto sul referendum per la giustizia. Ha detto: ‘Dimenticatevi di me e del mio Governo, pensate al vostro bene per una giustizia equa, dalla parte dei cittadini, votate sì’. Questo mi ha colpita, una che dice fottetevene di me e pensate a voi”.

A questo punto non posso non farti una domanda. Fabrizio Corona. Perché accanirsi contro Jerry Scotti, che mi rifiuto di credere sia questo impenitente purgafregna, e perché Lippi gli ha retto il gioco?

È quello che mi sto chiedendo anche io, perché? Jerry con me si è sempre comportato non da signore, di più. Addirittura quando ebbi il Covid telefonò a Pier Silvio per dirgli che ero un talento e una risorsa per l’azienda. Ti ripeto, con me si è sempre comportato benissimo, mai una battuta fuori luogo, niente di sessista, credimi: niente. Su Lippi non so cosa dirti. Me lo ricordo tanti anni fa a Buona Domenica. È stato un grande professionista. Però funziona così: finché lavori è tutto bellissimo, quando non lavori più allora sono tutti peccatori”.

Ultima domanda. Ultimamente stiamo vedendo una Manzini diversa, ti vediamo ospite in programmi di attualità come da Del Debbio. Per questo permettimi un tuo flash di cronaca. Ultimamente abbiamo visto in televisione le immagini di un poliziotto solo e picchiato dagli antagonisti, il che ha scatenato i soliti commenti di routine, ma nessuno ha trasmesso in televisione le immagini delle vittime massacrate dalla polizia nella stessa manifestazione, vittime che straboccavano sangue, a differenza del poliziotto che dicono preso a martellate. Esistono due pesi e due misure nell’informazione?

Guarda, è una questione di viralità. Il video del poliziotto picchiato dal branco ovviamente ha avuto un richiamo maggiore, e allora ecco che la notizia vince. Con ciò però non voglio giustificare alcunché, perché nella polizia, come in tutti i corpi dello Stato, ci sono eroi con il senso del dovere e altri che se ne approfittano. Di sicuro, questo te lo voglio dire, non farei mai un’ICE italiana, che mi sta ricordando tanto le SS. Quello che ho visto di Minneapolis è qualcosa di preoccupante, è brutalità da Gestapo”.