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Momento Farinacci: come sopravvivere all'era del fanatismo demente, dei nevrotici sdoganati e dei governi golpisti

Con una dose in endovena di Nietzsche e una corrispondenza dal Festival del cinema di Venezia

Di Lapo Mazza Fontana

04 Settembre 2021

Momento Farinacci: come sopravvivere all'era del fanatismo demente, dei nevrotici sdoganati e dei governi golpisti

fonte: Wikipedia

Prologo omninecessario: chi veda no vax anche nella pasta e fagioli continui pure ad assumere psicofarmaci, o ne sfugga a piacere, ma si eviti cotal lettura.
Chi sia si vax ma non god vax prosegua. Chi sia no vax faccia il kakkio ke vuole, more solito.

E fu così, che appena maggiorenne, il nostro filosofo prussiano cominciò a scrivere:

Willensfreiheit und Fatum (Libera volontà e fato)

dove tentava di spiegare il divincolarsi dell'uomo dai macigni di un destino torvo per definizione.

E poi a seguire negli anni:

Über die Zukunft unserer Bildunganstalten (Sul futuro delle nostre istituzioni educative)

Die Geburt der Tragödie (La nascita della Tragedia)

Über Wahrheit und Lüge im aussermoralischen Sinn (Su verità e menzogna in senso extramorale)

Vom Nutzen und Nachteil der Historie für das Leben (Su utilità e danno della Storia per la vita)

Unzeitgemässe Betrachtungen (Considerazioni inattuali)

Menschliches, Allzumenschliches (Umano, troppo umano)

Die fröhliche Wissenschaft (La gaia scienza)

Also sprach Zarathustra (Così parlò Zarathustra)

Jenseits von Gut und Böse (Al di là del bene e del male)

Zur Genealogie der Moral (Alla genealogia della morale)

Götzen-Dämmerung (Il crepuscolo degli idoli)

Der Antichrist (L'anticristo)

Ecce homo.

Ecco, anche solo una lettura sbadata di alcuni dei titoli dei testi più celebri di Friedrich Nietzsche basterebbe a tratteggiare, per citare viceversa Giorgio Manganelli, la HILAROTRAGOEDIA in cui la eterna cialtronazzaggine della nostra vituperabile razza di scimmie ci ha trascinati, scambiando una pandemia indubbiamente grave per una peste medievale. Ma non di questo si concioni costí: si evinca invece che dalla crassissima ignoranza (non solo dei testi del filosofo prussiano e apolide) si produce con agghiacciante ciclicità una eternamente rinnovata epifania di prolassi anali ove, come diceva la saggia madre del sottoscritto, il nevrotico ammazza il sano.

Sì, ma che c'entrano Farinacci con Nietzsche, i nevrotici e i golpisti con il Festival di Venezia, oppperbacco eppperdindirindina?
C'entrano, c'entrano, mo spieghiamo.

Innanzitutto chi kakkio era Farinacci.
Roberto Farinacci, classe 1892 da Isernia, ex ferroviere diventato avvocato pare acquistando una tesi altrui, fascista di punta della prima ora, ras di Cremona, protagonista della corrente interna più estremista del Partito fascista, antisemita, filotedesco, mutilato in Etiopia pescando di frodo, adulatore e dispregiatore insieme di Mussolini, perennemente in bilico tra acuto istinto d'animale politico e sostanziale cialtroneria derivata da pressappochismo tipico di fanatico in camicia nera, corrotto, violento, arruffapopolo quanto ben lontano da canoni etici ed estetici da guerriero romano e men che meno ariano-germanico; fu il simbolo più conosciuto della ottusità fascista più becera e tragicomicamente spavalda. Finí fucilato dai partigiani a Vimercate mentre cercava di scappare in Svizzera con valigie piene di gioielli, come fece Mussolini stesso, poi catturato maldestramente travestito da soldato tedesco e fucilato pure lui insieme alla amante Claretta Petacci. E anche in questo caso i nomi, che fanno il colore: i petacci, i farinacci, gli ACCI come metafora del peggio. Per tacer della cretinaggine purtroppo endemica in particolare nel nostro simpatico paese ex fascista, paese inventore del fascismo, paese greco, romano, germanico-barbarico, transalpino, alpino, prealpino, appenninico e mediterraneo, afflitto da una tanto diffusa IMBECILLITAS derivante da sottoscolarizzazione e analfabetismi di retaggio antiquo, molto avanti il Duce, che era poi un autodidatta. Ma che dico molto avanti il Duce, molto avanti e basta. Sì, nel plaudire il Duce.
Paese ex fascista sì, ma anche capace di ricostruirsi come antifascista e sinceramente democratico nel dopoguerra, generando nel contempo una delle cinematografie più importanti e prestigiose del mondo proprio dalle macerie del fascismo. Sì sì, mai inutile chiamare in causa i soliti noti Rossellini De Sica Visconti Pasolini Antonioni Fellini solo per sciorinar del meglio del meglio.

Rimasto qualcosa, del grande cinema italiano al Festival di Venezia 2021 in piena nevrosi da Covidddi italiota? Zero virgola zero, anzi, forse zero virgola qualcosa.

Questo ci spetta e questo ci resta, all'alba del 2021, quando il 2 settembre il Signor Presidente del Consiglio Mario Draghi, già sicario dei mandanti che hanno architettato e costruito la Europa più povera, diseguale, disunita, disperata e politicamente liquefatta di sempre, che già misero in ginocchio una nazione intera, la Grecia, e che si disfecero come deiezioni canine spazzate via da candeggina di portinaio per mano di un branco di sedicenti studenti coranici straccioni sulle mura dell'aeroporto di Kabul, ebbe la ormai dissennata sfacciataggine di annunciare un "obbligo vaccinale" unico al mondo, nonché minaccia da guappi di cartone, sulle baionette di improbabili gendarmi di Pinocchio armati di siringa.

È quindi questo il Momento dei Farinacci: degli ipocondriaci ormai assurti a santoni, dei nevrotici ossessivi compulsivi, dei pedissequi perbenisti e conformisti ma con la bava alla bocca, dei voltagabbana eterni, dei cerchiobottisti diventati squadristi conto terzi o in proprio, dei plauditori dell'Uomo forte, meglio se intimamente cialtrone e sottilmente insicuro, per tangenzialmente rassicurare che non sarà meglio delle più meschine pulsioni, dei sensi di colpa e delle code di paglia.

È questo il momento del tripudio della psichiatria, del fanatismo e dello spararle grosse, della bottiglia di olio di ricino che ti manda a cacare nel cesso coi piedoni, come chiamava il cesso alla turca il mefitico figlio del Perozzi in Amici miei di Germi/Monicelli. È il momento dei "goffi turiferari", come D'Annunzio chiamava lo stesso Farinacci qualche annetto dopo aver scritto le didascalie del film Cabiria, il kolossal italiano del cinema muto. È il momento delle carriere da squadristi stronZate sul nascere, alla Flaiano: il momento della divisa da federale portata, anche questa di frodo e a sbafo, dal graduato Primo Arcovazzi, interpretato da un Ugo Tognazzi tronfio e smarrito nel celebre film di Luciano Salce. È il momento della Ricotta di Pasolini, dove si descrive la società italiana: "il popolo più analfabeta, la borghesia più ignorante d'Europa".

Cosa è rimasto di quel cinema italiano che sbeffeggiava il potere e si poneva alla testa di una Europa da ricostruire, a questo Festival di Venezia teoricamente considerato post-Covidddi, ma in realtà in Covidddi pienissimo? Zero virgola zero fratto zero declinato allo zero. Forse con la sola eccezione di Paolo Sorrentino, che sarebbe intimamente ribelle a sé stesso prima che ad una società ormai sotto una incessante pioggia di merda alla Blade Runner, anche se scrivesse un film sui Puffi. Forse con la eccezione dei Freaks di Mainetti. Forse con la eccezione degli altri due film con Toni Servillo dopo quello di Sorrentino; Qui rido io di Martone e Ariaferma di Di Costanzo, con un occhiuto scorcio di sglorie d'Itaglia dei teatri di allora e delle galere di mo'. Poi certo, i filmoni americani, ma quelli che ne sanno delle nostre sglorie, suvvia; Orson Welles nei film di Pasolini non ci sta più. Non bastano le armature di Ridley Scott, un Western di taglio femminile di Jane Campion o le probabili baracconate malfilmate di Villeneuve. Forse da notare Last night in Soho di Edgar Wright, fors'anche per una lettura metasociologica del presente.

E Nietzsche allora, non ha lasciato nulla in eredità al Belpaese, proprio lui ispiratore di quelle fiaccole da superuomo che tanto contribuirono insieme con le rigidità di Kant (che era prussiano anche lui), al pensiero e alla dottrina totalitaria italo-tedesca?

Pare di no, non ha lasciato se non quel Ecce homo finale, straziato, crocifisso, davanti alla folla che acclama Barabba, ma che poi forse se ne pente.
Ecco, godetevelo il Momento Farinacci. Perché non dura mai oltre la propria piramidale nequizia e oltre il fuocartificiale idiotismo.
Quando poi il Momento Farinacci finisce e rimane il muro con i buchi delle pallottole quelli che avranno gettato via la camicia nera resteranno il nulla che erano anche prima di mettersela. E resterà il muro coi buchi. Finché qualcuno non lo tirerà giù per costruirne uno più moderno e più brutto.

Di Lapo Mazza Fontana.

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