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Benedetto Croce

Il mio canto libero agli eroi di questa guerra: quelli che hanno il coraggio di rappresentare una minoranza privata dei diritti

“Andrà tutto bene” è stato il simbolo di questi due anni, dell’atteggiamento fatalista e passivo con cui il mondo Occidentale ha combattuto la guerra

Di Alfredo Tocchi

18 Gennaio 2022

Coronavirus

Coronavirus (fonte foto Lapresse)

Due anni fa, il 31 gennaio 2020, il Consiglio dei Ministri deliberava lo stato di emergenza nazionale.
Il giorno precedente, L’Organizzazione Mondiale della Sanità aveva dichiarato emergenza di sanità pubblica di interesse internazionale l’epidemia di coronavirus.
In due anni, sono morte 5.550.000 persone oltre 141.000 soltanto in Italia (dati al 17 gennaio 2022).
I media di tutto il mondo hanno paragonato la pandemia a una guerra contro un nemico invisibile. Il nemico invisibile sarebbe il virus. Io non sono d’accordo: il virus è l’arma, ed è più che mai visibile. Il nemico – quello vero – è invisibile.
Tutti noi abbiamo perso familiari o conoscenti. Molti di noi hanno avuto il Covid19. Tutti noi, in questi due anni, abbiamo perso molte altre cose, di cui soltanto adesso comprendiamo l’importanza.
C’è stato un tempo in cui il mondo Occidentale considerava importanti le leggi che si era dato. I diritti conquistati. Dopo secoli di sottomissione al potere nelle sue più fantasiose forme, il mondo Occidentale pensava di essere un’oasi di libertà individuali e collettive in un mondo ancora popolato da integralisti religiosi, dittatori e canaglie variamente assortite che calpestavano i diritti umani.
Due anni fa, al primo lock down, una sparuta minoranza di lungimiranti libertari lanciò un grido di rabbia, del tutto ignorato.
Il dominio della paura si era già instaurato nelle menti della massa, che ha sempre trovato proprio nella paura il proprio principale elemento aggregante.
“Che senso ha gridare che i tuoi diritti costituzionali sono stati violati, sei tanto stupido da non accorgerti che siamo in guerra?”
La sera, al telegiornale, il quotidiano bollettino delle vittime, preceduto dal rapporto dello Stato maggiore. Poi, naturalmente, i filmati dei mezzi militari carichi di bare.
Così, mentre chi gridava veniva ridotto al silenzio, deriso, insultato, espulso dai media nazionali, ridotto ai margini della società “civile”, un uomo non eletto dal popolo governava a colpi di D,pcm, ben consapevole di non avere i numeri per rispettare almeno formalmente il primo principio della democrazia parlamentare: quello della divisione dei poteri. Non è un caso che quell’uomo fosse sostenuto dai populisti, gente senza nessun rispetto per le istituzioni democratiche, gente che ha teorizzato l’assegnazione delle cariche pubbliche per sorteggio, che al primo accenno di dissenso ha epurato il movimento dei propri elementi migliori.

In due anni il popolo italiano ha patito arresti domiciliari, divieti di esercitare attività lavorative, discriminazioni tra cittadini asseritamente uguali davanti alla legge e trattamenti sanitari obbligatori.

Sconfitto, privato dei miei diritti costituzionali, deriso, insultato, senza più qualcuno che mi rappresenti in Parlamento sui media nazionali, ridotto ai margini della società “civile”, io mi domando: chi è il nemico? La storia svelerà questo mistero, quando forse io sarò già morto. Ma è davvero così importante stabilire se il nemico sia la natura o un gruppo di uomini guidati da finalità che – da agnostico – non so definire altro che diaboliche?
Nei laboratori militari, scienziati hanno ricreato virus come quello della polio o dell’influenza spagnola per combattere le guerre del futuro. Queste armi esistono e noi esseri umani siamo il loro bersaglio. Queste armi non sono il nemico, il nemico è il militare che pianifica le guerre. Oggi, quel militare sa una cosa che due anni fa non sapeva: il virus è l’arma definitiva, quella sempre sognata, capace di distruggere non soltanto le persone, ma il loro modello di vita, la loro fiducia nel futuro (e questo era già possibile con le lance, le spade e i cannoni), e la loro capacità di giudizio.
La lezione di questi due anni è che davanti alla paura anche noi, uomini Occidentali, ci comportiamo come animali.
Perché voglio scriverlo a chiare lettere: chi discrimini una minoranza, chi la privi della rappresentanza politica, della libertà di parola, dei diritti costituzionali (inclusi quello alla libera circolazione, al lavoro, alla scelta di rifiutare un trattamento sanitario, alla patria potestà che viene esercitata da un giudice che dispone la vaccinazione di un minore contro la volontà dei genitori) è un animale.

Ho orrore di chi eserciti il proprio potere con la forza, la discriminazione, la punizione arbitraria ed eccessiva. Ho orrore di chi è convinto che i diritti individuali siano qualcosa che è possibile violare, sospendere, senza neppure una legge votata dal Parlamento. Ho imparato che alla maggioranza delle persone di tutto questo non importa nulla ed è una lezione amara anche per un uomo anziano e disilluso.

Credevo che l’umanità (o perlomeno quella Occidentale) avesse a cuore le proprie libertà, invece era inebetita, costantemente alla ricerca di soddisfare bisogni indotti, senza più valori, senza una vera volontà di cambiamento, sempre con la mente altrove, davanti ai propri schermi, ignorante, indifferente, impassibile rispetto alla quasi totalità dei problemi e soprattutto compattata come un branco di animali dalla paura del nemico invisibile.

“Andrà tutto bene” è stato il simbolo di questi due anni, dell’atteggiamento fatalista e passivo con cui il mondo Occidentale ha combattuto la guerra.

Voglio essere molto chiaro: i vigliacchi non hanno mai vinto una guerra e non saranno loro a vincere questa. Questa guerra, dopo due anni, ha annientato il nemico. L’arma del virus è stata vincente. Una blitzkrieg che passerà alla storia.

In due anni ho perso tutte le mie certezze ma, soprattutto, la mia fiducia nel mio prossimo. Guardo lo striscione sbiadito appeso al cancello del mio vicino e penso che vorrei andarmene in un Paese con una spinta ideale, governato da un filosofo che predichi i valori che furono dell’Occidente. Sogno un nuovo umanesimo, una società di persone con una forte spinta ideale, che non si pieghino alla logica di guerra, che davanti al pericolo concreto reagiscano con coraggio e senso di responsabilità. Tutti vaccinati volontariamente, dunque? Forse, se davvero la vaccinazione immunizzasse dalla malattia e impedisse la diffusione del contagio. Oggi sappiamo che al contrario gli effetti sono limitati a venti settimane. Non farò la terza dose, perché vorrebbe dire accettare una dose ogni 4 mesi, per tutta la vita. Tutta la vita soggiacere alla logica dello stato di emergenza, ai decreti liberticidi. Non farò la terza dose perché preferisco rischiare gravi complicanze che accettare il totalitarismo. Non mi abituerò al Green pass come auspica il Ministro Roberto Speranza, non mi abituerò al bavaglio messo ai dissidenti dai media nazionali, non me ne starò zitto pensando “Adda passà ‘a nuttata”.

Da questa casa non posso più uscire per andare in Tribunale, ma scriverò una citazione. Non posso più prendere la metropolitana per andare in redazione, ma scriverò un articolo.

Canterò i miei eroi di questa guerra, che non sono soltanto gli operatori sanitari, ma persone eccezionali come il Dottor Giuseppe De Donno, istigato al suicidio dai detrattori della sua terapia con il plasma iperimmune, come il Presidente Emerito Paolo Sceusa, che sta marciando da Venezia a Roma per le libertà, come il Professor Giovanni Frajese, il filosofo Andrea Zhok e l’Europarlamentare Francesca Donato, che hanno il coraggio di andare in televisione a rappresentare una minoranza discriminata e privata di diritti costituzionali.

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