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Obbligo vaccini, su internet spunta l'hashtag #obblighiamoli

Fa discutere la rivolta degli operatori sanitari contro le vaccinazioni Covid obbligatorie. Già pronti 500 ricorsi

05 Luglio 2021

L'obbligo vaccini arriva anche per gli ultimi operatori sanitari che hanno rifiutato l'inoculazione del siero anti Covid19. Sono operatori sanitari, pochi medici, che hanno presentato ricorso al Tar del Piemonte nel tentativo di frenare l’iter di sospensione previsto dalla legge dell’obbligo vaccinale per chi rifiuta il vaccino. Dopo le iniziative avviate in altre città italiane, anche in Piemonte sono iniziate le azioni legali di coloro che cerano di evitare la possibilità di restare a casa senza stipendio. Sono già 2500 tra medici, infermieri e operatori della sanità pubblica che potrebbero essere raggiunti dai provvedimenti. In 500 hanno già fatto ricorso. Chi si appella alla giustizia per evitare il licenziamento è ora impegnato a presentare le motivazioni, tra cui alcune anche stravaganti, per giustificare la scelta di sottrarsi all’obbligo. 

"Chi parla di sperimentazione sa bene che i vaccini sono autorizzati, mi pare che la motivazione sia una sola, la volontà di non vaccinarsi", ha detto Antonio Rinaudo, responsabile della campagna vaccinale della Regione. "Quello dei sanitari che rifiutano il vaccino è uno dei nodi da risolvere. Gli altri sono le ritrosie degli over 60 e i numeri ancora alti di insegnanti non immunizzati", ha aggiunto.

Obbligo vaccini, su internet spunta l'hashtag #obblighiamoli

Su internet, nel frattempo, si è scatenata la critica di chi si è vaccinato e non accetta che proprio la categoria degli operatori sanitari sia ancora non immunizzata al 100%. Su Twitter spopola l'hashtag #obblighiamoli, che ha superato le 3.140 citazioni in poche ore. Tra i post si legge: "È una forma di coercizione, perciò è sbagliato. Possiamo però “obbligare” gli ospedali a non curare i novax affetti da covid per lasciare spazio a malati con più sale in zucca? Ecco, questo sarebbe preferibile." Oppure: "La priorità per l'autunno 2021 dovrebbe essere la protezione dei vaccinati, che rischiano di essere infettati dai non vaccinati. Pertanto, credo sia doveroso proporre una zona rossa per tutti i no vax. Spesa, Messa e passeggiata in giardino."

Ma leggendo i post ci si rende subito conto che l'hashtag #obblighiamoli è occasione per chi è contrario alla direttiva. "Chi siete voi per obbligare gli altri? Voi avete fatto il vaccino? Bene ma non rompete agli altri. C'è ancora il libero arbitrio", accusa un utente. C'è anche chi paragona il vaccino alla stella gialla degli ebrei sotto il nazismo, chi invece si sposta più a est e parla di Mao Zedong e Khmer rossi. Altri, giocano con le parole e gridano: "Non siamo cavie!"

Obbligo vaccini, cosa succede nel mondo

La maggior parte dei governi non ha reso obbligatoria la vaccinazione contro il Covid19 su larga scala. L'unico paese ad averlo fatto, per ora, è il Tajikistan, repubblica dell'Asia centrale. Il principio guida, anche in Italia, è che i benefici per la comunità devono essere valutati rispetto ai diritti degli individui a prendere le proprie decisioni. L'Organizzazione mondiale della sanità (OMS) afferma che la vaccinazione obbligatoria deve essere "necessaria e proporzionata" nel raggiungimento di "importanti obiettivi di salute pubblica". Ma non è raro che le leggi insistano sul fatto che i bambini, determinati lavoratori o viaggiatori che arrivano in un paese devono essere vaccinati. 

Uno studio condotto da ricercatori della McGill University ha scoperto che nel 2018, 105 su 193 paesi avevano almeno un vaccino obbligatorio di questo tipo. Di questi, 62 paesi hanno imposto sanzioni per il mancato rispetto. La frequenza, i tipi e la gravità delle sanzioni per il mancato rispetto della vaccinazione obbligatoria variano ampiamente in tutte le regioni, da sanzioni relativamente minori come piccole multe una tantum al carcere. L'Australia, per esempio, collega le vaccinazioni infantili all'ammissione prescolare ("no jab, no play") e ai pagamenti per l'assistenza familiare ("no jab, no pay"). 

Obbligo vaccini, il ricorso in Piemonte: i numeri

A parte gli ostacoli, il quadro in Piemonte si può considerare positivo. Sono immunizzati, almeno con una dose, l’86, 17% degli ultraottantenni) e l’83.98% degli over 70. Numeri piuttosto alti considerando che la nostra è una regione di anziani: sono 413.000 gli over 80 e 487.000 i cittadini che hanno superato i 70. La faccenda si complica quando l’attenzione si sposta sui sessantenni: nonostante agevolazioni e richiami, si confermano i più riluttanti. Sarà in parte per la falsa partenza con AstraZeneca che potrebbe aver lasciato un’impronta negativa, ma è un fatto che anche i recenti incentivi della Regione che ha offerto l’accesso diretto e possibilità di scelta del vaccino non hanno sortito l’effetto sperato: solo a Torino sono ancora 40.000 i nati dal 1961 al 1951 che non sono entrati nei radar dei centri vaccinali. Oltre 28.000 vivono nell’area della T03, 25.000 in quella della To4 e 22.000 ad Alessandria, dove è evidente che, passata la grande paura della prima ondata, stia prevalendo la diffidenza. In totale mancano all’appello 208.000 over 60 su 580.000 piemontesi fra i 60 e i 70 anni. La Regione non esclude neppure la possibilità di incentivare i medici di famiglia che saranno capaci di convincerli.

Questa la fotografia generale nel pieno dell’estate in cui da sei giorni nessuno muore per Covid e i contagi sono limitati a poche decine. Chi ha dimostrato di volersi vaccinare in grandissima parte è riuscito a farlo: se il bacino di riferimento è quello di chi ha aderito iscrivendosi al portale o prenotandosi in farmacia, i numeri sono ovviamente ancora più alti, superiori al 92% su tutte le fasce età, ad eccezione dei 40 e 30enni: in quest’ultima categoria sono il 72,12% quelli che sono stati vaccinati dopo l’adesione, il 45,14% della popolazione generale, 460.000 nella nostra Regione. Fra i giovanissimi hanno ricevuto almeno una dose il 35,43% dei 588.000 ragazzi in questa fascia d’età, il 73,12% di chi ha espresso il desiderio di vaccinarsi.

Da oggi si può cambiare la data della vaccinazione. Si potrà anticipare o posticipare l’appuntamento acedendo al sito IlPiemontetivaccina.it, ma è chiaro che nel caso di spostamento della seconda dose si devono rispettare i tempi di intervallo previsti fra la prima e la seconda iniezione. Quattro le ragioni giustificate per farlo: motivi di salute, lavoro, studio o viaggio. E a metà luglio è prevista la possibilità di vaccinare dai pediatri gli under 16. Il target da raggiungere è 154.500.

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