Giorgia dei cieli: la Premier si fa cherubino e scopre che anche in basilica ama stare al centro dell’affresco
Un volto troppo noto in basilica, l’arte ridotta a meme istituzionale e l’imbarazzo della Chiesa davanti alla politica travestita da angelo
C’è qualcosa di irresistibilmente grottesco in un cherubino con la faccia di Giorgia Meloni che svolazza beato in una basilica romana. Non perché l’arte sacra non abbia mai flirtato con il potere – lo fa da secoli, con entusiasmo e portafogli benedetti – ma perché qui il confine tra devozione, propaganda e barzelletta social evapora del tutto. Altro che coincidenza: se metti un volto iper-riconoscibile, una pergamena con l’Italia e lo piazzi in una chiesa nel cuore di Roma, non stai restaurando un affresco. Stai lanciando un messaggio. O almeno un meme.
La reazione ufficiale è tutta un esercizio di compostezza imbarazzata. Il cardinale vicario si irrita, parla di “strumentalizzazione impropria dell’arte sacra”. Traduzione: qualcuno ha giocato con i simboli sbagliati, nel posto sbagliato, e ora bisogna fingere sorpresa. Il parroco spiega, il restauratore si giustifica, il ministero prende nota. Un piccolo teatro dell’assurdo in cui tutti sembrano capitati lì per caso, come se l’angelo-melonianino fosse spuntato nottetempo per intervento divino.
La premier, dal canto suo, fa quello che le riesce meglio: sdrammatizza pubblicamente e incassa privatamente. “Non somiglio a un angelo”, scrive, ammiccando. Ma intanto il punto non è la somiglianza, bensì l’idea: il potere che si riflette nel sacro e sorride, la religione che diventa fondale, la politica che entra in chiesa senza bussare e senza togliersi le scarpe.
Che l’affresco sia recente e artisticamente irrilevante conta poco. Proprio perché non è un capolavoro, funziona meglio come specchio del nostro tempo: un’epoca in cui tutto è comunicazione, anche un cherubino, e niente è davvero neutro, nemmeno un restauro. L’imbarazzo è delle istituzioni, sì. Ma il sorriso soddisfatto è di chi sa che, anche tra gli angeli, il consenso fa sempre miracoli.