PERSONE ANORMALI - Episodio 46 - Silenzio, ragazzi: papà ci vuole dire qualche cosa! Beh... anche questo capodanno... se lo semo levato dalle palle!

E così era passato anche questo Capodanno. Eh già.
Lui era un tipo elegante, ed era andato ad una festa elegante. Un avito castello di provincia piemontese di un nobiluomo d'età, ma certamente ancora assai giovanile, attorniato da gente simpatica, di generazioni varie. Gradevoli compagnie previste, ed in effetti quivi giunte. Invitati provenienti da varie zone non solo limitrofe, ma anche da fuori, dal prestigioso estero, alcuni da oltremanica e un paio persino oltreoceano. Belle portate di ricchi antipasti, primi diversi ed eccellenti, carni miste, pani butirrosi e formaggetti variopinti. Dolci assortiti, ancora rigonfi panettoni e pandori ovviamente, torroni paesani, duri e morbidi. Prosecchi à la mode in quantità, vini rossi decisamente di pregio, piemontesi e francesi, Champagne Billecart-Salmon, Drappier e forse anche qualche bottiglia di Clos des Goisses Philipponat, per il brindisone di mezzanotte. Signore e signorine in abiti da sera multiformi; le signorine maggiormente scollate e svestite, soprattutto le giovanissime, tutte e dico tutte praticamente splendide e supersexy, le signore assai più sobrie. I gentiluomini quasi tutti in dinner jacket o smoking che dir si voglia, qualcuno bello, qualcuno meno, qualcuno in semplice abito blu o grigio, ma quasi tutti con cravatte serie. I più sciccosi con splendiderrimi tagli di sarto, beati loro, nei giustissimi slim fit. Deo gratias: i cafonissimi pochi, quasi zero; giusto qualche semi-imbucato last minute a traino di qualcun altro. Lui lo smoking lo aveva ereditato dal papà, quasi giusto di taglia, fatto giusto accorciare un po' di fondo per suo gusto più attuale; un sarto di paese, ma esperto. Si prevedeva per Lui una serata senza bere troppo, poiché doveva riportare a casa in macchina a Mondovì le cugine Anastasia e Alessandra, la zia Eleonora e lo zio Filippo, per giunta con la BMW dello zio Filippo. Lo zio Filippo ci aveva costí diversi amici presenti, e quindi perdincibacco voleva bere liberamente, in culo alla repressione della Polizia Stradale! Ergo si era affidato alla guida del nipote anche un po' malvolentieri, visto che la BMW era seminuova, costosa e full optional.

D'altro canto Bertrando, pur con poco Champagne iniziale, s'era già a inizio serata avviato a trascurare gli zii e le cugine, per meglio andare a caccia di gente divertente da tirare in mezzo a non si sa cosa, ma la idea era quella lì, di spassarsela vedendo gente nuova. Certamente, se ci fosse stata qui LEI, la Gisella, avrebbero tirato su un casino che metà ne basta, ma tant'è, LEI era a Madrid, con le amiche, come preannunciato quel giorno prima, al bar.

Lei alla fine, senza ben neanche sapere proprio perché, ci era andata veramente. Non che se lo fosse inventato come scusa o che non lo sapesse; le sue amiche le avevano veramente chiesto di venire, ma Lei veramente neanche aveva risposto, se non con un generico "vediamo, ci penso" totalmente lontano dalla sua idea, quasi scontata in realtà, di passarlo con Lui, il capodanno.

Ma Lui aveva stranamente insistito: "vai con le tue amiche; è una bella vacanza ed è tanto che non ne fai con loro, vi divertirete, noi possiamo vederci sempre, cioè, anche le tue amiche le puoi vedere sempre, ma questa occasione di una bella gita scolastica di capodanno non capita poi granché spesso, no? Ovviamente mi fa piacere stare con te a capodanno, ma è solo una serata e qualche giorno attaccato, in fondo. E io non posso non andare alla festa del conte di T. poiché mi ha invitato lui personalmente, lo conosco da molti anni e sarebbe molto scortese. Naturalmente tu sei invitata allo stesso tempo e quindi puoi scegliere quale festa preferisci, Madrid o le brume del Monferrato... Bien entendu, qualsiasi cosa tu scelga io ne sarò felicissimo e lì sarò, quando verrai o tornerai..."

Ecco, proprio questo "qualsiasi cosa sarò felicissimo", questo sotteso a parificare la sua presenza o la sua assenza in egual capacità di "essere felicissimo" la aveva talmente smontata, pur non volendo per forza vederci del disinteresse o persino del dolo eventuale, tanto da indurla a pensare che forse qualche piccolo giorno di pausa tra loro poteva essere una buona idea. Anche se di solito, pensò subito nel contempo Lei, anche solo il lontano concetto di "pausa" tra due persone fortemente attratte l'una dall'altro, o ad ancora meglio dire che si amano... beh, sì, configura sovente e neanche tanto velatamente un assioma prodromico di drammi inestimabili; di grippaggi del motore amoroso, di nere nuvole sovrastanti, di perdite d'olio e di tenuta di strada, di rotture persino, temporanee e talvolta definitive. Ma anche solo il pensarci a una roba del genere le metteva addosso un senso di angoscia altrettanto darkside, gastroenteritico ed altrettanto inestimabile.
Pure, era partita, all'ultimo minuto, con le amiche per Madrid, e pure sapendo benissimo che si sarebbe portata dietro una coltre di fumo nero orbitante sul cervello. Ma ormai era fatta; non si sa come, non era riuscita ad opporsi a questa cosa stupida. Per colpa sua in primis: perché le era uscita quella STUPIDAGGINE di Madrid in quel baretto in piazza a Mondovì? Ma perché? Per stanchezza del giorno prima, per una sciocca stizza di averlo visto a braccetto come fidanzatini con una ragazza bellissima e altrettanto sofisticata, anche se era la cugina, per un assurdo quanto inutile test per vedere come avrebbe reagito ad una boutade del genere, per una infantile ripicca di tutto questo insieme? Ora si sentiva in colpa, ma al contempo lo pensava anche un po' colpevole LUI, di non essersi arrabbiato, di non essersi opposto, di non averle pienamente detto un chiaro e cristallino "non diciamo cazzate, il capodanno lo passiamo insieme e basta, discorso chiuso" e poi addirittura in seguito quel "felicissimo di qualsiasi cosa". Eh, no, eccchecccazzo.

E ora Lei è lì, nei quartieri di movida a Madrid (quasi un presagio, il nome di quel bar di Mondovì), per locali notturni con le GIRLS, tra margaritas e tapas di tortillas, molluschi, gamberi e frittelle in una vorticosa atmosfera di festa autorinnovante, brillanterrima, spagnola, internazionale, pure a temperatura di gradevole anticipo di post-inverno. Tutto molto piacevole. E Lui nel castello monferrino, al freddo e al gelo, a scaldarsi coi vini del Nebbiolo. Le manca mortalmente. Ma vaffanculo.

Anche a Lui manca, la Gisella. E beve un po' troppo, fin da subito, nonostante la consegna alla limitazione. Ma ha un piano. Bere subito e poi mangiarci sopra, dopo, per allungare il brodo. Ma sa che è un piano claudicante. Per distrarsi adocchia ed aggancia con mossa debonair una tipella piccoletta e coi capelli castani, rotondissima, all'opposto di Gisella, proprio. Ha degli occhionissimi azzurroni e delle guanciotte adorabili; non parla granché, ma ride moltissimo alle sue battute, qualunque siano. Fa l'università a Pavia, una facoltà umanistica. È vestita bene, con semplicità; una gonnina nera e una giacca rossa sopra un top sempre rosso che fa intravedere gran tette, e ha delle belle scarpette lucidine col tacco senza esagerare. Lo sguardo non è dei più svegli, ma è gentile e accorato, e il complesso generale è abbastanza irresistibile, soprattutto con quella giacca rossa aperta sul davanzale. Ancora prima di rifletterci sopra, tra le spire flautate degli champagnini mischiati ai vin rossi, Lui si pone il problema se ci dovesse stare, se la cosa sarebbe turpe moralmente oppure no. Cosa direbbe Gisella e cosa non direbbe. Lo perdonerebbe, per una sciocchezzuola mondana, oppure sarebbe un macigno su di loro, addirittura? Mentre parla con la ragazza in rosso Lui attiva la lavastoviglie della riflessione di fondo, e di colpo ha come un timore sordo che questa bella occhiona azzurrona, tettona e giovinona, non solo ceda alle sue lusinghe, ma ceda non solo per la semplice serata di capodanno. Anche solo un LIMONAGE sotto i fuochi d'artificio, e il crimine sarebbe compiuto, impunito o no che fosse. Ma è davvero un crimine? E se fosse soltanto una sciarada scherzosa? Lo è mai? Un semplice flirt, un divertissement, ovvero un crimine sostanziale, una cosa da player sgamato ma senza importanza, o una gaffe. Grave o lieve. Nessuno è mai arrivato a capirlo. Neanche Lui, soprattutto con già qualche bicchiere di champagne di troppo. Nessuno lo sa. Nessuno lo ha mai saputo. Nessuno ci capisce mai niente. La ragazza sembra molto ben disposta. E se Lui la baciasse poi dovrebbe pure piantarla in asso e sparire per telefonare a Gisella, perché gli auguri di capodanno tra persone che si amano si fanno subito, ancor prima di quelli alla mamma e al papà. Non si riesce mai a capire come vivere, in questo mondo e in quell'altro. Ma in quell'altro chissà, nel frattempo la morale in questo mondo esiste eccome, per le persone dabbene. Ma la morale si applica allo champagne e alle tette intraviste da sotto un top e una giacca rossa? Davvero? Lui dice alla ragazza: "hai il bicchiere vuoto, aspetta qui che vado a rubare una bottiglia". E tenta la fuga verso i tavoli imbanditi.

Di Lapo Mazza Fontana