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Immunità guariti Covid, Sileri: "Solo una dose a 12 mesi dai sintomi"

Il sottosegretario alla Salute spiega perché il buco nei dati sui vaccinati: "Molti sono ancora immuni mesi dopo aver contratto il Covid, una dose più avanti basta"

21 Luglio 2021

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Pierpaolo Sileri (foto da profilo Instagram pierpaolosileri)

In questa bagarre infinita tra pro vax e no vax, in realtà esiste un'altra categoria incerta sulla vaccinazione. Chi ha l'immunità dopo essere guarito dal Covid, infatti, è per ora escluso dal ricevere il vaccino per alcuni mesi. Ed è ancora incerta la modalità. Sul tema è intervenuto il sottosegretario alla Salute Pierpaolo Sileri, che chiede solo una dose a 12 mesi dai sintomi.

"Molte persone non si vaccinano perché hanno ancora anticorpi dopo aver avuto il virus 8 mesi fa. È chiaro che dobbiamo cambiare quella norma che" prevede la possibilità di fare una dose anti Covid unica entro 6 mesi da quando si è avuta l'infezione, e portare questa soglia a un anno. Il ministero lo farà oggi stesso e fino a un anno dalla malattia potrà essere fatta una sola dose". Queste le parole di Sileri, intervistato durante un momento di approfondimento di 'Tgcom 24'.

Immunità guariti Covid, Sileri: "Solo una dose a 12 mesi dai sintomi"

Pierpaolo Sileri ha aggiunto che a suo avviso "potrà e dovrà essere fatto anche un aggiustamento sulla quarantena per i vaccinati, perché se prendo un aereo e davanti a me c'è un positivo" oggi "io rischio la quarantena anche se ho fatto le due dosi. Se già diciamo che, come accade per esempio negli Usa, non si fa la quarantena se si sono fatte le due dosi di vaccino, questo è già un buon incentivo per la vaccinazione, perché dà libertà e sicurezza maggiore. Sono piccole cose che invogliano".

Al sottosegretario alla Salute viene poi chiesto se la proroga dello stato di emergenza fino al 31 dicembre sia confermata. E Sileri commenta: "Non so dire se sarà fino al 31 dicembre, ma io credo che almeno 3 mesi siano necessari visto ciò che stiamo vivendo in tutta Europa", dove diversi Paesi sono alle prese con una nuova impennata di contagi spinta dalla variante Delta del Covid19, ha poi precisato il sottosegretario.

Inoltre, per Sileri, "è stato già annunciato da questo ministero che ci sarà una revisione dei parametri" sulla base dei quali scatteranno i passaggi fra le zone a colori. "Aspettiamo la Cabina di regia". Per il sottosegretario si tratta di "un atto dovuto". "Sono settimane che lo chiedo, perché cambia la tipologia delle persone che diventano positive. La variante Delta di Sars-CoV-2 deve sicuramente preoccuparci, perché i contagi salgono e continueranno a salire e arriveranno a dei livelli secondo me molto vicini a quelli del Regno Unito per la fine dell'estate, ma ciò non si esprimerà in un cospicuo aumento di ricoverati e di coloro che rischiano di morire", ha aggiunto Pierpaolo Sileri. Parlando della situazione Covid oggi in Italia, il sottosegretario ha evidenziato che regioni come Lazio, Veneto, Sardegna e Sicilia siano già sopra i 50 contagi ogni 100mila abitanti e il dibattito in corso per la revisione dei parametri sulla base dei quali guidare eventuali restrizioni.

"Se torniamo indietro al gennaio del 2021, a quando il Regno Unito aveva più o meno gli stessi contagi di oggi, cioè intorno ai 60mila, vediamo che il numero dei decessi a quel tempo era dieci volte superiore. Cioè a quel tempo si viaggiava al ritmo di mille morti al giorno, oggi hanno meno di 100 decessi. Cambiare i parametri significa adattarli a una nuova situazione epidemiologica che vede una circolazione del virus sicuramente in salita" che coinvolge "molti soggetti giovani" e se si è vaccinati colpisce "in forma più leggera", ha poi concluso Sileri. "Quindi si parla di adattare i parametri a una nuova situazione che oggi ha una variabile in più, che è quella della vaccinazione crescente nella nostra popolazione. Non significa cambiare i parametri per rimanere aperti. E sicuramente la percentuale di pazienti Covid che arrivano in terapia intensiva e nei reparti di medicina deve essere tenuta in notevole considerazione per decidere quale colorazione avrà quella regione. E a questo punto va aggiunto poi il ruolo fondamentale che avrà il Green pass".

Immunità guariti Covid, cosa dicono gli esperti

Secondo l'Oms, è dimostrato che il 90% delle persone che contraggono il Covid sviluppano gli anticorpi utili a neutralizzare il virus. La durata di questi anticorpi, però, non è ancora certa e si stima possa variare tra i 6 e gli 8 mesi. L'organizzazione segnala casi precedenti di infezioni tra chi aveva già contratto il virus, ma meno del 6% sviluppa sintomi. Preoccupa invece l'incidenza delle nuove varianti, che potrebbero mettere a dura prova gli anticorpi nelle persone immunizzate "naturalmente". 

La ricerca sull'immunità dei guariti da Covid19 è in corso, e quindi non esistono certezze sul livello di protezione per le persone vaccinate. Per la dottoressa Julie Parsonnet, esperta in malattie infettive degli adulti presso la Stanford University in California: "Di solito la prima esposizione a un'infezione è una specie di test. Il tuo sistema immunitario lo vede e risponde, ma non sviluppa risposte di memoria molto forti e non hai le cellule circolanti che ti consentono di rispondere molto rapidamente alle infezioni". "Sappiamo che alcune persone che hanno Covid non creano affatto una risposta immunitaria. Sappiamo anche che alcune persone vengono reinfettate e alcune persone che sono state reinfettate si sono ammalate con sintomi importanti", ha aggiunto.

William Schaffner è invece un esperto di malattie infettive presso la Vanderbilt University nel Tennessee. Per il ricercatore la raccomandazione per le persone che hanno già avuto Covid19 sarebbe quella di vaccinarsi quando possibile. "Innanzitutto, i livelli di anticorpi dopo la vaccinazione sono molto più alti dei livelli di anticorpi dopo l'infezione naturale. E livelli di anticorpi più elevati sono solitamente associati a una maggiore durata della protezione", ha raccontato nella stessa intervista a Healthline. "Infine, per usare le parole di Anthony Fauci - l'esperto immunologo dell'amministrazione Biden, i livelli di anticorpi più elevati forniscono un maggiore cuscino di protezione contro alcune delle varianti". 

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