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Covid e diritti, il presente è un futuro distopico a venire: uguaglianza di diritti non significa uguaglianza tout court

Chi è elitario, non può essere popolare, non commetterò “l’errore di Mario Monti”. Nella persona equilibrata - come ha scritto Oscar Wilde nel De profundis - comprendere è già accettare. La consapevolezza non si trasforma in sterile vittimismo o, peggio, in disperazione

Di Alfredo Tocchi

26 Gennaio 2022

Covid e diritti, il presente è un futuro distopico a venire: uguaglianza di diritti non significava uguaglianza tout court

In quanto il mondo è mostruoso. In quanto sembra non lasciare speranze per il futuro, A. guarda suo figlio e capisce che non deve permettersi di disperare. È responsabile verso una giovane vita, e in quanto è lui che l'ha fatta nascere, non può disperare (Paul Auster L'invenzione della solitudine).

Oggi, 25 gennaio 2022, è una giornata di sole almeno qui, sul lago Maggiore. L’Italia attende l’elezione del Presidente della Repubblica, mia figlia gioca in giardino col mio cane We-go, io scrivo.
Due anni fa, al primo lock down, riscrissi Bella ciao a modo mio, concludendo che ero diventato anarchico. Nel mio piccolo, ho cercato di lottare contro coloro che mi hanno privato di diritti costituzionali: una querela, una tappa della Marcia delle Libertà a fianco del Giudice Paolo Sceusa, molti articoli su Il Giornale d’Italia, un parere pro veritate sull’incostituzionalità dell’obbligo vaccinale. Sono stato tra i primi ad alzare la voce contro i D.pcm: l’unico risultato è stato litigare con circa la metà degli amici su Facebook e quasi tutti gli amici reali. Qui al lago, avevamo la simpatica consuetudine di prendere un aperitivo insieme, il sabato e la domenica. Non ci vado più, non ho più voglia di litigare. In fondo, la mia è stata una vita da tesi minoritaria: incompreso come scrittore, marito, padre e ora amico.
Chi è elitario, non può essere popolare, non commetterò “l’errore di Mario Monti”. Nella persona equilibrata - come ha scritto Oscar Wilde nel De profundis - comprendere è già accettare. La consapevolezza non si trasforma in sterile vittimismo o, peggio, in disperazione. Ho letto Emil Cioran, Al culmine della disperazione, ma non sento il bisogno di sintetizzare in aforismi ciò che sto vivendo. Piuttosto, sento il bisogno di immaginare un futuro diverso dal presente. Perché il presente è intollerabile, è un futuro distopico in divenire. Essere anarchico è prima di tutto uno stato dell’anima: lo sono da sempre, non da due anni. Non ho mai preteso di insegnare nulla, mi sono illuso di educare le mie figlie con l’esempio. Ma quale esempio? Individualista, lontano dai partiti, dai movimenti, dai gruppi organizzati, dalle logge massoniche, dalle bande, dalle lobby, incapace di far parte persino di gruppi di lavoro, insofferente a ogni forma d’imposizione, sono un fallito. A stento ho trovato un’agente letteraria e un’editrice, ma sono del tutto incapace di promuovere i miei scritti. Lasciarsi portare dalla corrente è molto meno faticoso che risalirla a nuoto e io annaspo, non lo nego. Allora, perché fare lo sforzo di immaginare? Nel mondo di oggi, gli unici individui con una spinta ideale sono gli estremisti religiosi. Agnostico, ne ho orrore. Eppure, ne ammiro la spinta ideale. Il mondo di oggi ha imboccato la strada del transumanesimo. Ci sono persone convinte che l’intelligenza artificiale salverà il mondo. Malgrado la potenza e la velocità di calcolo sempre maggiori dei moderni computer – che fanno sì che l’intelligenza artificiale abbia già da tempo superato l’intelligenza umana nella esecuzione di calcoli complessi o di lavori di precisione - essi restano incapaci di riprodurre il pensiero umano. Questo perché, secondo Federico Faggin (tra i massimi studiosi in materia), il cervello umano è in grado di "pesare" i dati ricevuti, ovvero di capirne il significato. L'uomo ha, dunque, consapevolezza di sé, di ciò che pensa, di ciò che sa e di ciò che non sa. Ed è proprio questa consapevolezza a renderlo vivo e, quindi, assolutamente diverso da un computer, che non è vivo. Per Faggin, la consapevolezza non è un epifenomeno dei processi neurologici, come ritengono molti scienziati, ma un qualcosa di realmente esistente. La sua opinione è che siccome non si è mai riusciti a comprendere scientificamente la consapevolezza, la si è ritenuta non esistente. Essa non potrà mai essere compresa finché si continuerà ad applicare uno studio riduzionistico ad un sistema olistico. Le intelligenze artificiali non potranno, dunque, equiparare l'intelletto umano finché saranno basate su sistemi riduzionistici, in quanto dotati di una consapevolezza inferiore non per grado, ma per qualità.
In sintesi, tutti coloro che oggi prefigurano una giustizia amministrata da super computer, una società di persone valutate da algoritmi (come in Cina) e cose del genere, hanno una ben bassa opinione dell’essere umano. L’equità, la comprensione del caso singolo, sempre irripetibile, è unicamente umana, data dalla relazione di un essere vivente con il mondo, tramite i cinque sensi, l’educazione e l’apprendimento. La straordinaria e sottovalutata meraviglia della natura è che ogni istante, ogni essere vivente è diverso dai miliardi di suoi simili. Ho orrore di una società di uguali. Uguaglianza di diritti non significava uguaglianza tout court: il fraintendimento può essere fatale.
Essere anarchico significa in primo luogo amare la propria libertà e quella degli altri esseri umani. Libertà, altro concetto frainteso. Oggi il Governo ci concede diritti costituzionali a condizione che ci facciamo vaccinare. L’assunto è profondamente sbagliato: in quanto esseri umani alcuni diritti ci spettano per nascita, non sono una graziosa concessione dello Stato che li rilascia “a condizione che”. Occorre rovesciare un Governo che calpesti i nostri diritti, è un imperativo morale.
Due anni fa, sono diventato anarchico. Oggi, sono un anarchico rivoluzionario. Ho letto il Manifesto del Partito Libertario scritto da Fabio Massimo Nicosia e ho trovato un altro uomo che come me sente il bisogno di immaginare un futuro diverso dal presente. Un uomo che ha una forte spinta ideale. Oggi, 25 gennaio 2022, in questo presente distopico, mentre uomini senza alcuna spinta ideale si affannano a eleggere un Presidente della Repubblica che non mi rappresenterà proprio per nulla esattamente come Sergio Mattarella, che ha consentito che i miei diritti inalienabili fossero revocati con D.pcm, io immagino un mondo immensamente migliore.

Di Alfredo Tocchi

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