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Corte dei Conti indaga su Aifa: "Rifiutò farmaci gratis, poi li comprò"

La denuncia era iniziata da Il Fatto Quotidiano, che aveva rilevato come la spinta sui vaccini avesse fatto terra bruciata su terapie che oggi si dimostrano funzionanti

07 Ottobre 2021

Corte dei Conti indaga su Aifa: "Rifiutò farmaci gratis, poi li comprò"

Fonte: lapresse.it

Dopo quasi un anno dalla denuncia de Il Fatto Quotidiano, ora la Corte dei Conti indaga su Aifa. Per l'accusa l'ente regolatore "rifiutò farmaci gratis, poi li comprò", con un ritardo che potrebbe aver salvato tante vite mentre si pensava solo a trovare un vaccino. La denuncia ora ha trovato terreno fertile dopo che la magistratura contabile ha avviato un fascicolo per fare luce su quanto accaduto, un fatto che potrebbe mettere in seria discussione il nostro ente delegato all'approvazione di farmaci e vaccini sul territorio italiano.

"Scelta pubblica non adeguatamente ponderata"

Per la Corte dei Conti Aifa avrebbe svolto una "scelta pubblica non adeguatamente ponderata", sottovalutando qualsiasi terapia proposta per prevenire l'aggravarsi dei sintomi portati dal virus Sars-Cov-2. Un errore grave, che probabilmente avrebbe potuto salvare vite ed era stato già denunciato lo scorso dicembre 2020, quando era emerso chiaramente che nella dirigenza dell'ente regolatore ci fosse una diffidenza di fondo nei confronti delle terapie alternative.

Ad aggravare l'accusa ci sarebbe poi il fatto che queste terapie erano a disposizione gratuitamente, proprio per favorire e accelerare la sperimentazione su larga scala. L'Italia aveva l'occasione di sperimentare a costo zero  10mila dosi di Bamlamivimab offerte dagli Stati Uniti per tramite del professor Guido Silvestri che si era speso, anche personalmente, per avere l’avvallo della multinazionale Eli Lilly.

Alla fine l'Aifa respinse la proposta, nonostante si scoprì presto che il farmaco aveva una capacità di prevenzione delle ospedalizzazioni dal 72% al 90%. Ma non solo: il farmaco ha iniziato a essere letteralmente prodotto in Italia, per andare a curare i malati negli Stati Uniti, in Israele, in Germania eccetera. "Li inviamo in tutto il mondo", aveva confessato il direttore dello stabilimento Aldo Braca, "ma in Italia se faccio uscire una fiala dal cancello mi arrestano". Infatti in Italia si continuava a morire e l'unica risposta data dalla Sanità è stata: serve il vaccino.

Le rivelazioni del presidente Aifa

Il cambio di scenario si è avuto solo a gennaio 2021, quando il neopresidente dell’Aifa Giorgio Palù ha insistito affinché il ministro alla Salute Roberto Speranza approvasse l'utilizzo delle terapie anticovid. Una scelta, però, infelice e in forte ritardo sul resto del mondo, tanto che ogni singola fiala da allora è costata cara al nostro Paese.

La Corte dei Conti chiamerà in giudizio l'Aifa per danno erariale, dato che l'infelice scelta di rifiutare le 10 mila dosi dagli Usa hanno creato ingenti danni non solo economici, ma anche sanitari. A partire dallo scorso ottobre 2020 sono state tante le riunioni interne alla dirigenza Aifa, dove ogni proposta veniva declinata con "non si può fare", anche se si scoprì che in caso emergenziale non c'era decreto in grado di andare contro le terapie anticovid. Un'offerta persa e una grave perdita per il Paese, che ha da allora subito "indicibili sofferenze e la perdita di vite umane" che, forse, si potevano evitare.

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