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Covid, chiudere 60 milioni di italiani in casa era davvero l'unica soluzione?

Contrastare la pandemia riducendo l'economia italiana ai minimi termini è stata davvero la soluzione giusta? Inadeguatezze e cattiva gestione durante l'emergenza covid

Di Gianluca Ursini

14 Aprile 2021

Covid, chiudere 60 milioni di italiani in casa per più di tredici mesi era davvero l'unica soluzione?

Coronavirus, ristoranti vuoti (LaPresse)

Covid, la gestione della pandemia da parte degli esecutivi ConteII e adesso Draghi. Abbiamo davvero protetto le categorie più deboli?

A 13 mesi dall’inizio del contrasto alla pandemia da Covid Sars-19, nuovi dati prodotti da studi clinici sulla trasmissione del virus, all’aperto oppure al chiuso, dimostrano come dovrebbero avere ragione le centinaia di migliaia di ristoratori italiani che stanno dimostrando in questi giorni per chiedere la riapertura di tutte le attività all’aria aperta. Questi dati – diffusi la scorsa settimana dall’Agenzia incaricata dal ministero della Salute irlandese di monitorare l’evolversi della pandemia nell’Isola– dimostrano come solo un caso su mille di nuovi contagi, si verifichi all’aperto o in luoghi diversi da casa o dalle attività svolte al chiuso (ricovero in ospedale, lavoro in fabbrica o attività sportive); i dati sono ineccepibili: su 232.164 di Covid-19 registrati in Irlanda fino allo scorso 24 marzo, solo 262 derivano da trasmissione all’aperto, pari a quasi uno su mille, cioè lo 0,1 per cento. Dati forniti al quotidiano Irish times dall’HPSC, o Health protection Surveillance center, il centro di Monitoraggio per la Salute pubblica, creato per studiare la pandemia lungo il suo evolversi.

A questo punto, oltre a porgere le doverose scuse per i ristoratori che in questi ultimi giorni hanno protestato ai quattro angoli d’Italia e che sono stati dipinti, nella migliore delle ipotesi, come irresponsabili, o nella peggiore, come pericolosi facinorosi che attaccano i servizi d’ordine come BlackBlok da centro sociale, è doveroso anche fare emergere degli interrogativi sulla gestione della pandemia da parte degli esecutivi ConteII e adesso Draghi, nei 13 mesi di contrasto al Covid. Critiche che non hanno colore politico; contro le decisioni del governatore campano De Luca di chiudere agli assembramenti ogni lungomare della stupenda costa campana, dai Campi Flegrei fino al Cilento, passando per la Costiera Amalfitana, molte voci si sono levate a Napoli da dentro lo stesso PD: in parecchi hanno chiesto a De Luca di fare marcia indietro e lasciare che napoletani, salernitani e casertani possano riunirsi all’aria aperta, pur tuttavia rispettando la distanza sociale e indossando il presidio medico di base: le mascherine che ci accompagnano da oltre un anno, ogni minuto.

In Irlanda, i dati resi pubblici hanno confortato chi si attende che il Governo di Dublino dia il via libera alla ripresa delle attività all’aperto, siano esse di ristorazione, come pure le attività sportive: tanto che la ministra per il Turismo Catherine Martin, ha detto come dal prossimo mese saranno resi disponibili dal Governo ben 17 milioni di euro per i professionisti del settore HoReca che vogliamo ampliare dehors, pedane e ogni tipo di spazio disponibile all’aria aperta per i propri clienti. Sarebbe anche un duro colpo per i detrattori del governo Svedese, che da oltre un anno ha deciso di non imporre quasi mai Chiusure generalizzate, lasciando anche ai propri cittadini il senso di responsabilità di indossare le mascherine solo in presenza di un conclamato pericolo, senza creare allarmismi o climi da dittatura comunista.

Fermo restando come indubbiamente, per chi abbia letto l’acuto pamphlet ‘nel Contagio’ dello scrittore Paolo Giordano, in cui il vincitore dello Strega e dottore in Fisica rifletteva sulla inevitabilità di adottare misure drastiche per ridurre il famigerato tasso R0, cioè la velocità alla quale il virus si diffonde, è giunto oramai il momento di chiedersi se la strategia adottata fino ad ora dai nostri governanti, di chiudere 60 milioni di italiani agli arresti domiciliari per  più di tredici mesi, fosse l’unica possibile risposta al contagio.

Qui nessuno vuole negare come ci siano categorie più esposte al rischio del virus, particolarmente letale per chi é sopra i 70 anni, per chi è immunodepresso, cardiopatico o ha in corso un trattamento oncologico; ma la domanda che è lecito porsi adesso, mentre continuano a morire centinaia di persone ogni giorno è: abbiamo attuato la strategia migliore per proteggere queste persone? L’AntiBuonista per eccellenza, da subito era stato assalito da un dubbio: atteso che ci sono quasi 4 milioni di ultra –ottuagenari, persone sopra gli 80anni, in Italia al 2020, atteso che quasi un altro milione di persone va considerata invalida per cardiopatie croniche o gravi, o immunodepresse per altre patologie, in questo Paese da più di un anno, si sono chiuse in casa 60 milioni di persone, per tutelare i 5 milioni a rischio. Ma andiamo oltre: consideriamo a rischio anche i 2milioni e 750 mila calcolati dall’Istat nel 2019 per la fascia d’età tra i 70 e 79 anni, arriviamo a poco meno di 7 milioni e mezzo di persone. Al momento, con la vaccinazione nel caos organizzativo diffuso, non sembra siano stati sufficienti i sacrifici degli altri 54 milioni di italiani costretti ai domiciliari. Questo mentre in Italia continuiamo a mantenere oltre un milione e 300 mila nuclei familiari con il famigerato Reddito di Cittadinanza, che per ammissione della stessa ANPAL, l’Agenzia creata ad hoc per supportare i Navigator, ha pressoché totalmente fallito nel procacciare un lavoro alternativo al reddito ai suoi stessi assistiti. Quindi la domanda sorge per logica conseguenza: questo milione quasi e mezzo di cittadini, non avrebbe potuto essere destinato a creare un cordone sanitario attorno ai 7 milioni di italiani da tutelare, lasciando gli altri 54 milioni liberi di circolare, contagiarsi e guarire? ( con le immancabili vittime anche in categorie non a rischio, come in qualunque altra epidemia di polmonite o influenza). Tanto più, che le quasi 450 mila divise delle nostre forze dell’ordine, tra Carabinieri, Polizia e finanzieri, per un anno ha dovuto lavorare da Cerberi del lockdown, e rincorrere quei poveri cittadini, né contagiati né asintomatici, che volevano soltanto magari farsi una corsa in riva al mare alle 6 del mattino. E, sempre perché i più anziani e deboli erano da tutelare, che dire dell’esercito di quasi 700mila badanti straniere, enumerate dalla CGIL nel suo studio del 2019,rimaste per un anno a girarsi i pollici, perché non veniva più loro permesso di avvicinarsi ai loro assistiti?

Facciamo un passo indietro, e mettiamo mano a un calcolo facile facile: 400mila e passa divise, dispiegate ai 4 angoli della Penisola a rincorrere chi non rispettava il lockdown, 700 mila badanti rimaste inoperose, e quasi un milione e mezzo di percettori di Reddito di Cittadinanza, rimasti inattivi. Il totale fa quasi due milioni e mezzo di persone: non avrebbero, costoro, venendo stipendiati e alleviando così la situazione economica di altre centinaia di migliaia di persone, potuto creare un cordone sanitario attorno il sopraccitato nucleo di 7 milioni di persone da tutelare? .. senza contare che abbiamo anche un esercito di eroi: gli oltre 300mila infermieri professionisti del Paese, non tutti impegnati in repartiCoVid o di terapia intensiva, e che avrebbero potuto supportare professionalmente gli altri due milioni e passa di ‘badanti Covid’.

Evitando ogni chiusura, salvo forse quella inevitabile del primo mese di lockDown implementato in ogni Paese per il contrasto iniziale alla pandemia, e lasciando così gli altri 54 milioni d’italiani liberi di lavorare, senza ridurre alla fame una intera nazione, e arrivando molto più rapidamente così a quella immunità di gregge, che in piena campagna di vaccinazione, sembra ancora molto di là da venire?

Siete tutti sicuri che la propaganda buonista del ‘’fare un sacrificio per salvare i nostri cari’’, sia stata la migliore opzione? Mentre i nostri cari hanno potuto sì sopravvivere, ma per  testimoniare dalle finestre delle loro prigionie domestiche, la tristezza di una Nazione desertificata, come nemmeno durante i bombardamenti della Guerra mondiale?

Azzerare le attività economiche per tutti, era l’unica alternativa possibile, per il ministro Speranza. E’ la solita solfa di chi vede nella produzione e nel lavoro, un evento patologico di una società; per alcuni, rimanere chiusi in casa senza poter lavorare, è forse stato una condanna peggiore che finire in terapia intensiva a lottare contro il Morbo.

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