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Mattarella invoca un esercito europeo: prima "ideale" potente, ora solo grande occasione mancata

Si ipotizzava una grande Europa indipendente, che potesse stare alla pari dell'America. Era il sogno di un mondo nuovo. La realtà è ben diversa

Di Pierfranco Faletti

11 Settembre 2021

Mattarella invoca un esercito europeo: prima "ideale" potente, ora solo grande occasione mancata

fonte: pixabay

Il 30 agosto 1954 va ricordato come il giorno più buio nella recente storia della costruzione dell’Europa. Il nostro continente era reduce da due guerre mondiali fratricide, devastanti e catastrofiche. Per la loro soluzione si era dovuto ricorrere al determinante intervento USA, una assoluta novità nella storia delle guerre europee. Dopo tanti massacri, alcuni lungimiranti leaders, al termine del secondo conflitto, si posero il problema di come evitare nuove sciagure. I francesi Jean Monnet e Robert Schuman, il tedesco Konrad Adenauer e l’italiano Alcide De Gasperi, intuirono che il modo migliore per ingabbiare le potenziali nuove velleità guerriere, fosse quello di vincolare gli ex nemici, alla condivisione delle principali materie prime.

Nacque così, nel 1952, la CECA, Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, che unificava i giacimenti di queste due fondamentali risorse, a partire dai bacini della Ruhr, dell’Alsazia e della Lorena. Si creava un vincolo che impediva l’utilizzo di queste miniere, le une contro le altre armate. Con gli stessi obbiettivi e quasi contemporaneamente, René Pleven, Primo Ministro Francese, soprattutto con la collaborazione di due italiani, il Premier Alcide De Gasperi e Altiero Spinelli, autore del famoso “Manifesto per un’Europa libera e indipendente”, lanciò la proposta di costituire un comune esercito europeo. Era il progetto CED, Comunità Europea di Difesa, che unificava gli eserciti di Francia, Germania Occidentale, Italia, Belgio, Lussemburgo e Paesi Bassi, gli stessi che avevano dato vita alla CECA, un embrione della futura Comunità Europea.

Questo avrebbe dovuto rappresentare la base per la successiva nascita e sviluppo della Federazione Europea, l’organo politico costituente gli Stati Uniti d’Europa, potenzialmente la prima potenza mondiale.

Dopo i Governi, i Parlamenti delle sei nazioni interessate al progetto, avrebbero dovuto ratificare tale decisione. 

In quel funesto giorno di agosto, un modesto Primo Ministro Francese, il radical socialista Pierre Mendès France, succeduto a Pleven, convinse l’Assemblea Nazionale Francese a negare il suo voto favorevole, facendo crollare inaspettatamente la delicata costruzione montata dai suoi predecessori.

In quel momento l’Europa non significava soltanto un esercito comune, ma rappresentava una speranza, un ideale, un lungimirante progetto di politici, intellettuali, professionisti, imprenditori e soprattutto giovani e studenti europei.

Si guardava alla grande America che aveva vinto la guerra e si ipotizzava una grande Europa indipendente, che potesse starle alla pari. Era il sogno di un mondo nuovo.

Da quel giorno qualcosa si ruppe, non tanto per la rinuncia ad un esercito comune, ma per la dimostrazione che ancora una volta i sei paesi, culla del Continente, di fronte ad una decisione importante erano ancora divisi, non andavano d’accordo.

Il percorso si era subito inceppato, la magia era svanita.

Da lì tutto fu più difficile, ma soprattutto passò rapidamente di moda la parola “ideale”, riferita all’Europa, che tanto aveva appassionato e galvanizzato i giovani di quegli anni.

È rimasta soltanto la politica, una politica non emozionante, non trascinante, che si è occupata soltanto di denaro e che nell’”euro” ha trovato l’unica sua modesta ragione d’essere.

In settanta anni, questa politica timida e inconcludente non è nemmeno riuscita ad approvare una Costituzione.

È come se in una Società di capitali od in una qualsiasi Associazione, non esistesse uno Statuto, è come se la Chiesa non avesse una dottrina, è come se in un condominio non ci fosse un Regolamento.

Il nostro Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che non è Alcide De Gasperi, ripropone oggi, a distanza di 70 anni, la creazione di un esercito europeo, un’idea che allora rappresentava le solide fondamenta di una costruzione proiettata verso il cielo, ma che oggi purtroppo rappresenta soltanto la certificazione di una grande occasione mancata.

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