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Un saluto a mio padre, eterno giovanotto dalle mille risorse e dagli aforismi memorabili

Lui giovanottesco lo era: fino a pochi mesi fa era un uomo di 85 anni che pareva forse di sessanta e che faceva quaranta, dicesi quaranta vasche di piscina al giorno

Di Lapo Mazza Fontana

22 Novembre 2021

Mio padre, un eterno giovanottesco instancabile dagli aforismi memorabili

Fonte: Unsplash

Rapidi ed invisibili partono i sommergibili, come diceva una canzonetta militaresca della ultima guerra mondiale; nei suoi tardi 80 è andato mio padre, nel sonno. Era stato ricoverato a Grosseto pochi giorni fa, aveva una neoplasia al fegato, non si sa esattamente da quanto perché aveva sintomi collaterali lievi da pochi giorni e non ha avuto sintomi algici particolari se non qualcuno sabato, trattato subito con lievi dosi di morfina, aumentate lunedì; è stato in definitiva fortunato anche stavolta, ma in definitiva la previsione della mamma che ci avrebbe sotterrati tutti quanti non si è avverata. Per me resta un brutto colpo ma neanche lui avrebbe trascurato il lato ironico; era sicuramente stronzo ma era fottutamente arguto. Non mi mancherà quanto mi manca la mamma ma mi mancherà anche lui, come del resto mi era mancato per tanti anni. Che stronzata la esistenza eh?

Era nato a Ferrara quando mio nonno comandava una caserma di Cavalleria ma era cresciuto a Firenze ed era fiorentino fin nel culo: scuola media in Inghilterra, liceo classico Dante, facoltà di Giurisprudenza dove aveva fondato con il suo migliore amico il Placido Ordine goliardico della Vacca Stupefatta, tuttora esistente, ufficiale di complemento (imboscato, a suo dire) in Aeronautica a Licola-Pozzuoli, arrivato a Milano a fare il pubblicitario con Armando Testa e Pico Tamburini inventò alcune pubblicità famose come L'uomo in ammollo Bio Presto, Raid li ammazza stecchiti e Superfaust con piretro, per poi lavorare a Londra e New York per poco, perché era troppo fiorentino per non tornarsene a Firenze, da bravo provinciale presuntuoso e borioso che era sempre stato. Delle tante belle donne che ha avuto, a parte mia madre (e la attuale fidanzata con cui stava da oltre 20 anni), e qualcuna anche famosa (omissis), non sono mai riuscito a capire se avesse mai amato sul serio alcuna di queste (forse persino comprese le due sopracitate); provai a chiederglielo pochi giorni fa e mi citó una sua fidanzata di Pontedera, una bionda parecchio figa che conobbi bene anche io molti anni fa (forse era quella che scopava meglio, mi disse).

A parte le sue collezioni di armi, uniformi, jeep e motociclette della seconda gm (e moderne con cui scorrazzava con una certa prudenza, mentre in macchina andava sempre troppo forte, amava le moto e le auto inglesi, soprattutto le spider, ma aveva culo e non si fece mai male, tranne tre anni fa, dove si ruppe quattro ossa ma non gli faceva male un cazzo, mistero) e il fatto che per quanto sostanzialmente egoista e insensibile fosse piuttosto bravo a fare praticamente qualsiasi cosa e qualsiasi sport, era talmente refrattario alla autocelebrazione che pur essendo uno sportivo seriale (mia mamma lo chiamava "Tutto per tutti gli sport", come la insegna di Brigatti, negozio storico di corso Venezia a Milano) definiva "lo sciocco sportivo" l'individuo dedito agli sport per colmare i vuoti dell'anima (mentre sulla anima musicale ci sapeva fare: l'uomo in ammollo era il jazzista Franco Cerri, con cui suonava il banjo in una piccola jazz band di vecchi amici).

Era però un uomo a cui veniva a noja presto o tardi qualunque cosa, ed era capace di prendere e lasciare oggetti e persone con lo stesso entusiasmo e la medesima facilità.
La prima automobile che mi ricordo di mio papà quando non ero ancora in prima elementare fu una Ford Capri II, 3.0 V6 Ghia con vernice speciale color oro, la unica di tutta Firenze; non ho mai capito se fosse di importazione americana o inglese, ma in Italia praticamente di quel colore, che era di fabbrica, non ce ne erano punte, come si dice da noi in Toscana. Mia madre gli impose di venderla qualche anno dopo la crisi petrolifera, dopo il '75, perché effettivamente consumava peggio di una Lamborghini.

Come ne era stato un po' tronfio a farsi rimirare da tutta Firenze se ne liberò con noncuranza che parrebbe distacco dagli oggetti, ma la verità era di un distacco dai sentimenti, persino della vanità che pure era sua; così come era stato per decenni bespoke tailoring dai sarti (non tutti di Savile Row, dove mi portó una volta dicendo che erano delle merdose sanguisughe) fino al puntiglio maniacale, divenne casual tutto d'un colpo, ma su quello incisero anche i "roaring seventies", le epoche della moda e molto probabilmente i suoi quaranta e cinquant'anni, dove spesso si vuol fare i giovanotti ad oltranza. E lui giovanottesco lo era: fino a pochi mesi fa era un uomo di 85 anni che pareva forse di sessanta e che faceva quaranta, dicesi quaranta vasche di piscina al giorno.

Era uno di quei bastardi mattinieri che non sopportano che gli altri dormano mentre loro pensano di dominare il mondo, sti rompicoglioni. Mia mamma ed io invece siamo sempre stati talpe dormiglione inette alla nascente vita post-notturna. Non ho praticamente mai litigato con mio padre, se non la volta in cui decisi di non vederlo più per oltre due decenni, ma quando mi tirava giù dal letto per andare a sciare a Zermatt alle cinque e mezza del mattino il mio amore per lui (non in realtà ricambiato, ma insieme ci siamo sempre divertiti in giro per il mondo, perché era pure un viaggiatore rompicoglioni seppur esilarante con me e con gli altri) si tramutava in sordo rancore per il mio sonno perso e le sue rampogne sardoniche per la mia pigrezza mattinale, imperdonabile anche se poi mi facevo il culo triplo in seguito, cosa che ad onor del vero lui poi non mancava di apprezzare, non posso negarlo.

Restano memorabili alcuni suoi aforismi come "Dio svizzero, gli italiani mi hanno straripato i coglioni", "rendere edotti gli insipienti è come pulirsi il culo a revolverate" e "i vecchi son teste di cazzo più morti dei giovani che pure son gente morta". Forse la sua generazione, che ha visto la seconda guerra mondiale, il dopoguerra, il boom, la swinging London, gli anni settanta e di piombo, gli ottanta voglia di sco parti, gli opulenti novanta e pure questa Brutt'Epoque dei duemila, non resterà un unicum nella Storia umana perché ogni generazione ha avuto le sue glorie e infamie, però si sono divertiti un botto, questo sì.

Ps nota riservata:
Mio padre prima di fare la seconda dose Pfizer stava benissimo e non aveva patologie rilevate nonostante visite costanti (era monitorato post incidente d'auto); dopo la seconda dose è stato sempre peggio fino al ricovero in ospedale con annessa pericardite, dove gli hanno trovato le neoplasie, fino ad allora silenti? Non si sa. Non attribuisco certo il decesso allo Pfizer-BioNTech, ma il dato resta.

Di Lapo Mazza Fontana.

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