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Covid, Meat Loaf: in Italia avrebbero gioito della morte di un untore. Io oggi ti piango come piangerei un amico

Non so perché tu sia morto, ma sono certo che in un ospedale americano non avresti trovato un Pregliasco pronto a domandarti un Green pass o un medico di base che non cura i no vax

Di Alfredo Tocchi

23 Gennaio 2022

Meat Loaf

Meat Loaf (fonte: Twitter @RSInews)

It was always summer and the future called
We were ready for adventures and we wanted them all
And there was so much left to dream
And so much time to make it real

Meat Loaf, 27 settembre 1947 – 20 gennaio 2022.
Covid, così hanno scritto. Un trafiletto a margine della pagina on line, nulla di più. Ho smesso di acquistare i quotidiani, leggo i titoli e già così ci resto male. No, non sono le brutte notizie a farmi male, è la rivoltante offensiva contro una minoranza, la disgustosa acrimonia verso chi ha un’opinione diversa da quella del potere. Alla televisione guardo soltanto Focus, Motor Trend e qualche film. Facendo zapping un po’ troppo lentamente, ho assistito all’attacco di Gianni Riotta al Professor Ugo Mattei: non so come commentare.
C’è stato un tempo in cui era sempre estate e il futuro ci chiamava. Eravamo pronti a ogni avventura e volevamo viverle tutte. Avevamo tanti sogni e il tempo per realizzarli.
Oggi, cosa ci resta?
Covid, così hanno scritto.
Se tu fossi morto qui, in questo Paese, avrebbero aggiunto che eri un no vax e avrebbero gioito per la morte di un untore. L’odio e la calunnia sono di casa. Gli stessi personaggi televisivi, da sempre convinti di essere i depositari della verità e del politicamente corretto, dal gioioso carrozzone mediatico che Milan Kundera ha chiamato “il kitsch della sinistra” avrebbero gioito come tricoteuses davanti alla ghigliottina.
Non so perché tu sia morto, ma sono certo che in un ospedale americano non avresti trovato un Pregliasco pronto a domandarti un Green pass o un medico di base che non cura i no vax.
A me non importa se fossi o meno un no vax, non m’importa se sei morto di Covid.
Ti piango perché sei stato la colonna sonora degli anni migliori della mia vita. Sembra ieri… Objects in the rear view mirror may appear closer than they are.
Ascolto Heaven can wait e mi commuovo come un vecchio, il vecchio che sono, pensando a un tempo in cui i virus chimera sviluppati per uso militare non uccidevano cinque milioni e mezzo di persone. Un tempo in cui si scrivevano Costituzioni, Dichiarazioni, Convenzioni Internazionali che sancivano il diritto di ciascun essere umano, di ciascun essere umano, di accettare o rifiutare trattamenti medici. Certo, esistevano le vaccinazioni obbligatorie, veniva tutelata la salute pubblica, ma non si mentiva spudoratamente dicendo che sono i no vax a diffondere il contagio, mentre i tri vaccinati non si ammalano e non lo diffondono. Non si impediva a una minoranza di godere dei propri diritti umani e costituzionali per restare coerenti con una bugia.
But that was once upon a time,
Now it's a brand new world.
Meat Loaf, oggi ti piango come piangerei un amico. Non so cosa mi abbia preso: la tua morte – Covid – mi rende tristissimo.
Sono vivo, ma questo mondo non mi piace. Ti ascolto cantare:
Gimmee the future, gimmee the future
e intuisco che qualcuno mi ha privato del mio futuro. Lo ha reso distopico e io lo sto già vivendo. E non è la paura del Covid (che del resto ho già avuto). E’ la paura dell’odio che persone ignobili sfogano su una incolpevole minoranza.

Di Alfredo Tocchi

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