Fondi ad Hamas, Hannoun rimane in carcere ma il Riesame restituisce la libertà a tre collaboratori
Annullate le misure nei confronti di alcuni dei sette arrestati. I difensori: "Materiale israeliano probabilmente dichiarato inutilizzabile, attendiamo motivazioni"
Resta in carcere Mohammad Hannoun, l’architetto e attivista palestinese accusato di essere finanziatore di Hamas attraverso le sue associazioni benefiche e di essere il vertice della cellula italiana dell’organizzazione, ma tre delle sette misure cautelari eseguite il 27 dicembre scorso sono state annullate dal Tribunale del Riesame. Lo ha deciso il tribunale del Riesame di Genova. Le motivazioni saranno depositate entro 30 giorni. Ad essere scarcerati sono Ibrahim Abu Rawwa, Khalil Abu Deiah e Rahed Al Salahat.
Venerdì si era tenuta un’udienza fiume durata dieci ore dove da un lato la procura, dall’altra gli avvocati di Hannoun e degli altri sei arrestati hanno sottoposto le loro testi in particolare sull’utilizzabilità della documentazione di intelligence inviata da Israele alla procura genovese e che proverebbe che le associazioni destinatarie delle raccolte fondi organizzate da Hannoun e dai suoi collaboratori sono collegate ad Hamas. Per i pm quel materiale è utilizzabile grazie a un accordo di collaborazione, per gli avvocati no, visto che “nessun giudice israeliano ha mai convalidato le ipotesi investigative oggi richiamate” che “restano integralmente appannaggio dei servizi di sicurezza, che operano sotto il diretto controllo dell’esecutivo e all’interno di una logica dichiaratamente bellica”. Se il materiale è stato considerato o meno utilizzabile dai giudici lo si saprà con certezza solo con il deposito delle motivazioni, ma per i difensori di Hannoun la decisione dei giudici del Riesame sembrerebbe escluderlo, almeno in buona parte.