Lo show delle esequie ai ragazzini di "Cranmontanà" è il culmine dello schifo, del servilismo, della falsità

Non si può vivere così per morire così per venire seppelliti così. La vita bruciata di cinquanta o duecento ragazzini non può servire come vetrina di un politico mentre suonano il violino.

Volete sapere a che serviva lo stupido minuto di silenzio per le vittime di “cramontanà”? A far vetrina ai politici: “Nel liceo dove studiava uno dei ragazzi morti, un compagno ha suonato il violino alla presenza del ministro Valditara”. Mai perdere un'occasione. La catarsi nello spettacolo, l'esorcismo nel pietismo rutilante con quelli che dirigono il traffico delle bare con modi rudi, la carovana dei finti dolenti che si inginocchiano davanti alle bare portate su supporti a rotelle, l'occhio alle telecamere, gesti assurdi, coreografie miserabili. Ho visto parenti eccitati, compagni che ridevano, altro che minuto di silenzio. Ho visto una incredibile madre con le labbra rifatte sballarsi di dichiarazioni, accogliere sorridendo tutti in chiesa come al Rotary. Ho visto un padre “auspicare la costituzione di parte civile”. Ho visto una coetanea dei morti esibirsi con voce da chiara Ferragni, “iooo... iooo...”. Ho visto esequie con le musiche sparate di Sanremo. Ho visto, ripreso dei telegiornali, l'osceno riprendersi e alle esequie i politici di potere che infilano i figli nello Stato da loro depredato: le donne plasticose, gli uomini nell'indifferenza compunta di chi pensa ad altro. Ho visto gli abbracci dei sindaci che chiaramente se ne fregavano, il servilismo informativo per ministri che non c'entrano un cazzo. Lacrime, selfie e frasi fatte di psicologhe che sono le prime ad aver bisogno di sostegno. Sono stato affettuosamente rampognato da qualche cara amica, ex compagna di liceo, oggi passata dall'altra parte del banco, professoressa: come puoi essere così duro con quei ragazzi? Sono duro non con loro ma con tutti quelli, cioè tutti, senza il coraggio di dire l'unica cosa da dire: che non si può morire così, in una topaia di lusso dove volano bocce di champagne a 500 euro e le tracannano appunto dei ragazzi, dei bambini, spediti dai genitori per indurre a invidia sociale quelli che non ci possono andare e dopo suonano il violino.

Ho visto e allora m'incazzo perché c'è un limite, perché non è umano, non è logico crepare così, bruciati vivi, mentre altri li filmano tutti allegri, festaioli e poi li celebrano come ad un party. Ho sentito uno dei soliti psicologi coglioni proclamare: ah, non hanno il senso del pericolo. E se è così, allora sarebbe il caso di chiedersi come ci si è arrivati e come fare per farglielo ritrovare questo istinto di conservazione che tutti gli animali hanno ma i nostri quindicenni non provano, non trovano più. Oppure risolviamo tutto coi soliti piagnistei fasulli per non ammettere, per non dire che siamo gente di merda in un Paese di merda in un continente di merda in un mondo di merda? Che è andato tutto storto e adesso tutti fischiettano, piangono, recitano?

Non c'è niente di normale, niente di accettabile in una strage cercata, attesa: quel tugurio per ricchi era in condizioni oscene, come l'altro, ricordate?, di Corinaldo nelle Marche dove per aspettare una nullità di trapper sono morti soffocati in sei ragazzini più la madre di uno: chi poi abbia pagato io non saprei dire, ma di una cosa sono certo, anzi due: dall'orrore non si impara niente anche perché nessuno pagherà neppure nella rognosa Svizzera dove il sindaco del paese, ovviamente in lacrime, straziato, ammette che da 5 anni in quel cesso assassino non si facevano controlli; e nessuno che gliene chieda conto, posto che il sindaco di fatto sta ammettendo un illecito e grave, micidiale illecito. “Collaboriamo con gli inquirenti” dicono i tenutari “anzi non vediamo l'ora si fatta luce, siamo i primi, non ostacoleremo le indagini in alcun modo”: e li hanno filmati mentre scappavano con la cassa. Una coppia dai trascorsi torbidi, che giostrava in modo sospetto sul mercato immobiliare e riusciva ad ottenere fidi, mutui incredibili dalle banche.

Ma che facciamo? La verità delle cose, la realtà dei fatti li lasciamo chiusi nell'armadio o li tiriamo fuori una buona volta? I fatti nella loro nudità stanno così: che in quaranta, cinquanta sono morti bruciati per delle candelette scintillanti e altri duecento restano piagati a vita, mandati da genitori superficiali in un posto sconosciuto, ma supposto da ricchi, gestito da due malviventi che non osservavano alcuna misura di sicurezza. I fatti stanno che a lacrimare dopo non si risolve niente e neanche coi minuti di silenzio e le sviolinate; stanno che a questi ragazzini vanno dette le cose come sono: siete allo sbando in un mondo allo sbando, vi hanno abituato a pretendere tutto senza dare niente ma il prezzo da pagare è la vita o una esistenza sfigurata, indegna di essere vissuta. State crescendo in un tempo dove l'unica cosa che conta è la ricchezza, è il soldo, misura di tutto come mai prima: un cane di artista conta in base a quanti soldi sposta, la politica è solo la continuazione degli affari coi mezzi delle guerre o della burocrazia punitiva, a una famiglia di svalvolati tolgono i figli non in quanto alienati ma siccome non si vaccinano e non sanno che si può “cambiare sesso” a 5 anni. Sì, d'accordo, faccio presto io a parlare, io che alla loro età mi cacciavo in situazioni peggiori (insieme alla mia amica professoressa), ma nessuno mi diceva che fosse giusto così, che questo fosse l'unico e il migliore dei mondi possibili: lo sapevamo di sbagliare e, grazie a Dio, siamo invecchiati abbastanza per capirlo. Ma questi che capiscono? Che matureranno mai? Questi li hanno chiusi dentro sotto pandemia e non hanno protestato, sono allevati ad obbedire nel peggio e a non coltivare nessuna ribellione sana, critica, non hanno senso del pericolo né di una elementare disciplina che serva come bussola di vita. Sono piccoli animali allo stato brado e in quello stesso stato vengono mandati a morire. Coi genitori che fanno salotto ai funerali e gli speaker dei notiziari che li celebrano con certe cantilene da scemi, da debosciati, il canto dell'assurdità nell'assurdità della vita. No, non si può vivere così per morire così per venire seppelliti così. La vita bruciata di cinquanta o duecento ragazzini non può servire come vetrina di un politico mentre suonano il violino.