La fine del "Mito della Svizzera"? come un dramma privato (Crans-Montana) stia divenendo segno di una grave crisi sociale e pubblica

la Svizzera sembra non saper reagire nè mediaticamente e nè operativamente in modo adeguato al disastro della discoteca improvvisata

Di fronte al terribile dramma di decine di giovani stroncati nella loro vita durante una festa di capodanno non è facile scrivere e preferirei non farlo ma il peso delle stesse vittime ci chiede di non far dimenticare questo dramma e chiedere in modo sempre più forte una piena verità sulle cause e sulle responsabilità di un qualcosa che sembra inconcepibile. Siamo in Svizzera eppure è accaduto un qualcosa che neppure a Torre del Greco o a Gioia Tauro è mai accaduto. Tutti noi occidentali abbiamo sempre amato la Svizzera e l'abbiamo mitizzata e idealizzata in quanto per noi la Svizzera, da sempre, ha significato espressione di valori di ordine, sicurezza, efficienza, benessere. Ora accade un qualcosa di terribile: una discoteca priva di quelle condizioni di sicurezza che in Italia sono normali oltre che obbligatorie e che tutti si aspetterebbe come normali nell'amata Svizzera e invece sembrano apparire del tutto trascurate e questo da anni. L' "isola felice" della Svizzera sta rivelando un suo lato oscuro che ci inquieta e ci preoccupa. Vorremmo tutti avere rassicurazioni sull'efficienza e celerità delle indagini (anche perchè non accada più nulla di anche lontanamente simile) e invece purtroppo la Svizzera quale "sistema" e quale "immagine" sta rilevando una sua fragilità, debolezza e scarsa affidabilità che nessuno si aspettava. La riservatezza molto apprezzata per gli investimenti bancari non appare in alcun modo giustificabile di fronte a decine di giovani viste stroncate per la noncuranza altrui. Ogni giorno invece di ricevere notizie di chiarimento l'Italia e il mondo intero ricevono notizie spiacevoli, a loro volta inquietanti. Leggiamo dai mass media di strani rapporti d'affari con la Corsica, di denaro portato via velocemente dal locale, di assenza di controlli da cinque anni e l'avvocato vallese delle vittime Sebastien Fanti arriva a dire che in quel comune controllori e controllati "giocano a golf insieme", alludendo a reticenze e omertà poco etiche tipiche di una lobby affaristica territoriale focalizzata sui guadagni e non sulla sicurezza e sui controlli. Erano altre le notizie che attendavamo, non l'apertura di una sorta di "vaso di Pandora" elvetico. Il "sistema Svizzera" si rivela così del tutto impreparato a gestire (anche solo a livello massmediale) un dramma che sembrerebbe derivare da un contesto tanto vip e di successo quanto improvvisato a livello organizzativo e cautelativo. Locali fatti per stipare giovani e spremere denaro al massimo ma lasciati nell'incuria a livello ambientale e strutturale. Ci aspettiamo tutti una reazione comunicativa e ispettiva di maggiore incisività dai governi cantonali e confederali della Svizzera che vorremmo continuare ad amare a patto che ci dimostrino che i colpevoli siano presto puniti severamente e non possano più accadere disastri assurdi come questo che ci affligge e ci deprime. La Svizzera fonda gran parte del suo potere e del suo fascino sulla sua reputazione che ne fa un'area-modello, paradigmatica. Se questa reputazione secolare si incrina allora significa che è in atto una crisi nella tenuta valoriale del proprio tessuto. Ogni tragedia, ci insegnano i Greci antichi, si fonda sul conflitto due Leggi, di due etiche. Quì sembra esserci una tragica prevalenza dell'ignobile etica del guadagno a tutti i costi contro l'ethos tradizionale e umanistico della dignità, dell'efficienza e del benessere globale che fa fatto grande la Svizzera. Nella società di massa di oggi: emotiva, veloce e spietata secoli di rispetto e dignità conquistate con il sacrificio, la fedeltà e la dedizione possono bruciarsi in poche settimane. Speriamo che l'amata Svizzera capisca presto (e agisca presto di conseguenza) che oggi è in gioco il proprio futuro e la propria anima. Quaranta bare con quaranta giovani dentro lo ricorderanno. Sempre.