Sparatoria a Milano, martedì l’autopsia sul 28enne marocchino Abdherraim Mansouri per capire distanza dello sparo del poliziotto
È stata affidata all’équipe di Cristina Cattaneo, anatomopatologa forense di fama internazionale, l’autopsia sul corpo di Abdherraim Mansouri. L’esame, incrociato con una consulenza balistica ancora da disporre, sarà decisivo per stabilire con maggiore precisione la distanza dalla quale il poliziotto ha sparato
Martedì verrà eseguita l’autopsia sul corpo di Abdherraim Mansouri, il 28enne marocchino ucciso lunedì scorso durante una sparatoria nei pressi del boschetto di Rogoredo, alla periferia sud di Milano. L’esame servirà a chiarire in particolare la distanza dalla quale è partito il colpo esploso dal poliziotto indagato.
Sparatoria a Milano, martedì l’autopsia sul 28enne marocchino Abdherraim Mansouri per capire distanza dello sparo del poliziotto
È stata affidata all’équipe di Cristina Cattaneo, anatomopatologa forense di fama internazionale, l’autopsia sul corpo di Abdherraim Mansouri. L’esame, incrociato con una consulenza balistica ancora da disporre, sarà decisivo per stabilire con maggiore precisione la distanza dalla quale il poliziotto, 41 anni, assistente capo in servizio al commissariato Mecenate e ora accusato di omicidio volontario, ha fatto fuoco, contribuendo così alla ricostruzione dettagliata dei fatti. Sia la difesa dell’agente, rappresentata dall’avvocato Piero Porciani, sia l’avvocata Debora Piazza, incaricata dal fratello della vittima, nomineranno propri consulenti di parte.
L’esame autoptico dovrà fornire risposte ai dubbi emersi dopo l’interrogatorio dell’indagato, avvenuto già la sera di lunedì davanti al sostituto procuratore Giovanni Tarzia. In quell’occasione il poliziotto ha raccontato di essere intervenuto in via Impastato mentre era in corso il "servizio" di alcuni colleghi che avevano appena effettuato un arresto, e di essersi poi addentrato nel boschetto insieme a un altro agente. Tra le ombre avrebbe visto Mansouri puntargli contro una pistola – una Beretta 92 risultata poi a salve – e, preso dal panico, avrebbe sparato colpendolo alla testa da una distanza di circa trenta metri. Successivamente, prima dell’arrivo dei soccorsi, avrebbe anche spostato l’arma finta perché "ancora nella disponibilità" del 28enne, che si trovava a terra in condizioni gravissime ma ancora vivo.
Intanto è stato accertato che la pistola d’ordinanza del poliziotto ha esploso un solo colpo. Ulteriori elementi potrebbero arrivare dalle telecamere di sorveglianza presenti nella zona: sarebbero quattro, una delle quali installata nel vicino deposito Atm e apparentemente orientata proprio verso il luogo della sparatoria.
Gli investigatori sono inoltre alla ricerca di testimoni. L’agente presente al momento dello sparo mortale ha sostanzialmente confermato la versione fornita dall’indagato, ma nel pomeriggio di lunedì, all’interno del boschetto, erano presenti anche altre persone. La loro eventuale testimonianza potrebbe chiarire anche i rapporti tra il poliziotto e Mansouri. È infatti certo che i due si conoscessero: lo stesso agente ha riferito al pm di aver riconosciuto immediatamente la vittima, che in commissariato veniva chiamata "Zack".