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Le incisioni rupestri in Val Camonica e "un ancestrale contatto umano con forme di vita extraterrestri", ecco le raffigurazioni sulle rocce camune che alimentano le teorie

Se alcuni pensano che le rocce camune parlino di un ancestrale contatto umano con forme di vita “extraterrestri”, gli studiosi invitano, invero, alla prudenza, asserendo che si trattano, comunque, di preziose testimonianze rituali e simboliche

19 Dicembre 2025

Le incisioni rupestri in Val Camonica e "un ancestrale contatto umano con forme di vita extraterrestri", ecco le raffigurazioni sulle rocce camune che alimentano le teorie

Incisioni Val camonica (Luca Giarelli, CC BY-SA 3.0 <https://creativecommons.org/licenses/by-sa/3.0>, via Wikimedia Commons)

Val Camonica, Foppe di Nadro: le incisioni rupestri che si trovano in questo luogo (sito UNESCO) – risalenti a diverse migliaia di anni fa – continuano ad attrarre non solo studiosi e appassionati di archeologia, ma anche un pubblico affascinato dall’idea che esse possano custodire, in realtà, le tracce di un passato “non umano”. È qui, infatti, nel più grande complesso di arte rupestre d’Europa, che prende piede una delle interpretazioni più avvincenti – ma anche tra le più discusse – della paleo-archeologia alternativa: quella in accordo alla quale le rocce camune parlerebbero di un ancestrale contatto umano con forme di vita extraterrestri. Tra le incisioni che più hanno alimentato una simile interpretazione da parte dei sostenitori della teoria degli antichi astronauti è bene menzionare, in modo particolare, alcune figure antropomorfe considerate “anomale” dagli stessi. Sulla Roccia 24 (R24), ad esempio, è impossibile non notare un personaggio umanoide che, sito sotto l’incisione della nota rosa camuna, sembrerebbe impugnare due oggetti di forma insolita. La sua testa, resa come un grande disco o casco, mostra, inoltre, dei segmenti che alcuni vedono come filamenti o antenne “comunicanti”. Più celebri, poi, sono i due esseri antropomorfi raffigurati sulla Roccia 1 (R1) nell’area di Zurla, che recano lo stesso casco e i medesimi strumenti dell’umanoide della R24. Queste figure, note con la definizione di “astronauti”, ormai topos ricorrente nei forum ufologici, rappresenterebbero – sempre in accordo a simili interpretazioni – creature venute dall’alto che, fraintese dalle popolazioni dell’epoca come potenti divinità, avrebbero apportato interventi di ingegneria genetica alla nostra specie (con quegli stessi strumenti “tecnologici” che recano in mano nelle incisioni). Se, tuttavia, gli studiosi invitano alla prudenza, asserendo che si tratta comunque di testimonianze rituali e simboliche, i sostenitori della teoria degli antichi astronauti non hanno dubbi: vedono in tali incisioni indizi di una storia dell’umanità più complessa, ad oggi nascosta o fraintesa. Al momento, invero, l’unico dato certo è che, a distanza di migliaia d’anni, quei graffiti continuano a parlarci – e ognuno, davanti alla roccia, vi scorge il proprio frammento di un racconto sicuramente più ampio e complesso.

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