Soldi ad Hamas, presidio di sostegno ad Hannoun davanti al carcere di Marassi, aumenta il numero degli indagati
I movimenti Propal sfruttano chat e social per lanciare appelli ad accorrere numerosi oggi pomeriggio nel parcheggio della casa circondariale di Genova
Un volantino pubblicato sui social e nelle chat dei movimenti invita tutti a un presidio organizzato alle 18 di oggi davanti al carcere di Marassi, a Genova, per sostenere Mohammad Hannoun, che lì si trova dopo essere stato arrestato con l’accusa di avere gestito raccolte fondi per sostenere Hamas. La manifestazione è stata promossa da alcune associazioni e singoli cittadini e anche se non è possibile ipotizzare quanto sarà partecipata, in queste ore stanno prendendo forma sia un movimento di sostegno per l’architetto palestinese sotto inchiesta sia un movimento di opinione che vuole chiarezza sull’indagine portata avanti dalla procura di Genova anche su input di fonti investigative israeliane.
Una nota di solidarietà ad Hannoun è arrivata da Potere al Popolo: “Potere al Popolo esprime completa solidarietà a Mohammad Hannoun, presidente dell’associazione Palestinesi d’Italia, e agli altri rappresentanti palestinesi arrestati in Italia con la vergognosa accusa di terrorismo – si legge in una nota – gravissimo è il fatto che la stessa Procura di Genova affermi che hanno contribuito alle accuse la documentazione trasmessa ufficialmente dallo Stato di Israele e atti inviati spontaneamente in Italia dagli stessi israeliani, ancora più inaccettabile è che gli arrestati siano accusati di aver sostenuto associazioni dichiarate illegali dallo Stato israeliano”. Sui social riscuote consensi il comunicato delle comunità palestinesi in Italia: “Le comunità palestinesi in Italia esprimono piena fiducia nella magistratura italiana e profonda preoccupazione per quanto sta avvenendo nel Paese in relazione agli arresti recenti, che rischiano di assumere i contorni di un’azione repressiva nei confronti del movimento palestinese e della solidarietà con la Palestina. In questo contesto, confidiamo nel rispetto dei principi fondamentali dello Stato di diritto, affinché siano assicurati trasparenza, imparzialità e piena tutela dei diritti di tutte le persone coinvolte”.
Mohammad Hannoun incontrerà per la prima volta, i suoi legali. Gli stessi avvocati, ieri, hanno avuto un colloquio con i familiari di Hannoun – il figlio Mahmoud, la figlia Janin e la moglie Fatema – anche loro indagati, ma a piede libero. Gli inquirenti pensano che la famiglia dell’attivista fosse pienamente al corrente dell’attività di raccolta fondi e in qualche forma abbia collaborato. I soldi e i beni nella loro disponibilità sono stati sequestrati. La famiglia Hannoun viene aiutata, in queste ore, anche da alcuni referenti del centro culturale islamico di via Coronata, del quale lo stesso Hannoun era stato fra i fondatori. Nella “moschea” di Cornigliano c’è stato grande sconvolgimento per quanto accaduto. E sabato alcune donne palestinesi hanno annullato un’attività sociale organizzata con i bambini per timor di ripercussioni.
Gli avvocati di Hannoun stanno vagliando con attenzione le migliaia di pagine e documenti prodotti a supporto dell’indagine che, in parte, includono materiale inviato dai servizi israeliani, in parte inserisce elementi legati all’inchiesta su Hannoun nata nei primi anni Duemila e poi archiviata e in parte introduce elementi nuovi e nuove intercettazioni. Domani o al più tardi mercoledì si terrà l’interrogatorio di garanzia. Hannoun parteciperà di persona mentre gli altri arrestati in videoconferenza. Nelle ultime ore è stato sequestrato denaro contante per poco più di 1 milione di euro. I soldi sono stati trovati non solo nella sede dell’associazione di Solidarietà con il popolo palestinese, in via Bolzaneto (e in quella milanese della Cupola d’oro) ma anche nelle abitazioni e nei garage delle persone inquisite, in diverse città italiane. Un’altra annotazione importante è che il numero degli indagati sembra destinato a crescere di ora in ora. Secondo le ultime informazioni le persone su cui si concentrano le indagini sono almeno 23 – tra loro anche figure con ruoli religiosi di rilievo – ma la lista potrebbe ampliarsi presto fino a coinvolgere circa 40 persone, quasi tutti cittadini di origine straniera.