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Ferrovie Italiane, l’opportunità di aumentare la capacità di riempimento dei “treni veloci” tra il 25% e il 50% con una gestione evoluta e dinamica dei posti, indipendentemente dalle restrizioni per il Covid

Ferrovie Italiane asset di crescita per il Paese, in una situazione di debolezza del “concorrente” Autostrade, con l’opportunità di ottimizzare il riempimento dei treni, oltre che di investire sull’alta velocità beneficiando dei fondi del PNRR

Di LS

23 Agosto 2021

Ferrovie italiane: posti vuoti ma non prenotabili, eppure la capacità di riempimento dei "treni veloci" c'è

"La gente va a piedi o va a cavallo. Non è vero che si va a piedi o va a cavallo caro Leonardo, c’è anche un’altra maniera: il Treno".
"Il Treno!"
"Bravo. Allora. Il treno è costruito cosi Leonardo, dù binari, più facile di cosi si muore. Ma lunghi, ma puoi arrivare anche in Africa".
Da "Non ci resta che piangere" con Massimo Troisi e Roberto Benigni, 1984.
 
Eh si, di strada ne abbiamo fatta. La ex "Ferrovie dello Stato" rappresenta ormai una delle aziende più grandi e importanti del Paese, con molte opportunità da sfruttare, a maggior ragione in una fase in cui il "concorrente" Autostrade deve trovare una nuova energia e una nuova strategia. Citiamo un paio di grandi opportunità da affrontare. l’aumento della capacità di trasporto, anche a parità di offerta, e gli investimenti sulla rete, sia per raggiungere con l’alta velocità le aree più periferiche dello stivale (anche senza la necessità di arrivare in Africa, come propone il buon Benigni a Leonardo da Vinci - basterebbe il sud della Calabria fino in Sicilia e della Puglia, con magari qualche collegamento per Matera), sia per velocizzare molte tratte esistenti.
 
Pensiamo alla situazione del riempimento dei treni. A parte l’incomprensibile differenziazione tra treni regionali, dove si possono riempire tutti i posti, e treni ad alta velocità, intercity e freccia bianca, dove si possono riempire al 50%, come se il Covid amasse viaggiare più velocemente, si assiste spesso ad una situazione in cui i biglietti risultano sold out ma poi sul treno se ne trovano molti liberi (al netto delle riduzioni imposte della regolamentazione per il Covid. Citiamo un paio di classiche tratte del Nord Italia: Milano - Santa Margherita Ligure e Milano - Venezia.

 
Milano - Santa Margherita Ligure: una delle tratte più famigerate, sia per la perenne indisponibilità di posti, che per la “tragedia” dell’alternativa autostradale. Le fermate dell’intercity sono: Milano, Pavia, Tortona, Genova, Santa Margherita. Per poi proseguire verso levante per Rapallo, Chiavari, Spezia, fino a Livorno e volendo fino a Roma lungo la tratta tirrenica
Molti acquistano, o vorrebbero acquistare, biglietti da Milano fino a Santa Margherita (2 ore e 15 circa di durata complessiva), ovviamente. Ma pensiamo a chi fa tratte intermedie. Milano – Pavia, Pavia - Tortona, Pavia - Genova, Genova - Santa Margherita, etc.

Persone che salgono e persone che scendono, occupando e liberando posti. Con la conseguenza che se accostassimo tra di loro i posti liberi e liberati tra le diverse tratte, avremmo la sorpresa di avere delle “tratte integrali equivalenti” disponibili per l’intero tragitto. Con la sola eventualità, di doversi spostare di posto tra una fermata e l’altra. Cosa che spesso non accade in quanto o qualcuno si siede in altri posti o non sale sul treno. O si siede accanto al congiunto, liberando posti nei vagoni.
 
Idem sulla tratta Milano - Venezia (circa 2 ore e 30 di Frecciarossa), le cui fermate intermedie sono Brescia, Desenzano, Peschiera, Verona, Vicenza, Padova, Venezia Mestre e Venezia Santa Lucia. Fermate che spesso rappresentano un sali e scendi di veneti che si muovono da una città l'altra, anche qui occupando e liberando posti, e rendendo non vendibile un biglietto unico sulla tratta complessiva.
 
I posti incrementati che potrebbero essere venduti su vari treni non regionali, potrebbero essere di oltre il 25%, indipendentemente dalla capacità ridotta del 50% o meno per il Covid.
 
A questo va poi aggiunta la classica situazione dei “congiunti”, che possono occupare posti vicini: se, ad esempio. 4 familiari possono sedersi su di un’”’isola” di 4 posti adiacenti, aumenta di conseguenza la capacità complessiva in quanto si liberano uno o due posti in più nel vagone ogni 4 persone, con la conseguenza di arrivare ad un potenziale incremento dei posti vendibili fono al 50%.
 
Appare evidente l’opportunità di crescita sia dei ricavi dell’operatore ferroviario che l’incremento della mobilità e del benessere per cittadini, businessman e turisti. Certo, andrebbe ripensato il modello di vendita dei biglietti e la possibilità di muoversi tra posti nel treno, ma con un software evoluto, anche sfruttando i big data e l’artificial intelligence, oltre che con operatori di bordo con un occhio alla customer satisfaction e all’allineamento di interessi, il gioco sarebbe presto fatto.
 
Il passeggero acquisterebbe un biglietto con la probabilità di cambio di posto tra alcune formate, ma la decisione se partire, con “posto eventualmente mobile”, o non partire senza “posto fisso”, sarà di sua esclusiva valutazione, rappresentando comunque una possibilità di scelta in più a beneficio del consumatore.
 
“Allora Leonà, capito?”

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