Savoia, la prima uscita pubblica del Principe Umberto di Jugoslavia alle celebrazioni di Hautecombe per il 43 esimo anniversario della scomparsa di Re Umberto II

Intanto c’è attesa per l’asta di Ginevra del 16-17-18 marzo durante la quale i Savoia venderanno le onorificenze – alcune rarissime - dell’ultimo Re d’Italia

Savoia, la prima uscita pubblica del Principe Umberto di Jugoslavia alle celebrazioni di Hautecombe per il 43 esimo anniversario della scomparsa di Re Umberto II

Si sono svolte sabato 14 marzo nell’Abbazia di Hautecombe in Francia, le celebrazioni per il 43 anniversario della dipartita di Re Umberto II di Savoia, morto in esilio a Ginevra il 18 marzo 1983 all’età di 79 anni. A presiedere la messa solenne Emanuele Filiberto di Savoia, circondato da alcune centinaia di cavalieri dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro provenienti da tutta Italia e dall’estero, e da una delegazione dei Carabinieri Reali che indossavano le uniformi d’epoca. La messa è stata l’occasione per la prima uscita “pubblica” del principino Umberto di Jugoslavia, pronipote di Maria Pia di Savoia, la figlia maggiore di Umberto di Savoia che adesso ha 91 anni. Il piccolo Umberto è nato da una relazione tra il Principe Serge di Jugoslavia, figlio di Maria Pia, tutt’ora sposato con la docente universitaria torinese Eleonora Rajneri, e la signora Christiane Galeotti, calligra professionista di origini toscane, residente nel Principato di Monaco da alcuni anni, così come Serge di Jugoslavia ed Emanuele Filiberto. L’erede di Casa Savoia è molto affezionato al piccolo Umberto, e in pratica fa le veci del padre che inizialmente non voleva neppure riconoscerne la paternità. In qualche maniera Umberto di Jugoslavia rappresenta il figlio maschio che Emanuele Filiberto non ha mai avuto, e anche per questo Emanuele Filiberto ha deciso di volerlo integrare a pieno titolo nella famiglia Savoia, anche per il disinteresse del padre, che non si è mai fatto fotografare in pubblico con il figlio. Serge di Jugoslavia, che era molto legato allo zio Vittorio Emanuele di Savoia, è infatti sparito dalla scena pubblica e in molti si chiedono che fine abbia fatto. Intanto c’è molta attesa tra i monarchici e gli appassionati di ordini cavallereschi, per l’asta di Ginevra riguardante 44 lotti, con una stima complessiva compresa tra 400.000 e 600.000 franchi svizzeri, che ripercorrono mezzo secolo di diplomazia, strategia e alleanze del Regno d’Italia con il resto del mondo. Si tratta, nello specifico, delle onorificenze appartenute a Umberto II, messe in vendita dalla casa d'aste ginevrina Piguet Hôtel des Ventes. La maggior parte di queste onorificenze fu assegnata a Umberto II (1904-1983) quando era ancora Principe di Piemonte: simboleggiano i legami dinastici e diplomatici che univano le grandi famiglie regnanti del mondo. Raccontano la storia di un mondo tra due guerre e di una monarchia che accumulò onorificenze internazionali proprio nel momento in cui stava perdendo la sua legittimità in patria. Così commenta Bernard Piguet, direttore della casa d’aste ginevrina: "È rarissimo offrire un insieme così importante e prestigioso all’interno di un’unica asta. Gli ordini cavallereschi più illustri vi sono rappresentati nel loro grado più elevato. Ricevere la fiducia delle più grandi famiglie aristocratiche europee è un immenso privilegio, che comporta anche la responsabilità di vigilare affinché questi oggetti di prestigio proseguano la loro storia presso un nuovo proprietario degno della loro eredità".

E viene da chiedere chi possa essere considerato un degno "erede" per questi che non sono meri oggetti o ornamenti. Essi comprendono: L’Ordine Imperiale di Sant’Andrea Apostolo Primo Chiamato — la massima onorificenza civile e militare della Russia imperiale che fu conferito Principe di Piemonte nel 1910, ad appena sei anni. Quattro ordini imperiali russi, tradizionalmente conferiti ai destinatari dell’Ordine di Sant’Andrea: l’Ordine di Santa Anna, l’Ordine di San Alessandro Nevskij, l’Ordine dell’Aquila Bianca e l’Ordine di San Stanislao. L’Ordine Supremo del Cristo del Vaticano, la più alta onorificenza pontificia, conferito a Umberto nel 1929, in occasione della firma dei Patti Lateranensi, che oggi non viene più conferito. Si tratta di testimonianze storiche dei legami dinastici e diplomatici che univano le grandi famiglie regnanti in Europa e nel mondo all'inizio del secolo passato e del ruolo occupato dal futuro (le decorazioni risalgono ovviamente al periodo antecedente alla breve ascesa al trono) Re d’Italia in un momento chiave della storia politica e religiosa europea. Altra questione è la proprietà dei gioielli della Corona. A differenza di altri beni mobili e immobili appartenuti ai Savoia, infatti, i gioielli non sono mai stati confiscati come sancito dalla tredicesima disposizione finale e transitoria della Costituzione. Per cui ciò darebbe modo – secondo l’avvocato dei Savoia, Sergio Orlandi – di poterli rivendicare. I preziosi, nei giorni successivi al referendum del 2 giugno 1946, furono affidati dal ministro della Real Casa, Falcone Lucifero, su incarico di Umberto II, alla Banca d’Italia. Ma quanto valgono quei gioielli? Pare non esista una valutazione precisa: c’è chi li stimerebbe intorno ai 300 milioni di euro e chi, come Gianni Bulgari, che li visionò negli anni ’70, limita la stima a qualche milione. Un curioso episodio riguardate i gioielli dei Savoia depositati alla Banca d’Italia riguarda un esposto anonimo datato 20 ottobre 1974 - in cui si chiede che siano fatti i necessari controlli, poiché in realtà lo scrigno in cui dovrebbero essere custodite le gioie sabaude sarebbe vuoto. Il governatore della Banca d’Italia, Guido Carli, confermò che il pacco si trovava nei sotterranei, ancora sigillato e che, trattandosi di deposito chiuso, l’istituto bancario doveva limitarsi a custodirlo curando esclusivamente l’integrità materiale esteriore del deposito. Non spettava quindi alla Banca d’Italia aprirlo per controllarne il contenuto, né preoccuparsi della buona manutenzione dei diamanti e delle perle. In seguito alle voci sulla manomissione del plico interverrà, un anno dopo, Re Umberto II. Nel 1976, in sua rappresentanza, il Ministro della Real Casa Falcone Lucifero e l’Avvocato Carlo d’Amelio ebbero l’autorizzazione a revisionarlo nei caveau, constatando che i sigilli erano intatti. Una volta aperto il plico si trovarono tutti e quindici i pezzi e fu possibile stilare un nuovo inventario, sul quale anzi risulteranno alcune gemme in più rispetto al documento precedente firmato dal Luogotenente del Regno Umberto di Savoia il 29 giugno 1944. Di Andrea Cianferoni