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Milano, dal pragmatismo all'improvvisazione: il disastro del traffico cittadino

Passato e presente a confronto: le amministrazioni di oggi si facciano un esame di coscienza

Di Pierfranco Faletti

17 Luglio 2021

Milano, dal pragmatismo all'improvvisazione: il disastro del traffico cittadino

Per un milanese, come il sottoscritto, nato e vissuto prevalentemente nella sua città, vedere ignorati i valori e i principi, che hanno fatto grande la capitale economica d’Italia, è motivo di dispiacere. Il pragmatismo positivo, la razionalità e soprattutto la progettazione, hanno contraddistinto la bussola-guida delle amministrazioni comunali del passato.

Viviamo invece purtroppo oggi in un clima di improvvisazione, dove importanti decisioni, che incidono significativamente sulla vita quotidiana dei cittadini, vengono prese quotidianamente, in modo estemporaneo ed arruffato. Mi riferisco soprattutto al disastro del traffico cittadino. Piste ciclabili rappezzate, parcheggi per auto posizionati disordinatamente in mezzo ai principali assi di comunicazione, velocipedi motorizzati e non che scorrazzano selvaggiamente a velocità sostenuta, in senso contrario e sopra i marciapiedi e le zone pedonali, caratterizzano l’attuale mesta situazione. A ciò si aggiungano gli autoveicoli parcheggiati in seconda e terza fila, i carichi e scarichi in orari non autorizzati e tanto e tanto ancora. Il tutto rende insicuro e sgradevole, il naturale desiderio dei milanesi di godere la propria città, nei giardini, nei parchi, nelle vie e nelle piazze, con i rumori felpati dei tram e soltanto qualche arrogante strombazzamento di automobile.

La corsa al verde, simbolo di una città del sole, si sta trasformando in una corsa al rosso, simbolo di una città del diavolo, di D’Annunziana memoria. Sconcerta soprattutto la totale mancanza di controlli. Da alcuni anni infatti, pochissimi milanesi hanno avuto la fortuna di incontrare sotto casa, o in giro per le strade, quelli che un tempo si chiamavano i ghisa. Cinquemila ibernati negli uffici, non si sa per fare che cosa, dal momento che il loro compito precipuo dovrebbe essere quello di “vigilare”.

Di questa sedicente politica dei trasporti, è ignoto soprattutto il progetto. L’Amministrazione non ha mai informato pubblicamente i cittadini di ciò che volesse fare, ammesso che lei stessa lo sapesse: gli obbiettivi, i costi, i ritorni e le modalità di esecuzione, con i relativi tempi, di queste apparentemente sgangherate decisioni. A Milano, si stanno creando due realtà: quella aerea, dei grattacieli, simbolo di innovazione e di futuro e quella terrestre, della mobilità, simbolo del disordine e del passato spagnolesco.

Nebbiosi sono rimasti i programmi preannunciati dal Sindaco Beppe Sala nel 2016, laddove si prometteva testualmente: “con l’acqua uniremo il centro e la periferia”, mediante la riapertura dei Navigli, una priorità assoluta, nella strategia “green”, della piattaforma elettorale di allora. Uguale sorte hanno avuto il completamento della linea M4 del metrò, in ritardo di 4 anni, la riapertura del Teatro Lirico, la sistemazione degli ex scali ferroviari, il nuovo stadio di calcio e tante altre promesse rimaste tali.

La giustificazione: responsabile è stata la pandemia. Non è vero! Considerando infatti lo slittamento di sei mesi delle elezioni amministrative, la pandemia ha inciso finora, per un ritardo massimo di un anno, sui cinque del mandato dell’attuale giunta comunale. Troppo poco per coprire tanti fallimenti.

Fortunatamente Milano, per merito di due autorevoli primi cittadini del passato, Carlo Tognoli e Gabriele Albertini, oggi è dotata di termovalorizzatori e pertanto non soffre, come altre grandi metropoli italiane, anche del problema dello smaltimento dei rifiuti.

La compagnia di giro, che puntella questa amministrazione, non li avrebbe infatti certamente autorizzati.

Negli ultimi tre mesi, in città, sotto la Madonnina, sono state scoperte due importanti lapidi commemorative, in ricordo di due insigni ex Sindaci: Antonio Greppi, guida della ricostruzione post-bellica e Pietro Bucalossi, oncologo e Direttore Generale dell’Istituto dei Tumori.

In entrambi i casi, è stata notata la singolare assenza dell’attuale Sindaco.

Forse, sussurrano i maligni, il primo cittadino non ha voluto confrontarsi con un passato, che i milanesi ricordano e rimpiangono.

 

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