Arrestata giudice Rosa Russo del tribunale dei minori per corruzione: clientelismo per posti di lavoro in case di accoglienza a Massa

L’inchiesta riguarda un presunto giro di corruzione legato a diverse strutture di accoglienza per minori disagiati tra Massa, Aulla e Villafranca Lunigiana. Oltre alla rete di clientelismo, cibo di scarsa qualità e, in alcuni casi, giacigli di fortuna per dormire avrebbero caratterizzato le strutture

Un presunto sistema di corruzione e clientelismo che ruotava attorno alle case di accoglienza per minori ha portato all’arresto della giudice onoraria Rosa Russo del tribunale dei minori. L’accusa è di aver violato in modo sistematico i doveri del proprio ufficio, favorendo cooperative e coprendo irregolarità in cambio di posti di lavoro per amici e parenti. La magistrata si trova ora ai domiciliari, al centro di un’inchiesta dei carabinieri nata a Massa Carrara.

Arrestata giudice Rosa Russo del tribunale dei minori per corruzione: clientelismo per posti di lavoro in case di accoglienza a Massa

Secondo gli inquirenti, la giudice Rosa Russo, in servizio al tribunale dei minori di Firenze, avrebbe informato i vertici di una cooperativa dell’esistenza di indagini a loro carico e avrebbe omesso di segnalare ipotetiche notizie di reato apprese nello svolgimento delle sue funzioni. Condotte che, per l’accusa, configurano una violazione continuativa e consapevole dei doveri d’ufficio. L’inchiesta riguarda un presunto giro di corruzione legato a diverse strutture di accoglienza per minori disagiati tra Massa, Aulla e Villafranca Lunigiana. Case famiglia che, pur risultando non a norma e sovrannumero, sarebbero rimaste operative grazie a coperture istituzionali. In cambio, politici e funzionari avrebbero ottenuto assunzioni pilotate per conoscenti e familiari all’interno delle strutture gestite dalle cooperative.

Le condizioni di vita dei minori ospitati emergono come uno degli aspetti più gravi dell’indagine. Secondo gli atti, agli ospiti sarebbe stato fornito cibo di scarsa qualità e, in alcuni casi, i ragazzi avrebbero dormito su giacigli di fortuna. Chi si opponeva alle condizioni imposte veniva, sempre secondo l’accusa, “contenuto”.

L’inchiesta e i domiciliari

L’indagine è partita dagli esposti di ex dipendenti delle strutture. Oltre alla giudice Russo, sono finite ai domiciliari circa dieci persone. Tra queste il sindaco di Villafranca Lunigiana Filippo Bellesi, accusato di aver concesso autorizzazioni in deroga per una struttura con gravi carenze in cambio di assunzioni. Domiciliari anche per Paola Giusti, responsabile del centro affidi minori del Comune di Massa, e per Rosanna Vallelonga, responsabile della commissione multidisciplinare Asl e direttrice della Società della Salute della Lunigiana, che – sempre secondo l’accusa – avrebbe evitato controlli ispettivi in cambio di posti di lavoro per conoscenti. Coinvolto anche Mauro Marcelli, all’epoca responsabile dell’ufficio Suap dei Comuni della Lunigiana.

Tra gli indagati figurano anche Alessio Zoppi, Tamara Pucciarelli ed Enrico Benassi, dirigenti della cooperativa Serimper, accusati di corruzione e traffico di influenze. Indagati inoltre Stefano Benedetti, presidente del consiglio comunale di Massa, e Marino Petracci, consigliere comunale di Montignoso ed ex segretario del Pd di Massa, che avrebbe favorito la cooperativa in cambio dell’assunzione di una parente. Infine risulta indagato per favoreggiamento e omessa denuncia anche il sindaco di Montignoso Gianni Lorenzetti, accusato di aver ritardato controlli su un abuso edilizio riconducibile ai dirigenti della cooperativa.