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Reggio Calabria, maxi focolaio Covid dopo un matrimonio nonostante il Green Pass

Dallo scorso 15 giugno sono possibili i matrimoni ma solo con il Green Pass. Eppure in Calabria è scoppiato lo stesso un focolaio di Coronavirus

31 Luglio 2021

Reggio Calabria, maxi focolaio Covid dopo matrimonio nonostante il Green Pass

Matrimonio (fonte Lapresse)

Grande preoccupazione in queste ore a Reggio Calabria dove, dopo un matrimonio al quale avevano accesso solo gli invitati dotati di Green Pass, si è registrato un focolaio. Dal 15 giugno 2021 in Italia si possono celebrare le cerimonie ma non senza restrizioni: il Governo ha infatti imposto l'obbligo della certificazione verde per chi partecipa a tali eventi. Eppure, nonostante questo, nella città calabrese sono aumenti i casi di Covid proprio dopo il matrimonio di due giovani ragazzi. Ad allarmare gli esperti non è tanto il numero di contagi in sé, ma il fatto che tutti i partecipanti fossero vaccinati contro il virus o avessero mostrato un tampone negativo risalente alle 24 ore precedenti.

Reggio Calabria, maxi focolaio Covid dopo matrimonio nonostante il Green Pass

La scorsa settimana, in un noto locale della periferia nord della città calabrese, due ragazzi hanno celebrato il loro matrimonio, consentendo però l'ingresso solo agli invitati dotati di Green Pass. I partecipanti hanno preso parte prima alla messa in chiesa e poi al ricevimento ma, già il giorno dopo l'evento, in molti hanno accusato sintomi influenzali come febbre, mal di testa, stanchezza e senso generale di spossatezza.

Chi si sentiva a rischio ha poi effettuato il tampone e ha scoperto, suo malgrado, di essere positivo al Covid. Ciò che sconvolge sono due cose in particolare. Innanzitutto coloro che hanno contratto il virus al matrimonio sono sintomatici e, in secondo luogo, gli stessi sono anche già vaccinati con entrambe le dosi contro il virus. I casi accertati in un primo momento erano solo 26, ma già qualche ora dopo sono saliti a più di 40. Anche il locale che ha ospitato il matrimonio ha chiesto di effettuare il tampone ai propri dipendenti e collaboratori. Fortunatamente però, al momento, nessuno degli infetti sembra essere in gravi condizioni.

Gli occhi sono puntati sulla variante Delta del Covid, la quale sembra essere prevalente tra i contagiati dopo il maxi focolaio al matrimonio. Ciò che è da poco successo a Reggio Calabria ricorda quanto accaduto, all'inizio di luglio, in Olanda, dopo un Festival con 20mila partecipanti sempre tutti dotati di Green pass. Questi due casi, secondo molti, sembrano essere la dimostrazione che la certificazione verde non sia una misura valida per controllare il virus, come da tempo sostengono i leader politici di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni e della Lega Matteo Salvini.

Infine, a confermare la pericolosità della variante Delta e la presunta inefficacia del lasciapassare verde è anche il primario del reparto di Malattie Infettive del GOM, il dottor Giuseppe Foti, che ai microfoni di StrettoWeb spiega che "tutto dipende dall’età". "Abbiamo qualche paziente di 45 anni - dice -, ma in linea di massima tutti i ricoverati hanno più di 50 anni. Quelli di 50-60 anni sono tutti non vaccinati, mentre quelli più anziani arrivano anche vaccinati con entrambe le dosi. Sono pochi, ma ci sono: il vaccino li protegge dalle forme più gravi, anche se non ha impedito il contagio e una sintomatologia seppur non grave. I numeri sono al momento abbastanza contenuti".

"Stiamo notando - prosegue l'esperto - che c’è una diffusione maggiore del virus nelle fasce giovanili, che però dal punto di vista clinico non determina particolari problematiche anzi la patologia è adesso meno impegnativa rispetto a quello che vedevamo alcuni mesi addietro. Probabilmente dipende anche dalla variante Delta che sta diventando dominante: sappiamo che è più diffusiva e contagiosa ma in ospedale vediamo che ha un minor impatto sull’apparato respiratorio, di conseguenza si vedono infezioni meno gravi rispetto a quelle che vedevamo qualche mese addietro. E questo vale per tutti, anche per i non vaccinati", conclude infine il dottor Foti.

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