Anno nuovo, vita vecchia: ed è una brutta vita, in mano ai maranza che mettono a ferro e fuoco le città
Dove starebbe la sicurezza promessa dal governo? C'è un servilismo narrativo che fa impallidire i precedenti, ma la situazione è tragica
Che l'idea di nuovo anno sia assurda, che la frattura tra calendari sia coreografica ma insensata lo si capisce benissimo a Capodanno. Non è bastato vietare le feste di piazza nelle principali città per paura di attentati ovvero in segno di impotenza, di sottomissione al cospetto dell'Islam di conquista: le principali città, da Milano a Roma a Firenze, anche senza baracconi organizzati restano prede della taharrish gamea, il rituale islamico di aggressione e di violenza. Tutti i centri storici a ferro e fuoco e tutti ad opera di maranza, come vengono affettuosamente chiamati per non dire che questa nuova classe delinquenziale non si limita a delinquere per diletto ma lo fa per dare un segnale, per marcare il territorio e spostare ogni anno più in là il limite della conquista. A questo punto, Roma, abbiamo un problema: il grande Paese, la grande nazione evocata retoricamente dal premier Meloni si ritrova ostaggio del piccolo crimine a prato basso che tanto piccolo non è. C'è una narrazione servile che fa impallidire quelle vecchie, ormai qualsiasi fatto positivo o miracolo nel creato è opera di Meloni, mentre ogni sciagura viene fatta al solo scopo di dispiacerle: ma a parte l'eterno opportunismo dell'informazione ballerina, come fa un governo salito di destra, salito sul presupposto “legge e ordine”, a far finta di niente se a Firenze una rissa maranza finisce nel sangue e nella devastazione, se a Milano e Roma è il si salvi chi può con la polizia che fa il possibile, ma poco perché le direttive sono chiare, contenere e non reprimere?
Questa Meloni accreditata di parallelismi thatcheriani è in realtà molto neodemocristiana: come primo atto del “nuovo anno” aumenta accise, tasse, prezzo delle sigarette, tutto come sempre; l'unico accenno di liberismo, “lasciar fare, lasciar passare”, lo riserva all'insicurezza. Ma bisogna fingere che no o dar la colpa a quelli di prima, sciagurati sì, determinati sì a lasciarne entrare, passare il più possibile, ma da tre anni a reggere il “grande Paese, grande nazione” ci sono questi di destra che pensano più ad apparire e ai buoni affari. Ma come fa un Paese a reggere al suo sbriciolamento? Ho scritto più volte del caso di Monza, la cui stazione ferroviaria è un posto che, se ci arrivano dei profughi da Gaza, subito tornano indietro, grazie ma siamo più sicuri là, con Hamas. La stazione di Monza è la porta per l'inferno e adesso scopro che da mesi i maranza si divertono, completamente indisturbati, a tirare botti e petardi addosso alla gente che non ne può più anche perché le viene impedito di difendersi, di reagire. Sarebbe questa la pax sociale della destra al potere? Fanno fuori una diciannovenne sbandata nella casbah in zona via Padova a Milano e io, che quella terra di nessuno la conosco bene, ipotizzo subito una mano esotica, o africana, nordafricana, o sudamericana vale a dire i padroni della via che si sfidano tra bande per il controllo della droga. Sciamano subito le bimbe di Hamas a provocarmi, ma appena si scopre che l'omicida è probabilmente un periviano di 57 anni affiliato a una gang, spariscono tutti.
Fa eccezione il caso di Napoli che è un caso limite, un posto senza tempo e senza logica dove uno, tornato da Roma ma pare di origine locale, perde tre dita a forza di “bumme”, esce dal prontosoccorso mutilato e subito ci torna perché, avendo ricominciato imperterrito a sparare, ci ha rimesso pure un occhio. Un fenomeno, questo, che ha risolto il problema della sussistenza, toccherà a tutti noi, pro quota, mantenerlo come martire di guerra nel piagnisteo generale. Dicono i napoletani: jamme, voi del nord ladro e predatore non potete capire, noi siamo una cosa speciale, una gente speciale. E hanno ragione, lo sono a loro modo se per organizzare una guerra di “bumme”, di botti capaci di tirar giù i palazzi scelgono un distributore di benzina.
A completare il quadro ci sarebbe la faccenda di Crans Montana da cui si evincono alcune cose, primo che i ragazzini straricchi che ci hanno rimesso la pelle, in un senso o nell'altro, non avranno colpa ma lo spettacolo dei sedicenni che si sballano a bocce di dom Perignon lascia molto amaro in bocca come lo lascia la sensazione di una deriva irrecuperabile; l'altra è che la Svizzera, la precisa, organizzata, noiosa Svizzera si scopre ridotta a un vicolo napoletano coi suoi tuguri suicidi, le sue topaie di irresponsabilità. È semplicemente allucinante l'idea di cinquanta, ma alla fine saranno anche il doppio o il triplo, ragazzini che bruciano per la demenza di far brillare candele infiammate in un posto infiammabile senza sicurezza e senza vie di fuga: talmente inconcepibile che già fioriscono complottismi e parallelismi. Ma come escludere a priori la pazzia in questo tempo folle? Allucinante, inaccettabile ma è quello che è succede nel trapasso fantastico da un anno all'altro nel segno del solito delirio. Manca solo il suggello, il primo coglione a dire, a scrivere che tanto è capitato in Svizzera siccome la Svizzera non fa parte della UE. Ma niente paura, qualcuno provvederà. Del resto, dopo le ricorrenti prediche presidenziali di Capodanno ai giovani, roba tra il catechismo e l'autoritarismo paternalistico...