Gelato gay a Catania, il pistacchio arcobaleno e l’Italia che scivola: cronache lisergiche da una vaschetta "identitaria"

A Catania un cuore rosa nel pistacchio scatena crociate morali, indignazioni social e la solita paura nazionale di sciogliersi

Benvenuti nell’Italia 2026, dove il vero fronte della guerra culturale non è il Parlamento, ma il bancone di una gelateria in piazza Duomo. Lì, tra coni colati e cialde ansimanti sotto il sole etneo, è comparso il nemico pubblico numero uno: il “pistacchio gay”. Verde fuori, rosa dentro. Un gelato, insomma. Ma anche – secondo alcuni – un ordigno semantico capace di far deragliare l’identità nazionale più di un rave illegale a Predappio.

La scena è perfetta: il turista lecca ignaro, il cucchiaino affonda, il cuore rosa si rivela. Panico. Screenshot. Post indignati. Editoriali. Attivisti. Tutti a interrogarsi se un gusto possa alimentare bullismo, stereotipi o – Dio non voglia – conversazioni non richieste a tavola. Il gelataio, nel frattempo, confessa con candore chimico: pistacchio più cioccolato rosa uguale “gay”. Algebra di provincia, sociologia da vetrina.

Open Catania tuona, La Sicilia prende appunti, Facebook s’infiamma. L’Italia scopre di avere un problema enorme con l’identità omosessuale… e uno ancora più grande con l’ironia. Qui non si discute di diritti, ma di etichette: guai a chiamare le cose con leggerezza, soprattutto se sono fredde e dolci. Il Paese che non sa fare educazione affettiva pretende rigore scientifico dal carapinaio.

Nel frattempo, il gelato si scioglie. Come sempre, il dibattito resta. Appiccicoso, appassionato, inutilmente feroce. Forse la vera paura non è il “pistacchio gay”, ma l’idea che basti così poco – un colore, un nome, un cucchiaino – per smascherare quanto siamo fragili davanti a qualsiasi cosa non resti rigidamente… alla vaniglia.