Il 28 gennaio a Sant’Angelo Lodigiano posata la pietra d'inciampo per Enrico Paolini, militare che si è opposto al regime nazi-fascista
All'evento hanno partecipato le autorità cittadine, con il vicesindaco Eleonora Boneschi, la nipote Veronica Pandini, Luca Santi presidente dell’ANEI di Lodi, la preside della scuola Pardini, la delegazione della Guardia di Finanza e il parroco don Enzo Raimondi
Nel giorno della memoria, il 28 gennaio 2026 ore 15:30, a Sant’Angelo Lodigiano, è stata posata una pieta d’inciampo per “Errico Paolini”.
Era un uomo giusto.
Era stato internato da militare e deportato nel lager nazista. Era un militare della guardia di finanza.
Aveva rifiutato di aderire alla repubblica sociale italiana e di collaborare con il regime nazi-fascista.
Morì nel lager Foellkrug il 17 agosto 1944.
La proposta di questo evento arriva dalla nipote Veronica Pandini e dagli ex internati di Lodi.
C’è stata la presentazione di Enrico Paolini nella sede dell’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci, con la lettura di alcune lettere mandate dal campo di concentramento.
Poi, è stata collocata la pieta d’inciampo in viale Partigiani 12.
Sono stati presenti all’evento: le autorità cittadine, con il vicesindaco Eleonora Boneschi, la nipote Veronica Pandini, Luca Santi presidente dell’ANEI di Lodi, la preside della scuola Pardini, la delegazione della Guardia di Finanza e il parroco don Enzo Raimondi.
Un momento profondo, carico di emozioni, di ricordi della memoria e della tragedia della seconda guerra mondiale. Ricordi di crudeltà, dittatura, razzismo, negazione di qualsiasi diritto, uccisioni, terrore: situazione vissuta da Errico Paolini.
La memoria, anche dolorosa, serve per nutrire e dare un senso al nostro albero della vita.
La pace è il più grande dono che Dio offre all’umanità.
Siamo noi, purtroppo, che non riconosciamo il valore della pace.
Ci rinchiudiamo nei nostri egoismi privi di amore e di misericordia.
Errico Pandini ci dona una grande lezione di giustizia e pace.
San Francesco, uomo libero, sarebbe stato felice di questo evento della memoria.
Lui, giullare di Dio, aveva creduto in un mondo armonioso. Lui, frate minore, dette la prova che l’uomo può vivere in simbiosi con tutti gli uomini.
E credette in una fraternità universale: in un grande immenso abbraccio.
La preghiera attribuita a San Francesco ci parla: “Signore fa di noi degli strumenti della tua pace…”.
Grazie al giusto “Errico Paolini” che ricorderemo oltre la giornata della memoria.