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Roma, violenza in carcere: spunta striscione contro gli agenti sul cavalcavia

Agenti preoccupati: al lavoro con abiti civili e non con la divisa

03 Luglio 2021

Roma, violenza in carcere: spunta striscione contro gli agenti sul cavalcavia

Su un cavalcavia a Roma spunta un inquietante striscione contro gli agenti del carcere di Santa Matia Capua Vetere, dopo le notizie delle violenze circolate in questi giorni. "52 mele marce? Abbattiamo l'albero!": è il testo dello striscione, con il simbolo di un movimento anarchico. La frase fa riferimento ai 52 poliziotti penitenziari destinatari di misure cautelari emesse per i pestaggi dei detenuti avvenuti il 6 aprile 2020 nel carcere di Santa Maria Capua Vetere (Caserta).

Roma, violenza in carcere: spunta striscione contro gli agenti sul cavalcavia

Lo striscione è stato poi successivamente rimosso. La frase minacciosa, però, ha destato forte preoccupazione fra gli agenti della Polizia Penitenziaria che hanno riferito del fatto. "Per la nostra incolumità ci stanno consigliando di recarci al lavoro indossando non la divisa ma abiti civili, visto che nei giorni scorsi alcuni agenti della polizia penitenziaria sono stati oggetto di insulti in strada" si apprende dagli ambienti della polizia penitenziaria. "Non siamo tutte mele marce - sottolineano alcuni agenti - è giusto che chi ha sbagliato paghi, ma tra noi ci sono tantissimi colleghi che onorano la divisa e che ora temono per la propria incolumità".

Pestaggio in carcere, spunta la chat che imbarazza il M5s: "Fatto benissimo"

Emergono nuovi dettagli sul pestaggio all'interno del carcere di Santa Maria Capua Vetere. A quanto riporta il Corriere della Sera, infatti, il direttore delle carceri Francesco Basentini, l'uomo scelto da Alfonso Bonafede per guidare il Dap, avrebbe saputo tutto pima delle violenze. Sarebbe stato infatti informato da Antonio Fullone, ex provveditore del Dap in Campania, ora sospeso per 8 mesi dall’esercizio.

Pestaggio in carcere, spunta la chat che imbarazza il M5s: "Fatto benissimo"

Dagli atti è emerso che il ruolo di Fullone sarebbe stato determinante nella decisione della vicedirettrice del carcere di disporre la perquisizione straordinaria nel reparto Nilo. L’operazione sarebbe serviva a far uscire i detenuti che precedente avevano protestato per la situazione Covid. Una sorta di vendetta, dunque, per sottoporli a pestaggi da parte del personale di polizia penitenziaria e degli agenti dal Gruppo di supporto inviati come rinforzo.

Dalle chat recuperate sul cellulare sequestrato a Fullone emerge proprio la decisione del funzionario di usare la violenza: "L’unica scelta è quella di usare la forza". Il giorno dopo, come riporta Libero Quotidiano, quando il capo del Gruppo di supporto, che è alle dirette dipendenze del provveditore, lo informa della delusione degli agenti di Santa Maria che avrebbero preferito intervenire durante la protesta, lui decide per la perquisizione straordinaria e avverte ancora Basentini: "Era il minimo per riprendersi l’istituto. Il personale aveva bisogno di un segnale forte e ho proceduto così", gli scrive. "Hai fatto benissimo", risponde l'altro.

Santa Maria Capua Vetere, ex detenuto sulla sedia a rotelle: "Erano drogati"

"Non posso ripensarci, vado al manicomio. Secondo me erano drogati, erano tutti con i manganelli, anche la direttrice" afferma Vincenzo Cacace, riferendosi a quel giorno in cui gli agenti hanno fatto una "spedizione punitiva" dopo la rivolta dei detenuti. "Sono stato il primo ad essere tirato fuori dalla cella insieme con il mio piantone perché sono sulla sedia a rotelle. Ci hanno massacrato - racconta a La Stampa - hanno ammazzato un ragazzo. Hanno abusato di un detenuto con un manganello. E ancora racconta: "Mi hanno distrutto, mentalmente mi hanno ucciso. Volevano farci perdere la dignità ma l'abbiamo mantenuta. Sono loro i malavitosi perché vogliono comandare in carcere. Noi dobbiamo pagare, è giusto ma non dobbiamo pagare con la nostra vita. Voglio denunciarli perché voglio i danni morali" continua l'ex detenuto. 

Intanto la Ministra della Giustizia Marta Cartabia, parla di "un'offesa e un oltraggio alla dignità della persona dei detenuti e anche a quella divisa che ogni donna e ogni uomo della Polizia Penitenziaria deve portare con onore, per il difficile, fondamentale e delicato compito che è chiamato a svolgere". Quello che è successo nel carcere casertano è "un tradimento della Costituzione" continua la Ministra, mentre chiede ulteriori approfondimenti sulla vicenda 

"Sono state immediatamente disposte le sospensioni di tutti i 52 indagati raggiunti da misure di vario tipo. Il Dap - rende noto il Ministero della Giustizi a- sta valutando ulteriori provvedimenti anche nei confronti di altri indagati, non destinatari di iniziative cautelari, e ha disposto altresì un'ispezione straordinaria nell'Istituto del casertano, confidando nel pronto nulla osta dell'Autorità Giudiziaria".

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