Il Museo de’ Medici di Firenze ha ospitato il convegno storico “Dal Granducato alla Repubblica. Cinque secoli di storia e legittimità dell’Ordine di Santo Stefano Papa e Martire”

Un appuntamento di alto profilo scientifico che ha riunito studiosi, esperti e rappresentanti di vari enti, per una riflessione approfondita sulla creazione più rappresentativa di Cosimo I, simbolo cavalleresco toscano per eccellenza

Il Museo de’ Medici di Firenze ha ospitato il convegno storico “Dal Granducato alla Repubblica. Cinque secoli di storia e legittimità dell’Ordine di Santo Stefano Papa e Martire”

Si è svolto sabato 21 marzo 2026, nella prestigiosa sede del Museo de' Medici all’interno dell’ex Monastero di Santa Maria degli Angeli, il convegno dal titolo “Dal Granducato alla Repubblica. Cinque secoli di storia e legittimità dell’Ordine di Santo Stefano Papa e Martire”. Un appuntamento di alto profilo scientifico che ha riunito studiosi, esperti e rappresentanti di vari enti, per una riflessione approfondita sulla creazione più rappresentativa di Cosimo I, simbolo cavalleresco toscano per eccellenza. L’evento è stato organizzato dall’Istituzione dei Cavalieri di Santo Stefano e dal Museo de’ Medici, diretto dal Maestro Samuele Lastrucci con la collaborazione della International Commission for Orders of Chivalry e dell’Accademia di Marina dei Cavalieri di Santo Stefano, e con il patrocinio della Regione Toscana, elemento che ne sottolinea il rilievo non solo accademico, ma anche istituzionale e culturale nel contesto contemporaneo. Particolarmente significativa è stata la presenza dell’Archivio di Stato di Firenze, rappresentato dal vicario del direttore Simone Sartini. È proprio in quelle stanze che sono custoditi, oltre a quelli presenti nell’omonimo fondo presente a Pisa, significativi faldoni senza i quali sarebbe impossibile ricostruire la storia dell’Ordine. Il convegno si è aperto con l’analisi della figura di Cosimo I de’ Medici, la cui visione politica e strategica portò, nel 1561, alla fondazione dell’Ordine di Santo Stefano Papa e Martire. Come evidenziato dal Prof. Marco Gemignani, presidente dell’Accademia di Marina dei Cavalieri di Santo Stefano, tale istituzione non fu soltanto uno strumento militare e marittimo volto al contrasto ottomano nel Mediterraneo, ma anche un raffinato mezzo di consolidamento della sovranità granducale e di costruzione di una élite fedele alla dinastia medicea. In questo contesto si è inserito il tema della continuità dell’Ordine di Santo Stefano, approfondito dal Prof. Marco Geri dell’Università di Pisa, che ha evidenziato come l’Ordine, pur attraversando mutamenti organizzativi e politici, abbia mantenuto una linea ininterrotta di esistenza, adattandosi alle trasformazioni dello Stato toscano senza perdere la propria identità originaria. Il percorso storico delineato nel corso del pomeriggio ha quindi affrontato uno snodo cruciale: la transizione del Granducato dai Medici alla Casa di Lorena nel XVIII secolo. In particolare, l’intervento del Prof. Giovanni Cipriani, noto e apprezzato studioso, ha ricostruito con rigore le dinamiche della successione, dalla fase borbonica fino all’ascesa di Francesco Stefano di Lorena. È emerso come tale passaggio si sia realizzato nel quadro delle grandi trattative europee, senza che venissero riconosciute eventuali pretese dei rami collaterali medicei, sancendo così una continuità statuale pienamente approvata tanto dall’impero quanto dal papato. Di particolare rilievo è stato altresì il contributo del Dott. Pierfelice degli Uberti, presidente dell’ICOC, che ha richiamato la portata della legge 3 marzo 1951, n. 178, norma fondamentale dell’ordinamento repubblicano in materia di onorificenze. Tale disposizione, come noto, consente oggi l’autorizzazione all’uso ai civili e ai militari delle insegne degli ordini dinastici non nazionali di comprovata origine dinastica. A concludere i lavori e sintetizzare quanto emerso è stato l’intervento del Dott. Giorgio Cuneo, presidente vicario dell’Istituzione, che ha affrontato in maniera sistematica il tema della continuità dinastica, del riconoscimento canonico e della tutela giuridica dell’Ordine nell’ordinamento della Repubblica Italiana riservata all’Ordine tutt’oggi concesso dal capo della Casa d’Asburgo Lorena Toscana, quale legittimo depositario della fons honorum. È stato evidenziato come l’Ordine di Santo Stefano, in quanto originariamente istituito quale ordine dinastico e statuale, trovi oggi la propria legittimazione nella continuità della titolarità granducale trasmessa alla dinastia lorenese. In tale quadro, la concessione dell’Ordine da parte dell’attuale Gran Maestro, S.A.I. e R. il principe Sigismondo d’Asburgo-Lorena arciduca d’Austria, capo della casa granducale di Toscana, si inserisce in una linea di successione che, lungi dall’essere meramente simbolica, conserva rilevanza storica e giuridica, risultando tutelato dall’ordinamento italiano. La Repubblica, infatti, pur non riconoscendo ordini cavallereschi diversi da quelli statali, disciplina l’uso di alcuni ordini preunitari, trascurando quelli sabaudi per evidenti ragioni politiche ormai venute meno e, riconoscendone la legittimità storica, ne consente il fregio, previa autorizzazione del competente Ministero. Il convegno ha dunque rappresentato un momento di alto valore scientifico, capace di coniugare rigore storiografico, ricerca, rispetto delle fonti e attualità. La qualità dei relatori e il coinvolgimento di enti di primario rilievo, hanno contribuito a delineare un’iniziativa di grande spessore, destinata a lasciare un segno nella storia dell’Ordine toscano. In un’epoca in cui le fonti sono soggette a manipolazione, è solo attraverso lo studio dei documenti dell’epoca che è possibile comprendere come l’Ordine di Santo Stefano non sia un retaggio del passato, ma qualcosa di vivo, per quanto elitario, radicato nella storia e tutelato, seppur nei limiti del vigente ordinamento, come espressione di una continuità dinastica e culturale attraverso i secoli.