Crans-Montana, dubbi sulla licenza de Le Costellation: "I Moretti l'hanno pagata 1 franco", Jacques replica: "L'attività era chiusa"
Jacques Moretti, attualmente in carcere e indagato insieme alla moglie per omicidio plurimo, lesioni e incendio colposi, è stato interrogato ieri per circa dieci ore dai pubblici ministeri e da una quarantina di avvocati
Un solo franco. È quanto Jacques e Jessica Moretti avrebbero versato nel 2015 per acquisire la licenza de “Le Constellation” e, successivamente, quella di altri locali oggi in loro possesso a Crans-Montana. Il dato emerge dagli atti dell’inchiesta sul devastante incendio del bar, avvenuto il primo gennaio, che ha provocato 40 vittime e 116 feriti.
Jacques Moretti, attualmente in carcere e indagato insieme alla moglie per omicidio plurimo, lesioni e incendio colposi, è stato interrogato ieri per circa dieci ore dai pubblici ministeri e da una quarantina di avvocati. L’interrogatorio proseguirà anche oggi, prima dell’audizione della moglie Jessica.
Crans-Montana, dubbi sulla licenza de Le Costellation: "I Moretti l'hanno pagata 1 franco", Jacques replica: "L'attività era chiusa"
Nel quadro della complessa situazione finanziaria della coppia affiora anche questo elemento anomalo. Non risulta infatti, né dagli atti né dalle dichiarazioni degli indagati, che l’affitto del locale nei primi cinque anni fosse pari a 40mila euro al mese, come riportato da alcune testate. Circostanza che avrebbe potuto giustificare la cessione della licenza a una cifra simbolica.
Rimane poco chiaro come i Moretti abbiano realizzato in tempi rapidi la loro ascesa economica. Durante lo stesso interrogatorio emergono incongruenze tra le dichiarazioni sui debiti e la reale situazione patrimoniale: Moretti afferma di non avere passività, ma risultano ipoteche immobiliari per circa 4 milioni di franchi. Agli atti figurano inoltre documenti che attestano un saldo di 450 euro sul conto cointestato a Jessica Maric.
È stato l’avvocato Romanin Jordan, il 9 gennaio, a chiedere chiarimenti sulla situazione finanziaria attuale di Moretti e su quella del 2015, quando arrivò a Crans-Montana e prese in affitto “Le Constellation”. Alla domanda «Ha pagato un franco per la Constellation?», l’indagato ha risposto confermando: «Perché l'attività era chiusa da un anno e ho firmato un contratto di locazione». La stessa spiegazione viene fornita per “Senso” e “Le Vieux Chalet”: «perché non ho acquistato nessuna attività: gli esercizi commerciali erano chiusi».
Secondo Moretti, oggi il fatturato del Constellation si colloca tra i 600mila e i 700mila franchi, quello di “Senso” tra gli 800mila e il milione, mentre “Le Vieux Chalet” raggiungerebbe un milione di franchi.
Nel corso dell’interrogatorio sono stati affrontati anche i temi legati alla richiesta di autorizzazione per l’ampliamento del bar, presentata al Comune alla vigilia del rogo. Moretti ha spiegato che l’intenzione era quella di chiudere un lato della terrazza per limitare la diffusione del rumore. Ma l’avvocato ha replicato: «I documenti ufficiali indicano che lei è personalmente proprietario della quota del condominio. È corretto?». Alla risposta negativa dell’indagato, il legale ha aggiunto: «Il suo architetto ha commesso un errore nella domanda. Come reagisce al fatto che il comune abbia indicato lei come proprietario?». Moretti si è limitato a manifestare sorpresa, nonostante avesse dichiarato poco prima di aver acquistato un appartamento sopra il Constellation.
Nel 2015, quando venne applicata la schiuma fonoassorbente al tetto, non risulta alcuna ispezione specifica, se non quella relativa alla veranda per la quale era stata presentata domanda di permesso edilizio. Diversi uffici comunali, compresi quelli antincendio, furono coinvolti nell’autorizzazione del settembre 2015. Tuttavia, durante le ispezioni del 2018 e del 2019, il materiale del tetto non venne preso in considerazione.
L’unica prescrizione urgente riguardò il rispetto della capienza massima, fissata a 100 persone. Altre criticità — assenza di estintori e relativa segnaletica, mancata formazione del personale e assenza di prove di evacuazione — avrebbero dovuto essere risolte entro tre mesi. La larghezza della scala, ridotta a 1,3 metri per fare spazio ai tavoli, fu giudicata conforme, mentre il legno delle pareti venne definito infiammabile. Nei cinque anni successivi, però, nessun controllo avrebbe verificato l’effettivo adeguamento del locale alle prescrizioni.