Al Festival di Auspicia ho capito che esistere non basta, bisogna vivere: mi piace l'idea di un cosmo interconnesso, dove tutto risuona con tutto
Il cuore filosofico del festival era il tempo, anzi, "i" tempi. I Greci ne distinguevano tre: Chronos, il tempo lineare che misuriamo con gli orologi, Kairos, l'attimo fuggente, che passa e non torna, Aion, il tempo circolare dell'eterno ritorno, delle stagioni. Poi c'è il tempo del corpo: i cicli circadiani che scorrono dentro di noi. Infine il tempo della mente, che si dilata quando siamo annoiati, si contrae quando siamo felici
Tra le stelle di Parma, una scettica con qualche dubbio. Al festival Auspicia ho scoperto che, per stare meglio, non serve credere agli oroscopi: basta ascoltare
Confesso subito, a scanso di equivoci, che dell'astrologia so quel poco che mi hanno insegnato due care amiche, di quelle che ti telefonano per dirti "non firmare nulla, Mercurio è retrogrado". Le ascolto con affetto, annuisco, e poi firmo comunque. Eppure, mi sono ritrovata, in questo gelido fine settimana di gennaio, tra le sale del festival Auspicia a Parma. Stand di tarocchi, rune, riflessologia facciale. Odore di incenso. Pubblico folto, prevalentemente femminile. E ne sono uscita, se non convertita, quantomeno arricchita di qualche riflessione che mi permetto di condividere.
Perché il guaio di noi razionaliste impenitenti è che tendiamo a gettare via il bambino con l'acqua sporca. Liquidiamo come ciarlataneria tutto ciò che non passa al vaglio del metodo scientifico, dimenticando che l'umanità è sopravvissuta per millenni prima di Galileo, e che qualcosa di sensato deve pur averlo imparato.
Nel pomeriggio di sabato, mi sono imbattuta nella presentazione del libro di Paola Giovetti su Carl Gustav Jung, definito – con formula che avrebbe fatto inorridire i suoi colleghi accademici – "il grande sciamano". L'autrice, legata da profonda amicizia con Aniela Jaffé, analista e stretta collaboratrice di Jung, ha potuto attingere a documenti e lettere inediti. Ne emerge uno Jung a tutto tondo, con le sue incursioni nel mistero: parapsicologia, alchimia, astrologia. Non da ingenuo, ma da esploratore convinto che esistesse qualcosa oltre il misurabile.
Porto a casa una frase di Jung: "Giunto alla fine della mia vita, che cosa mi ritrovo tra le mani?", "Se solo rimpianti per ciò che non è stato", diceva, "sarà ben poca cosa". Esistere non basta, bisogna vivere.
Uscita dalla sala, mi sono infilata in un'altra conferenza. Questa non parlava affatto di stelle o di arcani. Parlava di microrganismi, quei batteri, funghi e virus che abitano dentro di noi, su di noi, attorno a noi.
C'è un libro della biologa Alanna Collen, "10% Umani", che racconta una verità che la scienza sta solo ora svelando: la colonia di microbi che ospitiamo influenza il nostro peso, il sistema immunitario, la salute mentale, persino la scelta del partner. Questi microrganismi vivono in equilibrio con noi, formando sulle nostre superfici una barriera protettiva contro gli agenti patogeni. Quando questo equilibrio si rompe – la disbiosi – ci ammaliamo. Quando funziona – l'eubiosi – stiamo bene.
Il messaggio è semplice: non siamo padroni assoluti del nostro corpo, ma conviviamo con miliardi di alleati invisibili. E questi alleati vanno rispettati, nutriti, protetti, non sterminati al primo raffreddore.
Ma il cuore filosofico del festival era il tempo. Non "il" tempo, a dire il vero, ma "i" tempi. Già i Greci ne distinguevano almeno tre.
C'è il Chronos, il tempo lineare che misuriamo con gli orologi, quello che ci fa invecchiare e che scandisce le nostre giornate. C'è il Kairos, l'attimo fuggente, il momento giusto che bisogna saper cogliere, quello che passa e non torna. E c'è l'Aion, il tempo circolare dell'eterno ritorno, quello delle stagioni che si ripetono, dell'anno platonico che ogni ventiseimila anni riporta le stelle nella stessa posizione.
Ma non è finita. Perché oltre al tempo del cosmo, c'è il tempo del corpo. Il fegato si risveglia tra l'una e le tre di notte, i polmoni raggiungono il picco tra le tre e le cinque del mattino, mentre nel pomeriggio riducono l'intensità. Ogni organo ha la sua tabella di marcia, di notte come di giorno. Sono i cicli circadiani, un'altra temporalità ancora, che scorre dentro di noi indifferente agli orologi.
E poi c'è il tempo della mente, quello che si dilata quando siamo annoiati e si contrae quando siamo felici, quello che vola se siamo assorti e si trascina se soffriamo. Un tempo legato all'attenzione, alle emozioni, all'esperienza soggettiva di ciascuno.
Ho guardato l'orologio. Segnava le undici e quaranta. Ma quello è solo Chronos, il più ovvio dei tempi.
Poi il viaggio per Milano, e il tempo di tirare le somme. Non sono certa che le stelle influenzino i nostri destini nel modo in cui lo intendono certi astrologi, ma ammetto che l'idea di un cosmo interconnesso – dove tutto risuona con tutto – mi piace. Ho scoperto che Saturno contro – che tutti temono come la grandine d'agosto – forse non è una sfiga ma un'occasione. E che l'umanità ha accumulato nei millenni un patrimonio di saggezza che non si può liquidare con una scrollata di spalle.
Il festival di Parma tornerà l'anno prossimo. Forse ci tornerò anch'io, da scettica illuminata, con le orecchie ben aperte e il tema natale in borsa. Non si sa mai.
Di Rossella Fumagalli
A Parma, la 7ª edizione dell'Auspicia Festival mette in dialogo il mondo olistico con l'attualità con ospite Simon and the Stars
A Parma si è tenuta la 7ª edizione dell'Auspicia Festival all'Hotel Parma e Congressi, che mette in dialogo astrologia e mondo olistico con l'attualità. L'Auspicia Festival ha offerto un weekend di confronto multidisciplinare: astrologia, tarocchi e olistico dialogano con filosofia, attualità e pensieri contemporanei, con l'ospite Simon and the Stars, tra i divulgatori astrologici più riconosciuti.