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Trasporti in Italia ridotti alla precarietà: i rischi del mischiare politica, imprenditoria e giustizia

Ponti sotto esame e gallerie a rischio di crolli, bloccano e dimezzano le superfici di percorrenza, creando ingorghi, deviazioni e blocchi inaccettabili. Come è potuto accadere tutto ciò?

Di Pierfranco Faletti

03 Luglio 2021

Trasporti in Italia ridotti alla precarietà: i rischi del mischiare politica, imprenditoria e giustizia

Ponte Morandi Genova (foto LaPresse)

Stando a quanto riportato ampiamente nei giorni scorsi dai media, il Gruppo Benetton, sembra aver concordato un incasso di sette miliardi di euro, in cambio della consegna alla cordata di acquirenti, guidata da Cassa Depositi e Prestiti, delle proprie azioni nella Società Autostrade per l’Italia S.p.A.

Il contenuto di tale consegna non è peraltro esaltante.

Interi tratti dei principali collegamenti fra le città italiane, da nord a sud, sono infatti rallentati da alcuni mesi, da lavori di manutenzione e di rifacimento, che avrebbero dovuto essere effettuati con regolarità negli anni precedenti.
Ponti sotto esame e gallerie a rischio di crolli, bloccano e dimezzano le superfici di percorrenza, creando ingorghi, deviazioni e blocchi inaccettabili.

Sulla Milano Genova, la più disastrata, otto chilometri di coda e 34° gradi di temperatura all’ombra, hanno totalmente esasperato, nei giorni scorsi, i malcapitati autotrasportatori, al punto da obbligarli ad abbandonare i propri mezzi e a scendere per strada. La politica ha certamente colpe gravi. I governi Prodi e D’Alema hanno svenduto, verso la fine del secolo scorso, alcuni gioielli statali, fra cui Autostrade, a imprenditori senza alcuna competenza in materia.

L’Italia, nel dopoguerra, anche a causa delle pressioni della potentissima Fiat, aveva privilegiato i trasporti su strada, dimenticando ferrovie e porti.
Anche per questo, il nostro paese, per merito di un’ottima gestione da parte del gruppo IRI, si è trovato ad essere leader in Europa nel settore delle autostrade, partendo dal miracolo dell’Autostrada del Sole, costruita in soli cinque anni.
In un campo totalmente diverso, negli stessi anni, quattro bravissimi fratelli di Treviso creavano, dal nulla, un colosso nel settore tessile-abbigliamento, che giganteggiava, con le sue scritte pubblicitarie, davanti ai passeggeri dell’aeroporto Kennedy a New York: United Colors of Benetton.

Due eccellenze, in settori diversissimi tra loro, ridotte, in poco più di venti anni, alla precarietà ed alla sopravvivenza.
Sono tuttora presumibili i buoni rapporti tra la famiglia Benetton e la sinistra italiana, dai tempi di Prodi e D’Alema.
Basti pensare, come piccolo esempio inconfutabile, che l’attuale Presidente degli Aeroporti di Roma, altro gioiello di origine statale, rimasto nelle mani del Gruppo Benetton, insieme ad Autogrill, si chiama Claudio De Vincenti. Originariamente militante del PCI, è divenuto poi Ministro, vice Ministro, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, nei Governi Monti, Letta, Renzi, Gentiloni, in rappresentanza del PDI.

È ancora viva, nei nostri ricordi, l’eco della grande festa famigliare, tenutasi a Cortina, il 15 agosto 2018, il giorno successivo alla tragedia del ponte Morandi, così come la desolante lettera riparatoria, sul Corriere della Sera, del leader del gruppo Luciano Benetton, parecchi giorni dopo il disastro. Questo lo scenario.
Colpiscono altresì le recenti condanne ad 11 anni di detenzione, per ciascuno dei due fratelli Riva, figli del capostipite della dinastia ed ex coproprietari, non operativi, dell’ILVA di Taranto, per reati connessi alla situazione ambientale dell’acciaieria.
Per gli ex proprietari di Autostrade, per il crollo del ponte Morandi, sono stati finora emanati semplici avvisi di garanzia?
Le vie del Signore sono imperscrutabili, così come forse sembrano essere anche quelle della giustizia.

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