Garantisti contro forcaioli, ma i leggendari "Morettì" non pagheranno mai: questo s'è bell'e capito
A Crans Montana c'era (c'è) un circolo elitario le cui componenti si garantiscono a vicenda; per questo i Morettì non entrano, e non entreranno, in galera. Neanche dopo.
Ci si divide sui Moretti, anzi “Morettì” perché la nostra informazione birignano non perde occasione per scadere nel ridicolo provinciale. Ci si divide tra garantisti e forcaioli, si vedono ultras meloniani della prima ora criticarne, non a torto, le ingerenze su Crans Montana ma il governo, impiccione e inopportuno fin che si vuole, sa con ogni evidenza cose che ancora non emergono e, al netto dell'opportunismo elettorale, si muove come a voler smuovere il fango: sanno, nelle segrete stanze, che il rischio concreto è quello di una clamorosa, immane impunità. Ci arrivo tra poche righe, ma prima vorrei precisare che a mio trascurabile parere questa diatriba si risolve in un accapigliarsi sul nulla: che c'entra il garantismo in questo caso? La garanzia di un processo equo non è in discussione, se mai il contrario, par di assistere a un eccesso di scrupolo per questi due peggio che equivoci personaggi e la questione sta qui: garantismo per loro o garantismo imploso per una élite che a Crans Montana si garantisce a vicenda? Questi, essendo spregiudicati incalliti, non hanno alcuna intenzione di subire una condanna da soli ed è chiaro che sono pronti a cantare tirando dentro tutti; ragione per cui le varie componenti potenzialmente coinvolte, dalla magistratura al Comune, dagli enti locali a quelli di controllo, evitano fin che possono di infierire, li lasciano liberi, fingono di non sapere da dove proviene il mezzo milione di franchi della cauzione. Si è letto di tutto in questi giorni, da presunti rapporti d'affari di qualche giudice coi due indagati alle opportune distrazioni del sindaco che per anni non ha mandato alcun controllo. Tutti che si scusano, adesso, ma con l'aria di puntare il dito, di dirottare la colpa, di mandare avvertimenti. Che c'entra allora il garantismo?
Si è saputo anche che questi Morettì, senza scomodare complottismi infantili e consolatori, se li portano appresso gli incendi, fosse jella o vizio: tre in pochi anni, tutti regolarmente impuniti, tutti serviti ad ingrandirsi, ad arricchirsi ulteriormente. E nessuno in quel buco montano poteva ignorare come facessero questi a fare incetta di tuguri da trasformare in locali alla moda, che sempre trappole restavano. Garantismo dovrebbe essere non solo la sacrosanta certezza di applicare la legge, di assicurare indagini e processi equi, ma anche la sicurezza di non lasciare impuniti certi privilegi. Invece si è preferito consentire i corsi e ricorsi spericolati fino a quando non sono bruciati in 160 ragazzini, 40 dei quali carbonizzati: e questi non debbono finire dentro prima del processo? Ce la caviamo osservando che “sì, è orribile, doloroso, ma...”? Questi, che stavano scappando con la cassa? Che continuano a mentire, a tacere, prontissimi a cantare? Che scaricano la colpa sul personale, sulle vittime? Questi sono incalliti, ma ormai a chiedere una punizione esemplare si passa per aguzzini; senonché esiste o dovrebbe esistere una giustizia che non è solo di carta, che serve a fare equità morale così come a scoraggiare ulteriori disinvolture e micidiali disinvolture: l'argomento polemico che sta girando, “allora impicchiamoli come nel far west e non se ne parli più” suona come una provocazione assai debole, che lascia il tempo che trova: impiccarli no, ma neanche impiccare la giustizia reale: qui non si tratta di accertare precise responsabilità, incontestabili, sotto gli occhi di tutti, quanto se mai di dimostrarne l'estensione nelle diverse componenti, dalle istituzioni a vario titolo alla massoneria, al golf club a chissà che d'altro e di inconfessabile: si è letto di un vicinato esasperato, che non viveva più sotto le angherie dei Morettì, due che intorbidiscono tutto ciò che toccano: è davvero così terribile volerli subito in galera anziché a casa loro a ridere e brindare sulla pelle bruciata di 160 ragazzi?
Perché sulla colpevolezza non sussiste ombra di dubbio; se davvero ci si vuole trincerare dietro il rispetto asettico delle procedure, ebbene lo si faccia, ma sapendo che il prezzo da pagare è una ingiustizia di fatto che spalanca un doppiopesismo etico: non si capisce perché il garantismo debba ricoprire due equivoci “imprenditori” e non, mettiamo, i maranza che scannano la gente davanti alla stazione; non si capisce perché questo garantismo debba venire applicato coi Morettì e non con la polizia dell'ICE che ammazza per strada in America o con Israele sui cui massacri si trovano sempre spiegazioni. Non c'è bisogno di diventare antiamericani o antisemiti ossessivi, basta vedere le cose per quelle che sono: l'America di Trump sta finendo fuori controllo e a Gaza le rappresaglie dopo l'obbrobrio del 7 ottobre sono andate peggio che fuori controllo. Con tutte le ragioni che si vogliono trovare, dalle proteste organizzate al contesto storico, c'è un limite oltre il quale ogni alibi s'infrange. Chi scrive non può essere tacciato di filopalestinismo o antiamericanismo, ma proprio per questo si sente in diritto, e in dovere di manifestare ciò che sente senza spirito di appartenenza.
Il fatto è che di garantismo asettico si muore o si lascia morire. Il garantismo dovrebbe essere un princìpio, un'idea, non un'ideologia, anzi il contrario di un'ideologia: se lo diventa, se si sclerotizza nell'idolatria, non funziona più e fa danni non da poco. Io ho sentito tesi aberranti, incredibili: “meglio lasciar bruciare persone, bambini piuttosto che lasciar bruciare il garantismo”. Siamo pazzi o cosa? Non trovo da nessuna parte, siano Sacre Scritture o laiche Costituzioni, che il garantismo abbia preso il posto del Padreterno; se non va calato nella concretezza della realtà non solo è inservibile, ma diventa evitabile come lo diventa ogni fanatismo.
No, io davvero in questo caso non trovo senso nella divisione tra “garantisti” e “forcaioli”: non la trovo se sono certo, e ne sono certo, che lasciarli fuori adesso serve a lasciarli fuori dopo: dopo il processo, dopo la condanna. Che arriverà pure, ma in forma anodina: secondo le prudentissime leggi svizzere, questi due rischiano al massimo 4 anni, che ovviamente non sconteranno in un solo minuto. Sì, le procedure saranno rispettate, le leggi soddisfatte, le tutele assolte: la giustizia e l'umanità, proprio no. Ed è questo il punto (finalmente ci sono arrivato): i Morettì non pagheranno mai. Né prima, propedeuticamente, né dopo, et pour cause. Non esiste quello che dicono le anime belle del garantismo onirico, “l'importante è il processo veloce e poi sconteranno quel che meritano”: non funziona così, non è mai così. Di questo son certo, e accetto scommesse. Ma quando si constaterà l'impunità di questi due arnesi, sarà tardi e nessuno più ci farà caso.