Picasso, il quadro “Coffret, compotier et tasse” da 10 milioni conteso tra eredi e creditori, lo terrà il Fisco
Tra i due litiganti il terzo gode: in seguito a una tumultuosa vicenda giudiziaria che ha visto truffe allo Stato, vendite fantasma e aste all'estero, alla fine il Fisco terrà il quadro da dieci milioni, a mo' di compensazione
Un intrigo da dieci milioni attorno un quadro: Nature morte (coffret, compotier et tasse) di Pablo Picasso, che in una vicenda giudiziaria che va avanti da più di dieci anni ha visto truffe ai danni dello Stato, tre condanne, un rocambolesco intervento della Guardia di Finanza a New York poco prima che il quadro in questione venisse venduto all'asta. Alla fine, il quadro andrà al Fisco: ma cerchiamo di capire meglio i dettagli di questa confusissima vicenda.
Il quadro da 10 milioni tra truffe e aste: andrà al Fisco
Il quadro apparteneva a Gabriella Amati, intestataria di una società milanese di truffatori (Azienda Italiana Pubblicità srl) che si occupava di riscuotere le tasse di alcuni enti locali nel Comune di Napoli. Inizialmente, in modo onesto; i guai iniziano nel 2005, quando il Comune interrompe la collaborazione, ma la società continua a riscuotere le tasse, senza versarle né al Comune né alla nuova società addetta. Una vera e propria sanguisuga che succhia dal Fisco milioni e milioni.
In che modo riciclare tanto denaro sporco? Un metodo tradizionale è il mercato dell'arte, da sempre sede privilegiata di truffe finanziarie di ogni genere. Un quadro, in quanto bene fisico dal valore fluttuante, è infatti molto difficile da tassare... L'acquirente del quadro è Fiorenzo Consonni, che lo acquista al 80%. Il quadro nel frattempo è assicurato per 10 milioni di dollari.
Intanto, la truffa viene scoperta, e Gabriella Amati riceve una condanna di nove anni. Nel 2013, il quadro viene intanto portato da Consonni negli Stati Uniti, e lì messo all'asta. Se non per l'intervento tempestivo della Finanza, che blocca l'asta e rende il Picasso (per la prima volta) corpo del reato. Lo sarà una seconda volta per ulteriori reati fiscali di Amati. Nel frattempo Fiorenzo Consonni è morto, ma il figlio continua a reclamare il quadro, che è congelato da tre reati (bancarotta, peculato, sottrazione di beni al fisco)
Dunque, tre contendenti: Gabriella Amati, il cui quadro è uno dei pochi cespiti da opporre ai creditori; l'erede di Consonni, intanto morto, che è legittimo erede del quadro; e il Fisco, verso cui Amati ha un debito fraudolento enorme. La sentenza alla fine ha dato ragione a questo ultimo: essendo il quadro di interesse culturale, spetta la ragione pubblica, ossia quella dello Stato. Infatti, le altri parti in causa, come l'erede di Consonni, possono essere eventualmente soddisfatti con altri mezzi. Non sono chiari i dettagli, ma sembra dunque che l'opera di Picasso (che ironicamente contiene Tasse nel titolo) sia già nella giurisdizione del Ministero dei Beni Culturali.