"La carne dell'eternità" di Melanie Francesca, il romanzo filosofico sul destino dell'anima in un mondo dominato dalla tecnologia

Uno spirito umano si ritrova a vivere nel corpo di un robot. La macchina, costruita per imitare perfettamente l’essere umano, diventa il luogo paradossale in cui l’anima torna a interrogarsi sulla propria natura

Nella narrativa contemporanea raramente si incontra un libro che abbia il coraggio di porre una domanda metafisica. La letteratura del nostro tempo tende a restringersi al quotidiano, alla cronaca dei sentimenti, alla descrizione psicologica dell’individuo. La carne dell’eternità di Melanie Francesca compie invece un gesto radicale: riporta al centro della narrazione il problema dell’anima. Il romanzo prende avvio da un’intuizione semplice e insieme vertiginosa: uno spirito umano si ritrova a vivere nel corpo di un robot. La macchina, costruita per imitare perfettamente l’essere umano, diventa il luogo paradossale in cui l’anima torna a interrogarsi sulla propria natura.
In questa immagine iniziale è già contenuto il nucleo filosofico dell’opera: la tecnologia non è il trionfo dell’uomo sulla natura, ma il nuovo scenario in cui l’uomo rischia di dimenticare ciò che lo rende umano.

La nostalgia della carne

Il titolo del libro racchiude il tema centrale del romanzo. La carne non è soltanto il corpo biologico, ma il luogo in cui l’esistenza prende forma: il desiderio, la sofferenza, l’amore, la mortalità. In un mondo dominato dalla tecnologia e dall’illusione di un’immortalità artificiale, la carne diventa paradossalmente ciò che ci ricorda la nostra verità più profonda.
Il personaggio di Alicia incarna questa nostalgia della materia. Vampira sospesa tra vita e morte, condannata a nutrirsi dell’energia degli altri per restare fisica, Alicia rappresenta la tragedia di un’esistenza privata della sua pienezza umana. La sua storia introduce nel romanzo una dimensione quasi mitica: l’eterna lotta tra spirito e corpo.

Il significato dell’opera

Il merito principale del libro sta nel suo tentativo di affrontare una questione decisiva del nostro tempo: il rapporto tra l’uomo e le macchine. La narrativa contemporanea ha spesso raccontato la tecnologia come progresso o come minaccia. Francesca introduce una prospettiva diversa: la tecnologia come prova spirituale. La domanda che attraversa il romanzo è semplice e radicale: che cosa accade all’anima quando il corpo diventa sostituibile?

La carne dell’eternità è un libro ambizioso, che non teme di confrontarsi con temi che la letteratura contemporanea tende spesso a evitare. Non è un romanzo costruito secondo le regole tradizionali della narrativa realista. È piuttosto una parabola filosofica sull’uomo del futuro, una riflessione sul destino spirituale dell’umanità nell’epoca delle macchine.
Ed è proprio questa tensione metafisica a rendere l’opera di Melanie Francesca una presenza singolare nel panorama letterario italiano.

Il critico Stefano Zecchi, più rivolto alla parte scritta, insiste sul lato complesso della materia: “È’ un libro complesso, mi hai sorpreso. Da te non mi aspettavo una tale complessità. E proprio perché così complicato bisogna stare attenti. Ma è difficile risolvere un libro così articolato, la trama si intreccia su più piani. Bisogna leggerlo tenendo conto dei disegni che lo spiegano.”
“I giovani lo capiscono bene” sostiene Melanie Rizzoli che da anni segue Melanie come moderatrice. “Melanie è bravissima, ha una scrittura lucida e tagliente, come dice Barbara Alberti. E il pubblico è quello dei giovani e giovanissimi, dovrebbe essere regalato a loro!”
Un libro dunque intricato per una generazione che non è cresciuta tra vampiri e Tim Barton. E infatti dopo la presentazione ufficiale alla libreria Bocca è volata alla sede di RTL102 per parlare proprio a quei giovani a cui si rivolge settimanalmente con gli amici della suite Niccolò, Simone e Francesca Cheyenne.
“Il mio cervello non funziona come un’autostrada come per la maggior parte degli scrittori neurotipici” dice Melanie. “funziona come un albero in cui tutte le sinapsi si accendono contemporaneamente in modo paratattico. C’è chi ragiona con un metodo deduttivo che mette in fila le cose con la logica razionale della causa effetto, ma io percepisco mondi in modo più intuitivo. Quindi il mio scrivere è atmosferico, a tinte forti e simboliche, come un film simile a twinlight o Sabrina di della serie Netfix. Ci sono vampiri e diavoli, ma anche potenti storie d’amore.”

Un romanzo filosofico

Il tratto più interessante dell’opera è il suo carattere dichiaratamente filosofico. Melanie Francesca non nasconde la volontà di intervenire direttamente nella narrazione con riflessioni sulla società contemporanea, sulla tecnologia e sulla crisi spirituale dell’Occidente. In un romanzo tradizionale questi interventi potrebbero apparire insoliti; qui diventano invece la struttura stessa del libro.

Letteratura e arte

Un elemento che rende l’opera particolarmente originale è l’inserimento dei disegni dell’autrice all’interno del testo. Le immagini non sono semplici illustrazioni, ma veri e propri frammenti di immaginazione visiva che dialogano con la narrazione. Il libro diventa così qualcosa di più di un romanzo: un’opera d’arte complessa, in cui parola e immagine partecipano alla costruzione dello stesso universo simbolico.
Questa scelta conferma la natura profondamente artistica del progetto: La carne dell’eternità non vuole limitarsi a raccontare una storia, ma creare un immaginario. A questo proposito l’editore Carlo Motta ha dichiarato: “La scrittura di Melanie è imprescindibile dai disegni. E’ come se il suo linguaggio diventasse forma visiva e viceversa. Non si puù capire la complessità di Melanie senza le sue opere. Vi ricordo infatti che Melanie è un artista e sta facendo un percorso artistico importante. Lei si definisce unìartista che scrive non una scrittrice che disegna. E questo mi pare essenziale.”

Di Ivan Rota