Viaggiare piano è il nuovo lusso: per i giovani conta il percorso, non solo l’arrivo

Dallo “souljourn” al “puddling”, lo slow travel si afferma come modello dominante: sette trend che guideranno il turismo nel 2026

Per le nuove generazioni il viaggio non è più un semplice mezzo per raggiungere una destinazione, ma un’esperienza da vivere in ogni sua fase. Secondo recenti studi internazionali, sette giovani su dieci attribuiscono al percorso lo stesso valore della meta finale, dimostrando una crescente attenzione verso esperienze autentiche, consapevoli e capaci di lasciare un segno.

Millennial e Gen Z scelgono sempre più spesso di investire il proprio budget in momenti significativi, rinunciando a comfort superflui o allo shopping, pur di arricchire il viaggio di emozioni e connessioni reali. Da qui nasce il concetto di meaningful travel, che trova la sua espressione più concreta nello slow-mo travel: un modo di esplorare che invita a rallentare, restare più a lungo nei luoghi e ascoltarne il ritmo. Una tendenza che, come osservano gli operatori del settore, sta favorendo la riscoperta delle città secondarie e delle mete meno affollate, anche in Italia.

Il turismo contemporaneo cambia così linguaggio e priorità: non si cercano più solo panorami iconici, ma storie da attraversare e vivere. A confermarlo sono anche i social, dove l’esplorazione diventa sinonimo di crescita personale e ricerca di significato. In questo scenario emergono sette micro-tendenze destinate a segnare il 2026.

Si va dal souljourn, una pausa rigenerante per “resettare” mente ed energie, al puddling, che privilegia luoghi raccolti e a contatto con la natura. Cresce l’interesse per gli hushed hobbies, attività silenziose come il birdwatching o la pesca, e per lo star bathing, la contemplazione del cielo notturno come pratica di benessere. Il cowboycore rilegge il mito del West in chiave lenta e autentica, mentre la blue e beige therapy valorizza il potere rigenerante dell’acqua e dei paesaggi essenziali. Infine, i grand gatherings riportano al centro la dimensione sociale del viaggio, trasformando il tempo condiviso nel vero lusso.

Il messaggio è chiaro: il futuro del turismo passa dalla lentezza, dall’ascolto dei luoghi e dal desiderio di esperienze che parlano alla mente e alle emozioni. Nel 2026, più che arrivare, conterà davvero come si viaggia.