Addio a Frank Carpentieri, morto il dj di made in sud: era malato di cancro e aveva 47 anni

Si è spento a soli 47 anni il dj di Made in sud Frank Carpentieri. Spalla di Alessandro Siani, da tempo lottava contro un cancro che non gli ha lasciato scampo

Lutto nel mondo della musica e della televisione italiane. A soli 47 anni è morto Frank Carpentieri, il noto dj e produttore che da anni stava lottando contro un cancro. Storico braccio destro del comico partenopeo Alessandro Siani, tra le sue collaborazioni artistiche si contano nomi del calibro di Rocco Hunt, Enzo Avitabile, i Subsonica, Almanegretta e Clementino.

Frank Carpentieri è morto a 47 anni: da tempo lottava contro un cancro

Un cancro che non gli ha lasciato scampo e contro cui, da anni, l'artista lottava strenuamente. Questa apparentemente la causa della prematura scomparsa di Frank Carpentieri, il dj diventato un volto noto e amato nelle case di tanti italiani grazie alla sua presenza fissa nel programma Rai "Made in sud".

Frank era da tempo ricoverato a Napoli presso l'ospedale Monaldi dove, nel dicembre scorso, era stato raggiunto da un messaggio di auguri in forma video girato da alcuni giocatori del Napoli (tra cui Lobotka, Meret, Di Lorenzo e Simeone), di cui, racconta chi gli era più vicino, era tifoso sfegatato.

Per tutta risposta, Frank aveva pubblicato sui propri social un lungo post di ringraziamento che così si concludeva: "grazie a tutti voi combatterò fino alla fine. Infine, grazie alle migliaia di persone che sia pure con un semplice messaggio, mi hanno dimostrato la loro vicinanza. Viva la vita".

La carriera di Frank Carpentieri, dai club napoletani a Made in sud

Classe 1976, Frank Carpentieri (Francesco Carpentieri), oltre che dj era anche autore di sigle per la tv e produttore. Aveva iniziato la sua carriera musicale nel 1995 quando, appena 18enne, aveva iniziato ad esibirsi nei primi club partenopei: al Club Sea World, innanzitutto, e al Velvet. Non erano mancate, in questo periodo anche delle serate nelle discoteche di Ibiza. A renderlo noto al grande pubblico, tuttavia, era stata la televisione, in particolare la trasmissione Rai "Made in sud".