Terrorismo, investigatori high-tech della polizia nei pc di Hannoun, "soldi ai familiari dei kamikaze"
Gli agenti sotto copertura hanno ispezionato i computer dell’associazione palestinese. Documentato sul server l’invio di 2 milioni di euro a Osama Alisawi
Nelle carte della maxi inchiesta sul terrorismo islamico internazionale partita a Genova non si fa riferimento solo alla documentazione prodotta dagli agenti dell’intelligence israeliana o dagli 007 del’Anp, l’Autorità Nazionale Palestinese. Il giudice Silvia Carpanini nell’ordinanza di custodia cautelare definisce «determinante nella raccolta delle prove» le intercettazioni telematiche che gli agenti sotto copertura della Digos e dell’Antiterrorismo sono riusciti a raccogliere ed estrapolare entrando direttamente nei server e nei computer di Mohammad Hannoun, e dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese. Oltre 4 terabyte di documenti, file e fotografie che gli hacker della polizia sono riusciti a sequestrare e che rischiano di essere il più importante capo d’accusa contro l’attivista e presidente dei palestinesi in Italia che da sabato mattina è in carcere insieme a sei connazionali con l’accusa di terrorismo internazionale. Hannoun - ricordiamo - è accusato di aver raccolto fondi per finanziare la lotta armata contro Tel Aviv di Hamas. Almeno sette milioni di euro, dicono gli atti dell’inchiesta.
Gli agenti high tech della polizia hanno agito sotto copertura in virtù della legge anti-terrorismo e sono entrati in possesso di documentazione che gli stessi inquirenti definiscono «molto rilevante». Nelle 308 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare con cui è stato disposto l’arresto dei nove soggetti sotto indagine - due sono latitanti - si fa spesso riferimento alla documentazione acquisita dagli agenti informatici undercover. «Tra il gennaio del 2023 e il febbraio del 2025 - scrive il giudice Carpanini - dalle associazioni riconducibili a Mohammad Hannoun sono stati inviati con regolari versamenti più di 2 milioni di dollari a Osama Alisawi». Alisawi è un volto di spicco di Hamas. Quasi sessant’anni, soprannominato “Abu Obaida” ha studiato in Italia ed è stato ex ministro dei trasporti del governo Hamas a Gaza sotto la presidenza di Ismail Haniyeh, il capo della Resistenza Islamica ucciso a Teheran con un drone telecomandato nel luglio 2024 dagli israeliani in rappresaglia agli attentati del 7 ottobre 2023. Attualmente è ricercato dalla Procura di Genova per terrorismo internazionale proprio per i fondi ottenuti dall’attivista di Ceranesi. Ma i pm gli contestano anche una vicinanza all’ala militare di Hamas. A tradirlo, evidenziano i pubblici ministeri un post pubblicato sul suo profilo Facebook la mattina del 7 ottobre del 2023 quando vennero uccisi 1.200 israeliani (per rappresaglia Tel Aviv ha distrutto la Striscia di Gaza e ucciso 67 mila palestinesi tra cui 18 mila bambini, ndr). «Allah è il più grande», aveva scritto Alisawi e per i pm di Genova è un «chiaro segno di condivisione dell’atto terroristico compiuto». Ma nella documentazione che gli hacker dell’Antiterrorismo della polizia sono riusciti a sequestrare c’è anche il diario dei tanti viaggi compiuti in Medio Oriente da Hannoun e che dimostrano la sua vicinanza - sempre secondo la Procura - all’ala militare di Hamas.
Tra questi documenti ci sono alcune transizioni di denaro che dai conti della Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo Palestinese sono arrivati ad altri sodalizi che, secondo gli inquirenti, sono vicinissimi agli ambienti più estremi e più radicali di Hamas. Hannoun, infatti, secondo l’accusa avrebbe versato fondi per migliaia di euro all’associazione Al Nour che si occupa di raccogliere fondi a sostegno del popolo palestinese. In realtà però queste transazioni, secondo Digos e guardia di Finanza, sarebbero finite «alle famiglie dei martiri» e «ai figli dei detenuti». I martiri per l’accusa sono i terroristi kamikaze che hanno sacrificato la vita per colpire Israele e le cui famiglie vengono poi mantenute dall’organizzazione. Secondo i magistrati dell’Antiterrorismo questi versamenti che dimostrano ancora una volta la vicinanza di Hannoun ad ambienti del fondamentalismo islamico sono stati catalogati dell’architetto di Ceranesi nei suoi file privati ma non è stata trovata transazione sui conti dell’associazione. «Quindi - scrive il giudice - è evidente che il denaro è stato erogato in contanti o con modalità che non permettono di collegare direttamente Hannoun e la Abspp all’associazione Al Nour