Intelligenza Artificiale, la nuova era di disumanizzazione: perché abbiamo lasciato l’etica in pasto alla tecnologia?
Qualcuno può negare che il tecno-mercato, fattosi strumento per ricchezze apicali (ed epocali), non sia riuscito a disumanizzare la nostra specie? No, quindi l'AI sta crescendo in un ambiente disumano per renderci ancora meno umani
Il futuro non è infinito, non è l’eternità.
Esiste fintanto che in quel futuro ci siamo anche noi.
In mezzo ad una presenza tecnologica così capillare, multiforme e diffusa tale da prefigurare un brodo primordiale dove un essere senziente prima o poi nascerà, il pensiero umano procede verso un imbuto senza alcun senso, verso una disumanizzazione che trionfa ipocrita nelle ultime dichiarazioni di falsa preoccupazione di Elon Musk, Yuval Noah Harari ed altri.
Basta leggere chi ha fondato cosa, chi ha scritto cosa (OpenAI, 21 lezioni per il 21°secolo) per cogliere la disonestà di costoro: 4 o 5 persone al massimo stanno dando forma all'OPA sul mondo, una élite mondiale che guida l’economia in corsa per un potenziamento delle risorse a danno completo delle moltitudini e delle culture dei singoli paesi.
Il resto è un termitaio in rovina dove risuona l'eco di una massa informe di post, articoli, convegni, instant book di una massa verbosa e verbalizzante che pensa di cavalcare un trend mentre in realtà sta soltanto arraffando poche briciole.
I politici sono solo professionisti del consenso. Predicano teorie in cui si accettano le trasformazioni come stato di fatto e si preconizza e legifera per un futuro non da costruire, ma da assecondare.
Manca la supremazia etica di un nuovo umanesimo, qualcosa che remi e diriga verso nuovi equilibri le spinte egoiche che dal ventesimo secolo in poi hanno sede nella coscienza collettiva.
Perché abbiamo lasciato l’etica in pasto alla tecnologia?
Mercato e democrazia sono stati l'uno nemico dell'altra, ma il mercato come fatto umano oggi non esiste più.
Al suo posto, un processo agnostico di ricchezza basato sulla produzione di informazioni originato da un accumulo di ogni ricchezza disponibile.
Eppure sono evidenti le dirette conseguenze fra l’evangelizzazione del profitto a tutti i costi e i costi del profitto, fra l’overpopulation e la genesi spontanea dei conflitti, fra il crollo delle borse e la crescita delle borse, fra industrializzazione e depressioni, periferie e criminalità, fra violenza ed agonismo. Fra la Cina senza più un ettaro edibile e il resto del mondo.
Dissolta la democrazia delle opinioni nella oligarchia degli slogan, il mercato è passato sotto il controllo di un Moloch tecnologico senza precedenti e l'habitat per l'homo-economicus si è trasformato in un unico database.
La velocità esponenziale della supercrescita demografica e tecnologica ha sciolto l'etica delle regole nella memetica delle informazioni e il mondo diventando più piccolo si è trasformato in un megamercato.
E qui arriviamo al punto del dubbio, l'ultima provocazione: qualcuno può negare che questo tecno-mercato fattosi strumento per ricchezze apicali (ed epocali) non sia riuscito a disumanizzare la nostra specie?
Che non sia diventato quindi un fattore disumanizzante, che abbia cioè contribuito a eradicare l'Umanità dagli esseri umani?
Se così fosse l'A.I. si starebbe formando in un ambiente disumanizzato.
Ma... è proprio questo il miglior ambiente possibile, il più adatto ad ospitarla.
Una diffusa smartness fatta di elettro-organismi pulsanti nel mare primordiale della Rete: Bigdata, Internet delle cose, sensori, profilazioni, geolocalizzazioni, anagrafiche vivono nel web già come organismi dotati di vita propria, ad una velocità non-umana, producono informazioni imbeccandoci come esseri pigolanti in attesa di verbo e cibo, di regole con cui giocare, correre e batterci gli uni contro gli altri.
Una Intelligenza Artificiale prodotta grazie alle risorse di un mercato disumano esiste per asservirne ancor di più i disumani fini. E forse solo disumanizzandosi si potrà transumanare, giorno dopo giorno.
Da qualche parte, ai piani alti di quei palazzi, superguru accudiscono e preparano cervelli quantici; danno loro in pasto dati, numeri, informazioni. Dati inghiottiti e rielaborati in un sub-secondo.
Danno in pasto... NOI.
Alcuni dicono che è solo l'inizio. Sbagliano, l'inizio l'abbiamo passato da un pezzo, ed è ormai lontanissimo.