Garlasco, “Sempio aveva un movente per uccidere Chiara Poggi”, pm verso chiusura indagini ad inizio 2026 e richiesta di rinvio a giudizio

I magistrati pavesi, forti delle nuove perizie, parlano di "plurimi indizi contro Sempio", ritenendo di aver delineato con precisione anche il movente del presunto coinvolgimento del giovane nell’omicidio di Chiara Poggi. La cornice indiziaria ruota soprattutto attorno agli esiti dell’ultima consulenza genetica, firmata da Denise Albani, che ha isolato sulle unghie della vittima una "figura di sesso maschile", un profilo cromosoma Y compatibile con il Dna della famiglia Sempio

I magistrati di Pavia ritengono di aver ricostruito non solo il quadro investigativo, ma anche il possibile movente di Sempio nell’uccisione di Chiara Poggi”. Una ricostruzione che, secondo quanto filtra dagli ambienti giudiziari, starebbe conducendo a una svolta formale nelle prossime settimane. L’orientamento della Procura sarebbe infatti quello di chiudere il fascicolo all’inizio del 2026, per poi avanzare la richiesta di rinvio a giudizio nei confronti di Andrea Sempio.

Garlasco, “Sempio aveva un movente per uccidere Chiara Poggi”, pm verso chiusura indagini ad inizio 2026 e richiesta di rinvio a giudizio

I magistrati pavesi, forti delle nuove perizie, parlano di "plurimi indizi contro Sempio", ritenendo di aver delineato con precisione anche il movente del presunto coinvolgimento del giovane nell’omicidio di Chiara Poggi. La cornice indiziaria ruota soprattutto attorno agli esiti dell’ultima consulenza genetica, firmata da Denise Albani, che ha isolato sulle unghie della vittima una "figura di sesso maschile", un profilo cromosoma Y compatibile con il Dna della famiglia Sempio.

Si tratta di un dettaglio decisivo: il gruppo ristretto di maschi appartenenti a quella linea parentale non avrebbe mai avuto accesso alla villetta di via Pascoli. Tranne uno: Andrea Sempio. La presenza del suo profilo genetico, secondo gli inquirenti, restringe ulteriormente il cerchio al punto da rendere ormai quasi inevitabile la richiesta di rinvio a giudizio annunciata per l’inizio del nuovo anno.

La Procura, pur riconoscendo che il DNA non rappresenti la “pistola fumante” del caso Garlasco, attribuisce grande peso al valore probatorio assunto dopo l’incidente probatorio. Un risultato che ribalta anni di certezze: per lungo tempo si era infatti sostenuto che quel campione biologico — estratto nel 2007 dal genetista Francesco De Stefano durante il processo d’appello — fosse inutilizzabile e scientificamente fragile. Eppure le nuove analisi hanno smentito quella conclusione, mettendo in discussione l’impianto ricostruttivo che aveva escluso un confronto attendibile.

Non a caso, fu proprio la famiglia Poggi, nel 2014, a insistere sulla necessità di quell’accertamento, convinta che "Ci fosse il Dna dell’assassino". Dopo il mancato match con Alberto Stasi, però, la stessa parte civile — tramite l’avvocato Gian Luigi Tizzoni e il genetista Marzio Capra — ha per anni ritenuto quei dati privi di solidità, ribadendo anche ieri che si tratta di "Un dato scientifico non attendibile", definito "non consolidato" poiché non replicato secondo le procedure canoniche dell’epoca.

Sul piano tecnico, tuttavia, lo scenario è profondamente cambiato: gli strumenti informatici e i software impiegati oggi per la biostatistica forense operano su database internazionali vastissimi. La perita Albani, in aula, ha illustrato l’utilizzo di due programmi di nuova generazione: uno basato su 349.750 profili genetici globali e un altro su 39 mila campioni europei, ampliando così la robustezza e l’affidabilità delle comparazioni.

Resta ora il nodo centrale che potrebbe diventare il terreno principale dello scontro processuale: come è finito il Dna di Andrea Sempio sotto le unghie di Chiara Poggi? La difesa insiste sulla tesi della contaminazione indiretta. Sempio, sostengono gli avvocati, frequentava abitualmente la casa dei Poggi, e il trasferimento genetico sarebbe avvenuto tramite oggetti di uso comune — un telecomando, la tastiera del pc — che Chiara avrebbe toccato dopo di lui. Una dinamica possibile, ribadiscono, perché il Dna può restare a lungo su determinate superfici.

Gli inquirenti, però, ritengono che la presenza del profilo genetico sotto le unghie della vittima sia incompatibile con una semplice contaminazione ambientale, e che invece possa derivare da un contatto diretto, forse avvenuto durante una colluttazione, avvalorando sempre di più la tesi dell’omicidio da parte di Sempio.