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Ddl Zan, venne il giorno in cui il Vaticano diventò il Reform Club di Pall Mall

De Deprecationem nostram ex DDL Zan; ovvero "Il giorno in cui il Vaticano diventó il Reform Club di Pall Mall", scippando a Londra il ruolo di capitale del pensiero liberale 

Di Lapo Mazza Fontana

25 Giugno 2021

Ddl Zan, venne il giorno in cui il Vaticano diventò il Reform Club di Pall Mall

Fonte: lapresse.it

Innanzitutto, per proseguire ed accentuare il nostro ruolo di "contro-Fusaro", ci si attrezzi a tratteggiare un subitaneo inno allo latino maccheronico, come possibile linguaggio d'incontro non solo tra la Santa Sede e l'Italia e tra passato e presente, ma soprattutto tra colti (che vorremmo essere) e incolti (che tutti noi siamo, chi meno e chi più). Il latino serve, ci dissero al liceo, sommamente per la Giurisprudenza e per la Medicina, ma tosto per aprirci le porte della conoscenza primigenia ed oltre. Quindi, come si fa abitualmente con la conoscenza, perché non abusarne almeno un pochino? Vedremo che ci verrà utile al volo. Ma veniamo a noi e allo spinoso argomento.

Ddl Zan, venne il giorno in cui il Vaticano diventò il Reform Club di Pall Mall

Ebbene sì, se passata la buriana coviddosa e soprattutto le stupidaggini isolazioniste dei brexiteers, vorrete mai ripassare da Londra, al 104 di Pall Mall, a pochi metri da Piccadilly circus, il celebre "ombelico del mondo", a giro breve da Jermyn street, strada dei camiciai, subito dietro la piccola e adorabile St.James's square, a una mezza sgambata dalla commercialissima Regent street e dalla gloriosa Trafalgar square, ma soprattutto a pochi ma celeri passi da Buckingham Palace... troverete... ANVEDI SÌ CHE ROBBBA, un pezzo de Roma. 

Ma che davero davero? Eh sì, perché aR suddetto indirizzo ce trovate na copia fina fina (come 'a mortadella de Funari) de Palazzo Farnese, realizzata nel 1837 dall'architetto sir Charles Barry per ospitare il lussuoso covo del Liberal party inglese. Il tempio originario del pensiero liberale, dove si ritrovarono non solo Phileas Fogg (club member nel libro di Jules Verne) nell'atto di scommettere di fare il giro del mondo in ottanta giorni, ma tra gli altri anche Sherlock Holmes, un paio di James Bond, uno Smiley di John Le Carré, ma soprattutto ed in carne e ossa: Arthur Conan Doyle, William Gladstone, Joseph Chamberlain (padre dell'infausto Neville), Herbert Henry Asquith, David Lloyd George, Winston Churchill, oltre ai più recenti e già semiclandestini Carlo e Camilla, anche loro membri onorari del Reform Club. 

Ma se invece ribaltando la prospettiva verso sud tutto d'un botto il Reform Club ce lo trovassimo direttamente a Roma, dietro le mura vaticane, nel bel mezzo di Piazza San Pietro? Ohibò. 

Eppure è proprio ciò che accadde, inaspettatamente, in un dí di giugno dello anno domini 2021, data che vista dai tempi di Jules Verne e Gladstone sarebbe sembrata marcatamente segnata da razzi spaziali, lune colonizzate e marziani verdognoli. E invece, banalmente, nella eterna italietta mai sazia di non essere all'altezza di sé stessa e del suo grande passato, se non proprio del suo inglorioso presente, al posto del verdognolo ci ritroviamo i colori arcobaleno. Cosa che di per sé potrebbe anche essere cosa buona e giusta, se non fosse che nel 2021 i drappi arcobaleno, purtroppo per noi, coincidono con un PROBLEMINO: il famigerato ddl Zan. 

Cosa è il ddl Zan, in micropillola? Un disegno di legge che prevede un aggravio di pene per i reati di discriminazione contro alcune categorie oggetto di discriminazioni anche piuttosto frequenti, come ad esempio gli omosessuali o i portatori di disabilità. Ovviamente tanto più facile gridare allo scandalo su qualche caso discriminatorio piuttosto che fornire aiuti concreti a chi è in difficoltà, ma per carità, le indignazioni costano meno dei sussidi. E fin qui parrebbe tutto mica male, se non ci fosse la magagna, complice un livello di dilettantismo nel redigere le leggi che in Italia spesso sfora nel dadaismo, oppure in una malizia sostanzialmente inquietante. 

Qual è la magagna? Sono tante, una per articolo di cotal proposta di legge. Ma qui, con onfalico determinismo, ci soffermeremo sulla più esiziale tra le molte: LA SUPERCAZZOLA. Ovvero il problemuccio, davvero da niente proprio, della fumosità dell'eventuale reato di mera opinione, mascherato maldestramente con un capolavoro circense di rap free style (Fedez docet) che ne nega la facoltà, salvo confermarla ad hoc. Come scusi, che ha detto? 

E vediamola:

Ddl Zan, art. 4:

“Ai fini della presente legge, sono fatte salve la libera espressione di convincimenti od opinioni nonché le condotte legittime riconducibili al pluralismo delle idee o alla libertà delle scelte, purché non idonee a determinare il concreto pericolo del compimento di atti discriminatori o violenti”.

No vabbè. Zan uno di noi. Perozzi, Melandri, Mascetti, Necchi e Sassaroli plaudon da lassù, o laggiù che sia. 

Ma poi che è sto reato di opinione, in palese contrasto con l'art.21 della Costituzione italiana, che ne sancisce senza mezzi termini la illiceità? Ma non fu già introdotto dalla Legge Mancino, tuttora vigente (e mai bocciata dalla Corte Costituzionale), che per altro vede il ddl Zan come sua diretta integrazione? Eh sì, vero, proprio così. La Legge Mancino, spiace dirlo ai soloni togati, ci ha il suo bel vulnus, ovvero la suddetta magagna. Eh che volete; la lingua italiana non è vergata in  verdognolo marziano, anche se illustri giuristi spesso ci godono parecchio a farcelo credere. La Legge Mancino ha buttato la palla nel campo del reato d'opinione.

Eh sì. Però, dicasi anche che un conto è negare la liceità della mera opinione in materia di nazifascismo, magari pure andando incontro a sostanziali inapplicabilità della norma, e al solito chissenefrega nostrano (anzi, ad esser più precisi ad un "me ne frego"), ben altro è poi negare o comprimere la libertà di opinione sui costumi sessuali propri e altrui. 

E qui sta tutto il problema: lo scontro irredimibile tra cultura liberale e stalinismo d'accatto, anzi pseudofascismo bello e buono. 

Ecco, spieghiamo: se io voglio dire che A ME MI PIACE il Mussolini in una società democratica liberale devo essere liberissimo di dirlo, salvo essere perseguito sacrosantamente se io tentassi di applicare tesi mussoliniane incompatibili con la società democratica liberale. Parimenti se io voglio dire che A ME NON MI piacciono gli omosessuali devo essere liberissimo di dirlo, ed egualmente perseguito se io tentassi materialmente di discriminarli cagionando un illecito danno. Ma come, MA dire che non mi piacciono gli omosessuali non è già essa stessa una discriminazione? No: resta una opinione personale, per sbagliata che sia. Questo è il discrimine tra società liberale e non liberale. 

E fu così, che con prassi in effetti un tantino inusuale, la Santa Sede si lamentò, con nota ufficiale, dei summenzionati pericoli inerenti al ddl Zan per ora fermo in Parlamento, Deo gratias. E quindi de facto passando con un colpo di mano dall'assolutismo papale del Panzer Kardinal Ratzinger (o meglio del suo polacco predecessore) a novella sede tiberina del nostro beneamato Reform Club, dove Churchill si ritroverebbe redivivo a sorbire i suoi long drinks alla Coffee room in compagnia di incliti porporati.

Ma come, ma allora come abbiamo sentito dire a qualche allegrone, questa "uscita a gamba tesa" del Vaticano non è una indebita ingerenza nelle questioni dello Stato italiano, oltretutto tirando in ballo il Concordato tra Italia e Soglio pontificio? Ma non diciamo scemenze: la Città del Vaticano è uno Stato sovrano a tutti gli effetti e come tutti gli Stati sovrani ha tutto il diritto di criticare ed anche di opporsi a leggi straniere che non si confacciano con le proprie linee politiche, esattamente come la Germania oppostasi a sforamenti di bilancio, Francia o Spagna oppostesi ai respingimenti di immigrati (in Italia, ovviamente, mica da loro), la Unione europea che depreca proprio in questi giorni le legislazioni giusto un tantinello omofobe della altrettanto sovrana Ungheria. 

La differenza è che stavolta, nel merito e non nelle risibili rassicurazioni sul vino dell'oste Zan (e dei suoi pedissequi à la mode o meno), il Vaticano ha perfettamente ragione, almeno sul punto della potenziale ma non certo solo supposta punibilità delle idee e delle libere espressioni, per quanto retrograde siano. 

Si pensi: le idee sbagliate si combattono con le idee giuste, non con la repressione carceraria, che nel caso delle idee è per giunta una irrealizzabile chimera: più le comprimi e più le idee compresse si gonfiano, giuste o sbagliate che siano. Per sgonfiare le idee sbagliate non ci vuole il manganello (a meno che le idee non coincidano con la sovversione concreta), ma la cultura di idee migliori e più antropometriche. Strano eh? Vaglielo a raccontare agli ottusissimi ed ignoranti crociati arcobaleno, mentre gli ex crociati veri e propri incarnano, magari pro tempore, ruoli di club members del nostro Liberal party di Pall Mall.

Il Reform Club d'oggigiorno è dunque presieduto dallo Papa Re, nientemeno. Ma insomma sto bubbone del liberalismo mancato dovevamo proprio farcelo ricordare dai campioni del pensiero unico confessionale ecclesiastico? Eh, questo ci dà la misura di quanto la nazione sia in quel marasma postpasoliniano sempre più genito e non fatto (anzi fattissimo) e consustanziale. 

E nel mondo sottosopra all'italiana inutile e tragicomico pare pure constatare per la ennesima volta come la sedicente sinistra italiota sia sempre più stalinista e quindi pseudofascista, oltre che ovviamente inpegnata toto coelo quasi solo a sventolare bandiere arcobaleno mentre le code alla Caritas dilagano.

E che al posto della Cappella Sistina ci sia la Coffee room dove Churchill si sbronzava e fumava sigari, ecco, anche questo ci dice che siamo, come si direbbe a Londra, head over heels.

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