Luana D'Orazio, rivelazione choc sulla morte: la macchina era stata manomessa
Sul caso della ragazza morta a Prato, gli investigatori hanno sequestrato due macchinari, quello in cui è morta la 22enne e quello di fronte, per un confronto
Rivelazione choc sulla morte di Luana D'Orazio, la ragazza morta sul lavoro a Prato: la macchina difronte alla quale stava lavorando aveva i sistemi di sicurezza manomessi. A riferirlo sono fonti della procura di Prato, che indaga sulla morte dell’operaia ventiduenne avvenuta lo scorso 3 maggio nell’Orditoria Luana di Montemurlo.
Luana D'Orazio, rivelazione choc sulla morte: la macchina era stata manomessa
Come ha riportato Il Corriere della Sera, gli investigatori, che procedono nell’inchiesta per omicidio colposo contro la titolare della ditta e il manutentore dei macchinari, avevano sequestrato nelle immediatezze dell’incidente due orditoi tessili. Era infatti stato posto sotto sequestro sia quello in cui l’operaia è stata trascinata perdendo la vita, che quello di fronte a lei. Si tratta di un’operazione utile ad eseguire un confronto sui macchinari all’interno della stessa ditta.
Mercoledì 12 maggio il perito nominato dalla procura ha eseguito proprio l’analisi del macchinario gemello, le cui sicurezze "risultavano manipolate". Nei prossimi giorni quindi è attesa una seconda perizia che evidenzierà le condizioni del macchinario che ha ucciso Luana D’Orazio.
Luana D’Orazio morta sul lavoro, storia di una ragazza che voleva solo un "futuro"
Luana D’Orazio, la ragazza morta sul lavoro a Prato, faceva l'operaia per mantenere il suo bimbo, di appena 5 anni. Aveva scelto un lavoro che forse alcuni potrebbero definire umile, ma che lei lo vedeva solo come dovrebbe essere visto: come un lavoro onesto che gli permetteva di mantenersi, mantenere suo figlio e aiutare la sua famiglia. Luana però non rivedrà più suo figlio e la sua famiglia, perché rimasta uccisa in un incidente sul lavoro, pochi giorni dopo il primo maggio, la festa, appunto, dei lavoratori.
Luana aveva scelto di guadagnarsi da vivere in modo giusto e di non dipendere da nessuno. Ma aveva la voglia di vivere e i sogni tipici dei ragazzi e della ragazze della sua età. Questo nonostante si dovesse alzare ogni mattina presto, e nonostante alla fine del mese lo stipendio che riceveva non era granché. Il lavoro era poi un lavoro duro, e il tempo spesso rischia di fermarsi, soprattutto se a guardare l'orologio è una ragazza di vent’anni, che magari scalpita per uscire con le amiche e godersi giustamente la sua età, o per ritornare a casa dal suo bambino.
Luana aveva scelto lo stesso mestiere della nonna, operaia in un’industria tessile, perché aveva un figlio e intendeva mantenerlo lei, senza chiedere aiuto. Tuttavia, a differenza della nonna, Luana era nata nel 1998, quando quel tipo di lavoro ci cembra distante un'epoca dai prodigi della tecnologia. Luana apparteneva infatti a una generazione per cui la parola "operaia" risuona come lontana, appartenente al passato. Ma che passato non è, anzi, ora, con la nuova crisi economica, "operaia" è una parole che prenderà un nuovo significato e che acquisterà un nuovo presente.
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La giovanissima operaia però non ha potuto continuare con la sua vita e con i suoi sogno perché è finita dentro l'ingranaggio dell'orditoio dell'azienda in cui lavorava. Secondo una prima ricostruzione la 22enne sarebbe rimasta impigliata nel rullo del macchinario a cui stava lavorando venendo poi trascinata. Accanto a lei c'era un collega, girato di spalle: quando si è voltato ha visto quello che era successo, ma ha riferito di "non aver udito grida di aiuto".
Nei giorni scorsi, fuori dall'azienda, ci sono molti curiosi, pieni di rabbia, e qualche amico e parente di Luana. Il signor Marchetti, un amico di famiglia, ha raccontato sconvolto alcuni particolari della vita della giovane: "Luana era la figlia di un mio amico, era una ragazza di 22 anni, aveva un bambino di 5 anni, era fidanzata, era una ragazza semplice, per bene, lavorava volentieri e aveva volontà di lavorare. Ha anche un fratello disabile, la situazione in famiglia è un po’ delicata".
E ancora: "L’ho saputo tramite amici perché addirittura si è saputo prima noi che il babbo, i genitori lo hanno saputo quando sono arrivati i carabinieri. Noi invece lo sapevamo da prima, è dura, mi sembra assurdo morire in questo modo con la sicurezza che c’è. Il padre è disperato".
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Sul posto erano subito arrivati i vigili, i carabinieri e i sanitari, ma il pronto intervento non è valso a salvare la giovane vita di Luana. Intervenuti anche i tecnici della Asl Toscana centro: hanno posto sotto sequestro macchinario e circostante area per la verifica dei dispositivi di sicurezza. La magistratura ha disposto l'autopsia. Tra Prato e Pistoia è il secondo infortunio mortale in un'azienda tessile quest'anno: il 2 febbraio Sabri Jaballah, 23 anni, aveva perso la vita schiacciato da una pressa a Montale. Lo ricordano anche i sindacati Cgil, Cisl e Uil di Prato, che stanno organizzando una "forte azione di mobilitazione" per venerdì.
Sulla questione è intervenuto infine il Sindaco di Montemurlo, Simone Calamai: "Covid e pandemia rischiano di farci perdere di vista il problema delle morti sul lavoro". Di "grande senso di ingiustizia, di rabbia e dolore immenso", parla Alessandro Tomasi, sindaco di Pistoia, il cui pensiero "va alla madre e al padre di questa ragazza, al figlio piccolo che lascia e al fratello". Infine, è intervenuto il Presidente della Regione Toscana Eugenio Giani secondo cui "non si può morire sul lavoro a nessuna età". "Morire così non è accettabile", afferma il segretario generale della Uil Pierpaolo Bombardieri. "Un'altra tragedia che ci addolora, ora basta", il commento del segretario generale della Cisl Luigi Sbarra.