In pochi mesi, il comune di Dorno, 4.600 abitanti nel cuore della Lomellina, è diventato il simbolo del conflitto – reale o presunto – tra due priorità nazionali: la produzione agricola e la transizione energetica
Il caso, sollevato anche da un’interrogazione parlamentare del senatore Gian Marco Centinaio (Lega), ha riacceso il dibattito: è sostenibile convertire superfici agricole in impianti a terra, pur in nome della transizione verde?
Dorno, il fotovoltaico nelle risaie divide. Christopher Aleo (iSwiss): “Con l’agrivoltaico si può conciliare energia e agricoltura”
Risaie e pannelli solari. In pochi mesi, il comune di Dorno, 4.600 abitanti nel cuore della Lomellina, è diventato il simbolo del conflitto – reale o presunto – tra due priorità nazionali: la produzione agricola e la transizione energetica. Sul tavolo dell’amministrazione è arrivata la proposta di un impianto fotovoltaico da 170.000 pannelli, distribuiti su oltre 215 ettari di suolo agricolo, in gran parte coltivato a riso. Se tutti i progetti in valutazione venissero autorizzati, ha avvertito il sindaco Francesco Perotti, il 20% del territorio agricolo comunale verrebbe convertito in energia, superando per estensione il suolo urbanizzato di Dorno.
Il caso, sollevato anche da un’interrogazione parlamentare del senatore Gian Marco Centinaio (Lega), ha riacceso il dibattito: è sostenibile convertire superfici agricole in impianti a terra, pur in nome della transizione verde? È corretto che l’agricoltura debba cedere il passo al fotovoltaico, attirato dagli alti incentivi pubblici e da rendimenti immobiliari più vantaggiosi delle colture tradizionali?
Secondo Confagricoltura Pavia, affittare un terreno per un impianto fotovoltaico può garantire fino a due volte i ricavi rispetto alla produzione agricola. Ma non tutti sono convinti che sia una direzione lungimirante. «Temiamo una dinamica fuori controllo, un effetto Far West» ha commentato il direttore Alberto Lasagna, preoccupato che l’incentivazione massiccia a impianti industriali porti gli agricoltori a cedere terreno e autonomia, salvo poi ritrovarsi in difficoltà nel lungo periodo.
La posizione di Christopher Aleo
A intervenire nel dibattito è anche Christopher Aleo, presidente dello iSwiss Hedge Fund, un fondo d’investimento con sede a New York, attivo nel finanziamento di progetti di energia rinnovabile. Aleo, già premiato nel 2025 alla Sustainability Week come figura di riferimento nel settore, propone un’alternativa: integrare energia e agricoltura, senza contrapporle. «Comprendo le perplessità espresse dal sindaco di Dorno – dichiara Aleo – ma non possiamo trascurare un tema strategico: l’autonomia energetica del Paese. L’Italia, come l’Europa, non può permettersi di restare dipendente da approvvigionamenti energetici esterni. È una vulnerabilità troppo profonda».
Per evitare che la transizione verde penalizzi il settore primario, Aleo propone di puntare su progetti agrivoltaici: impianti in cui la produzione agricola e quella energetica coesistono nello stesso spazio, grazie a moduli sopraelevati, distanziati o progettati in modo da non impedire l’attività agricola. «Si tratta di soluzioni già ampiamente testate – spiega – che permettono di mantenere il suolo fertile e coltivabile, offrendo agli agricoltori una fonte stabile di reddito complementare».
Un’operazione finanziaria su scala nazionale
Aleo non si limita a una proposta teorica. Il suo fondo ha avviato una cartolarizzazione dedicata al settore agrivoltaico, da 1 gigawatt di potenza complessiva, sostenuta da flussi di cassa stimati in 4 miliardi di euro su 20 anni, garantiti dai contratti di ritiro dell’energia incentivata con il Gestore dei Servizi Energetici (GSE). L’operazione – che coinvolge anche la piattaforma di pagamento iSwiss Pay – sarà strutturata attraverso la Borsa di Londra, dove verranno collocati strumenti finanziari sostenuti dai flussi futuri.
«Abbiamo già raccolto adesioni per circa 1 gigawatt – precisa Aleo – ma puntiamo ad ampliare il perimetro operativo attraverso ulteriori veicoli finanziari, con l’obiettivo di raggiungere almeno 5 gigawatt complessivi entro il 2029». I fondi raccolti verranno destinati al finanziamento di progetti agrivoltaici in Italia, con particolare attenzione alle aree agricole più esposte. L’intento è costruire una piattaforma snella e operativa in grado di aggregare agricoltori, consorzi e associazioni di categoria, trasformando le esigenze territoriali in iniziative concrete. Il tutto in sinergia con i bandi già previsti dal PNRR per impianti agroenergetici innovativi.
Un equilibrio possibile?
Secondo Aleo, la questione non può più essere impostata come un bivio tra pane o energia, ma va affrontata in chiave complementare. «Abbiamo le competenze e gli strumenti per evitare che la transizione energetica diventi una nuova forma di pressione sul comparto agricolo. Il fotovoltaico può diventare una risorsa per le aziende agricole, non un’alternativa alla loro esistenza», afferma.
Lo stesso sindaco Perotti, pur contrario ai grandi impianti a terra, ha auspicato che sia lo Stato a stabilire limiti chiari sull’uso del suolo, distinguendo tra impianti agricoli veri e propri e speculazioni travestite da agrivoltaico. In questo contesto, la proposta di Aleo punta a offrire una cornice tecnica e finanziaria regolata, per evitare lo sviluppo incontrollato temuto dagli agricoltori, garantendo nel contempo una crescita compatibile del fotovoltaico.
Energia e agricoltura, sostiene Aleo, non devono essere in competizione. Con le giuste regole, possono sostenersi a vicenda.