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Covid, 4 regioni rischiano il ritorno alla zona gialla

Nessuna conferma dal ministero della Salute, ma il Cts avverte sui rischi variante Delta e screening imprecisi

13 Luglio 2021

Covid, 19 regioni su 21 rischiano il ritorno alla zona gialla

Covid (fonte foto Lapresse)

Il Covid non è amico dell'estate, ma ora 4 regioni rischiano nuovamente il ritorno alla zona gialla. È quanto avverte il ministro della Salute Roberto Speranza, che invita alla massima attenzione e al rispetto delle norme per non ricadere nelle restrizioni della scorsa primavera. A preoccupare sono soprattutto le nuove varianti, ma anche la revisione dei dati sui contagi: "Senza uno screening preciso, avvertono dal Cts, rischiamo di interpretare erroneamente i numeri sulla diffusione del virus in Italia"

La variante Delta è l'elefante nella stanza: non si può ignorare che esista, ma allo stesso tempo serve affrontare la situazione con cautela e precisione grazie agli strumenti a disposizione delle autorità sanitarie e dei regolatori. Le Regioni si apprestano a rivedere i parametri che stabiliscono i profili di rischio e l'assegnazione delle zone. La paura più grande, infatti, è il ritorno alle zone gialle, arancioni e rosse in piena estate. I dati dimostrano una crescita dei contagi in 19 regioni su 21, mentre 4 in particolare sono sotto l'occhio del ministero della Salute e rischiano il ritorno alla zona gialla.

Covid, rischio zona gialla. Gli esperti: "Non basiamoci sui contagi, ma sulle ospedalizzazioni"

Per tornare in zona gialla le Regioni devono presentare un’incidenza di contagi di almeno 50 su 100mila abitanti. Al momento nessuna regione ha raggiunto questi livelli, ma gli occhi del Cts sono puntati soprattutto su 4 di queste: SiciliaCampania, Abruzzo e Marche.

Tra le ipotesi sul tavolo per comprendere se la situazione necessita davvero di imporre nuovamente le restrizioni, ci sono la soglia minima di tamponi da effettuare ogni 100mila abitanti, che alcuni esperti vorrebbero aumentare. Rimane per alcuni tecnici importante prestare attenzione al cosiddetto indice Rt ospedaliero, ovvero il tasso di occupazione dei posti letto presso le strutture sanitarie. 

La priorità sembra tornare quella di rendere più determinante, nell'ambito del monitoraggio settimanale, la valutazione dei rischi sulla pressione ospedaliera rispetto all'incidenza dei contagi. Questo perché, allo stato dell'arte, risultano fortemente ridotte le ospedalizzazioni per casi gravi grazie all'effetto dei vaccini. Ciò avrebbe un valore determinante nello stabilire il ritorno alle restrizioni, che invece sarebbe più immediato se basato sui contagi, indipendentemente dalla gravità dei casi.

Covid, rischio zona gialla. Speranza: "Screening più precisi e mantenere alta la guardia"

Il ministro della Salute, Roberto Speranza, chiarisce che la risalita dei contagi è in corso, ma con numeri più bassi del passato. "Come abbiamo sempre fatto ci affideremo alla nostra squadra di tecnici che continueranno a fare questo lavoro di verifica, vediamo passo dopo passo come le cose vanno avanti", ha detto il ministro. Per lui "la vera arma per chiudere questa stagione è la campagna di vaccinazione, su cui bisogna insistere". E il sottosegretario Pierpaolo Sileri non vede il rischio di una revisione dei parametri, perché "l'attuale sistema ci ha permesso di arrivare alla riaperture in sicurezza".

Tra le discrepanze evidenziate dal ministero della Salute c'è l'imprecisione della raccolta dati sul Covid in Italia. "Non tutte le Regioni li eseguono in maniera efficace", racconta Speranza. In particolare alcune regioni del Sud, come Calabria e Sicilia, sarebbero indietro sul numero di test da effettuare ogni giorno. Preoccupa anche l'Abruzzo, che azzera i contagi ma rimane indietro sul numero dei tamponi processati: sono solo 473. 

A lanciare l'allarme sulla necessità di screening più precisi in termini di numeri e qualità del dato è anche il direttore del dipartimento di Microbiologia dell'Università di Padova, Andrea Crisanti. Secondo il primario "la variante Delta, purtroppo, è a un passo dal diventare resistente ai vaccini e quindi meno si trasmette e meglio è. Per questo, penso che bisognerebbe combinare la campagna vaccinale, vaccinando più persone possibili, e allo stesso tempo rafforzare la nostra capacità di tracciamento, perché diminuire la trasmissione potenzia l'effetto dei vaccini".

Covid, gli ultimi dati

In 19 regioni su 21 si registra un aumento dei casi: risale il tasso di positività e aumentano i ricoveri. Anche se rimane bassa l'incidenza rispetto a stagioni più critiche vissute in passato. I dati del ministero della Salute indicano che i casi positivi sono 888, contro i 1.391 di 24 ore prima: ma si tratta di una variazione prevedibile ogni lunedì per via del rallentamento dei test durante il fine settimana. In totale sono stati effettuati 73.571 test, fra molecolari e antigenici rapidi, poco più della metà dei 143.332 del giorno precedente. Il tasso di positività sale quindi dallo 97% all'1,21%, calcolando il rapporto fra i nuovi casi e il totale dei test. Se viene invece calcolato il rapporto fra i casi e i soli test molecolari il tasso supera il 2%.

I decessi sono aumentati da 7 a 13 in un giorno. Registrato un incremento di 15 unità nei ricoveri in reparti ordinari, per un totale di 1.149. Rimane stabile la situazione nelle unità di terapia intensiva, dove i ricoverati sono complessivamente 158, tre in meno rispetto alle ultime 24 ore. Per quanto riguarda le regioni, i dati del ministero della Salute segnalano il maggiore incremento giornaliero dei casi nel Lazio (172), seguito da Sicilia (150), Emilia Romagna (118), Lombardia (95), Veneto (76) ,Campania (69), Toscana (66) e Sardegna (51). Nelle altre regioni l'incremento è stato inferiore a 20 casi.

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