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Marco Zennaro, chi è: età, azienda, lavoro , perché è in carcere in Sudan...

Chi è Marco Zennaro, in prigione in Sudan da due mesi?

29 Maggio 2021

Marco Zennaro

Fonte: profilo facebook Al Merca

Marco Zennaro, chi è l'imprenditore veneto in carcere in Sudan da due mesi? La situazione che lo riguarda si fa sempre più complicata. Un uomo al centro della cronaca di questi giorni perché giunto a 60 giorni di prigionia in carcere sudanese. Ecco quanti anni ha, qual è la sua azienda e perché si trova in carcere. 

Chi è Marco Zennaro: età, azienda, lavoro, perché è in carcere

Marco Zennaro è un imprenditore veneziano di 46 anni. Da due mesi è detenuto in un carcere del Sudan per un’accusa di frode inserita in un intrigo internazionale di cui si dice vittima.

Marco Zennaro, chi è: azienda

Marco Zennaro è il titolare di un'azienda che produce trasformatori elettrici. 

Si sono attivati i canali diplomatici della Farnesina per dare assistenza al connazionale e sbloccare una situazione kafkiana e preoccupante, soprattutto dopo che è stato trovato annegato nel Nilo il mediatore con il quale l’italiano aveva trattato la vendita di una partita di trasformatori elettrici destinata alla Sedec, la società nazionale di energia elettrica. Ayman Gallabi è morto, secondo una versione ufficiale, durante un’immersione sub, ma la famiglia di Zennaro non ne è convinta e teme altre cause.

Due mesi di reclusione per Marco Zennaro, un imprenditore veneto di 46 anni, è rinchiuso in una cella del commissariato di Khartum, la capitale del Sudan, con l’accusa di frode. In un brevissimo colloquio telefonico avuto con il Corriere del Veneto al riparo dalle guardie carcerarie ha spiegato: "Dormo sul pavimento insieme ad altri detenuti e tutto a causa di una persona con cui non ho mai avuto alcun rapporto commerciale. Voglio tornare da mia moglie e i miei figli"

Marco Zennaro in Sudan: le parole del padre

"È uno strazio, mio figlio è sfinito, non può resistere a lungo", ha spiegato il padre di Marzo Zennaro. Intorno a Zennaro – che gestisce un’azienda specializzata nella produzione di materiale elettrico (Zennaro Costruzioni Elettriche), ex rugbista e ora allenatore e dirigente del Venezia Rugby – si è snodata una trama fitta e oscura che conduce ad alcuni uomini di potere del Paese africano.

Sudan, Marco Zennaro in carcere in Sudan: ecco cosa è successo 

La famiglia racconta quello che è accaduto: sembra che il tutto giri intorno ad un affare concluso nei mesi scorsi dall’azienda dell’imprenditore. Da Venezia sarebbe uscita una grossa partita di trasformatori acquistati da un distributore sudanese, Ayman Gallabi, e destinati all’azienda elettrica del Paese. Il cliente avrebbe fatto testare il prodotto dai tecnici dei laboratori di un’azienda locale, concorrente di quella veneziana. Secondo loro, i trasformatori non rispettavano gli standard necessari. Per sbloccare la situazione, a metà marzo Zennaro è volato in Sudan e lì è stato arrestato una prima volta dalla polizia, su richiesta di Gallabi che l’aveva denunciato per frode. Piantonato dalle forze dell’ordine sudanesi, il veneziano ne è uscito il primo aprile dopo aver convinto il suo accusatore a ritirare le accuse in cambio di un versamento di 400mila euro e un accordo commerciale. L’incubo sembrava concluso. "Invece, arrivato all’aeroporto, è stato nuovamente arrestato, stavolta su denuncia di un soggetto che si fa forza delle strette relazioni con potenti miliziani locali", ha spiegato un parente di Zennaro. Abdallah Ahamed, il fedelissimo del generale Mohamed Hamdan Dagalo, sarebbe parte in causa perché viene considerato il principale finanziatore dell’azienda di distribuzione di Gallabi. "Vuole soltanto spillargli altro denaro", è la convinzione di molti. Si parla di una richiesta di 700mila euro.

Marco Zennaro in carcere: le condizioni

Da lì la detenzione a Khartum,in una cella condivisa con altri trenta prigionieri, in condizioni igienico-sanitarie estreme, a quasi 50 gradi e con un solo bagno condiviso. A rendere ancora più complicato il puzzle c’è stato poi il ritrovamento del corpo del suo accusatore, Gallabi. Sarebbe morto annegato nel Nilo Azzurro, «ucciso per una vendetta dai miliziani» secondo le voci che si rincorrono a Khartum. Per Zennaro si è mobilitata Venezia, con petizioni e mozioni bipartisan, e anche il governo. La viceministra agli Esteri, Marina Sereni, ha chiamato a metà settimana il sottosegretario sudanese agli Esteri per un lungo confronto telefonico incentrato sul caso Zennaro. L’ambasciata in Sudan ha visitato l’imprenditore veneziano 60 volte dalla sua detenzione, sostenendolo con cibo, libri e vestiti.

L’ultimo colpo di scena è stato mercoledì 26 maggio quando è stato firmato l’ordine di scarcerazione. «Dopo aver esaminato i fatti appare chiaro che (…) l’imputato Zennaro non ha utilizzato mezzi fraudolenti (…) Di conseguenza, ho deciso (…) di annullare la causa contro l’imputato, rilasciarlo immediatamente e annullare il divieto di viaggio» è il dettato della sentenza emessa dal giudice sudanese Mubarak Mahmoud Othman. Ma Zennaro non ha avuto nemmeno il tempo di mettere un piede fuori dalla prigione che un secondo ordine, portato a dorso di jeep dalla milizia locale, ha sospeso tutto e ripiombato l’imprenditore veneziano nell’inferno cominciato quasi due mesi fa. Dietro la decisione della magistratura sudanese ci sarebbeil ricorso presentato da Abdallah Ahamed, considerato vicino al clan del feroce generale Mohamed Hamdan Dagalo, protagonista del colpo di Stato del 2009. È lui che sostiene di vantare un debito dal veneziano, perché gli avrebbe fornito una partita di trasformatori (destinata alla Sedec, la società nazionale di energia elettrica) inadeguata. In realtà, Zennaro non ha mai avuto contatti con Ahamed: l’affare era stato condotto esclusivamente con Jallab Company, un’azienda di distribuzione sudanese che faceva capo a Ayman Gallabi, l’uomo annegato nel Nilo Azzurro. «Caduta l’accusa di controversia commerciale, questo si prefigura ormai come un vero e proprio sequestro di persona e noi non possiamo tollerarlo» commenta il deputato del Pd, Nicola Pellicani.

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