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Pfizer e Stato, chi incamera davvero il plusvalore della sovranità?

Le banche centrali sono enti di diritto pubblico in mani private, mani private che condizionano la politica e impongono economisti al Governo

Di Fabio Massimo Nicosia

14 Maggio 2022

Covid vaccino Pfizer, consegna in ritardo a 8 Paesi europei

Si è visto come il potere di emissione monetaria di una Banca centrale rappresenti il culmine dell’autorità possibile, in quanto perfetto punto di intersezione tra momento del potere politico e momento del potere economico (finanziario), nonché punto di intersezione perfetto tra il momento dell’autorità di diritto pubblico e dell’autorità di diritto privato (idiocrazia), giacché il privato che si fa Stato convive con lo Stato che abbisogna del privato per le sue necessità economiche in una logica di scambio reciproco di poteri. Per quanto, seguendo l’approccio che ci è caro a proposito dei processi di legittimazione, questa appartiene in ultimo sempre allo Stato, il quale legittima il privato a intrattenere rapporti con lui, anche se poi all’atto pratico è il privato a controllare lo Stato, in quanto soggettività reale in grado di manomettere la soggettività formale e istituzionale, per quanto a sua volta incarnata in persone fisiche, la cui supremazia reale e fattuale deve però essere in concreto sempre riverificata.

Il che non esclude conflitti, né che in un dato momento storico lo Stato sia effettivamente più forte, o che in altri lo Stato sia debole e totalmente manovrato. Il culmine del fenomeno fu nella Firenze dei Medici, allorché la famiglia di banchieri si fece Stato, il Magnifico poté magnificare e fare il keynesiano ante litteram con soldi “suoi”, tal per cui poteva spendere e spandere come gli piaceva, essendo egli stesso fonte monetaria.

In termini di diritto positivo moderno, il colpo di genio è stato quella di trasformare nel tempo le banche centrali in enti e organismi di diritto pubblico, mantenendone però la proprietà in mano private e la veste giuridico-formale, spesso, in S.p.a.: che poi è un processo agevolato da noi, ad esempio, dal diritto dell’Unione Europea, che tende a porre sempre più in secondo piano la rilevanza della distinzione formale tra diritto pubblico e diritto privato, al contempo privatizzando il pubblico e pubblicizzando il privato, si direbbe. Sulle stesse basi, ciò ci consente, sempre in termini di legittimazione, di rispondere a chi dice “se non ci fosse lo Stato, la Pfizer non ci potrebbe costringere a inocularci la sua merda”, intanto che, se non esistesse e non fosse esistito lo Stato, la Pfizer nemmeno esisterebbe, e comunque non con quella dimensione di scala.

Ma anche che, se lo Stato oggi improvvisamente venisse a mancare, la Pfizer inventerebbe subito una nuova formula di legittimazione, probabilmente “sanitaria”, tale da consentirle di costituirne uno di sua iniziativa o immediatamente “suo” a comodo suo, in quanto lo Stato è già oggi per essa solo uno strumento, ossia l’arma che consente alla Pfizer di trasformare le sue deliberazioni private in deliberazioni di scelta pubblica e collettiva, in grado di imporsi d’autorità e coazione indivisibilmente a tutti i cittadini, totalmente al di fuori di ogni ipotesi di “libera scelta del consumatore”. Ciò mi consente di distinguere la mia posizione libertaria e anarchica da quella tradizionalmente complottista, dato che il complottista, come l’”anticapitalista di destra”, lamenta il fatto che i grandi poteri privati si siano impadroniti dello Stato, sottraendolo al popolo, mentre io trovo tale analisi insufficiente, dato che vedo nello Stato, e nella sua legittimazione a imporre deliberazioni di scelta collettiva imperativa, lo strumento che poi consente al grande privato di comandare.

Il che è emerso in via confermativa storicamente proprio con la vicenda della costituzione della Bank of England, giacché senza Stato, del quale impadronirsi, non sarebbe sorto un colosso come la Bank of England, sempre per la ragione che “lo Stato è un ottimo cliente”; quindi, senza chiederci se sia nato prima l’uovo o la gallina, di certo constatiamo la centralità dello strumento Stato nelle descritte logiche, constatazione che il complottista, che di solito è un sovranista e non un libertario, non arriva a fare.
Quindi noi dobbiamo avere ben chiaro questo concetto: lo stato trasforma in decisione pubblica indivisibile gli interessi dominanti, aggiungendo la sua quota di interesse “statalista”, che però è lietamente accolta dagli interessi dominanti, i quali incamerano questo plusvalore della sovranità subappaltato in loro favore dallo Stato, riconoscendo quindi al politico il suo salario, od onorario, sia in termini di aura del governante, sia in termini di benefit, per il servizio prestato.

In un caso come quello delle case produttrici di vaccini, come in vari altri di carattere finanziario, constatiamo come la dimensione continentale (quindi in questo caso stiamo parlando di Unione Europea) consente ai grandi interessi costituiti di rendere estremamente vasta la trasformazione dei loro target in scelta pubblica in un grande ambito spaziale, il che è tanto più antidemocratico, in quanto preclude a interi popoli di sottrarsi a quella scelta pubblica di grande spazio, riducendosi il pluralismo e aumentando l’uniformità, nell’illusione che la decisione pubblica di grande spazio sia più lasca, al meta-livello delle regole, laddove persino il livello continentale, facendosi direttamente “Stato europeo”, riesce a risultare estremamente minuzioso, in quanto stanza di compensazione dotata di grandi tecnicalità, con riferimento alla conciliazione degli interessi più forti, i quali richiedono negoziazioni estremamente dettagliate, salvo che tali negoziazioni non valgono solo inter partes, ma erga omnes, in quanto dette negoziazioni da “contratto” si trasformano in decisione pubblica, quindi, semmai, in contratto in danno di terzi.


Se quindi lo Stato (in senso lato) è oggi, e non da oggi, strumento di affermazione di determinati interessi, i quali sono talmente forti da imporre allo Stato, o di mediare con esso, di rendere quegli interessi particolari e privati interessi “generali” da imporre a tutti e ciascuno, attraverso il collaudato requisito del monopolio della forza e della normazione, attività scientifica -purtroppo liquidata come complottismo dagli stupidi- sarebbe ogni qualvolta di indagare alla perfezione quali siano tali interessi tutelati. Il che non significa, si badi, che lo Stato da strumento “cattivo” divenga “buono” a seconda degli interessi tutelati; e tuttavia non può sfuggire come tale rinnovato approccio consenta ora di guardare con un occhio diverso a quei “dittatori”, o liquidati come tali, che riescono davvero a rendersi “politica forte”, in grado di resistere alla tentazione di farsi mero strumento retribuito degli interessi economici, i quali hanno di mira lo Stato solo per assoggettarlo quale garante di quegli interessi.

Se davvero, quei “dittatori” credono di potere perseguire “interessi pubblici” autentici, ad esempio in nome del loro “popolo”, è quindi ovvio che siano sbeffeggiati in quanto “sovranisti” e “populisti”, e tanto più se sono anche sinceri. Ciò non toglie che lo Stato resta strumento inadeguato, in quanto comunque preteso monopolio coercitivo di servizi, e tuttavia anche le intenzioni contano in un giudizio, così come assume rilievo distinguere chi è in buona fede da chi è in malafede, chi è più ipocrita e ciarlatano da chi lo è meno, e il più ipocrita e ciarlatano è quello, il quale di più cerca di convincerci che il suo comodo privato sia “interesse pubblico”, al punto di imporcelo senza tanti scrupoli. In questo certa cultura liberale e anche libertaria, pur critica nei confronti dello Stato, ha sbagliato per difetto, quando non per ipocrisia, individuando nel “politico democratico” l’incameratore dei plusvalori della sovranità, quando il politico democratico è molto più spesso un impiegato o un promotore finanziario di ben altri incameratori.

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